Fuga di mezzanotte: il caso Mario Cerciello Rega

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Cambiano il cielo, non l’animo, coloro che attraversano il mare“. Questa massima di Orazio, presente nelle Epistole, viene sapientemente citata in aula al processo per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega.

La prendiamo molto alla larga e alla lontana. Quando, in tempi ormai sbiaditi, ma fermi nella memoria, varcammo per la prima volte i confini USA, molto prima del fatidico 11/9, fummo sottoposti a controlli, con apertura di valigie, metal detector – guai se suonava – e sguardi corruschi di poliziotti e doganieri. Non che tremassimo di paura – dopotutto erano i nostri alleati no? – ma era impossibile rilassarsi se non, finalmente, fuori dalla porta a vetri dell’aeroporto: dove, peraltro, iniziava un’altra odissea, il mare aperto della minacciosa vita americana. Ovviamente le cose peggiorarono dopo il 2001: nei primi anni non ci si portava neanche un girocollo da bancarella, per timore facesse suonare tutti gli allarmi come un’orchestra. Le telecamere occhieggiavano da ogni dove. Anche l’Europa s’era aggiornata, e con essa l’Italia.

Ma la stiva degli aeromobili oggi è più sacra di allora se il diciannovenne californiano di San Francisco, Finnegan Lee Elder,  ha potuto passare la sua e la nostra frontiera, o quella di eventuali altri aeroporti di scalo, con appresso un lungo pugnale, nel luglio 2019. Il biondo e un po’ torvo giovanotto si era aggregato all’amico coetaneo, ex compagno di scuola, di padre italiano, Gabriel Natale Hjorth, che ha parenti nel nostro paese. Dopo la “vacanza romana” erano previsti altri vagabondaggi, forse a caso, o con minimi programmi, nel vecchio continente.

Le biografie dei due sono riportate sommariamente: liceali non brillanti, provenienti da facoltose famiglie che nulla negavano loro, se la spassavano allegramente con le carte di credito dei babbi, forse Ethan Finnegan più generoso ancora di Fabrizio Natale. Mentre il ragazzo Natale risultava poco attivo sui social, Elder vi compariva con pistole e coltelli.

E’ notte del giorno nascente, 26 luglio 2019. L’estate impazza a Trastevere e la coppia di sodali vuole godersi la dolce vita, ovviamente comprensiva dei nuovi spassi millennial, in primis la cocaina. Gabriel parla perfettamente l’italiano e si aggira tra la folla, chiedendo lumi su qualche buon spacciatore; gli indicano Mario Brugiatelli, intermediario dei pusher, ecosostenibile  – gira in bicicletta – che gli fa segno di seguirlo, mentre Finnegan attende accanto allo zaino di Mario, lasciato su una panchina (perché, non si è capito). Quattro carabinieri in borghese della stazione Farnese li notano e mandano una foto al carabiniere Andrea Varriale, a titolo informativo e di eventuale supporto.

Gabriel ritorna a mani vuote: racconta all’amico di aver dato 80 euro al mediatore, ma di non aver ricevuto in cambio la sostanza, solo inutile polverina bianca. Irritati, i ragazzi decidono di requisire lo zaino, un po’ per dispetto, ma soprattutto per ricattare il ciclista truffatore. Infatti, una volta in albergo, l’italoamericano chiama Brugiatelli: i truffati chiedono la restituzione della somma sborsata, più un grammo di coca, in cambio del maltolto.

Brugiatelli non se ne sta. Chiama il 112 e lamenta il furto in piazza Gioacchino Belli, si lagna perché dentro ha lasciato i documenti: l’operatore del centralino non sembra convinto di quella bislacca esposizione, ma consiglia di presentare denunzia per tentata estorsione.

Il carabiniere Varriale quella notte è in giro per un servizio in borghese con il collega, amico e corregionale vice brigadiere Mario Cerciello Rega, trentacinquenne di Somma Vesuviana, fresco sposo, come lui in servizio alla stazione di Farnese. Entrambi sono senz’arma perché, dirà Varriale, quel tipo di operazione implica velocità e mimetizzazione e la pistola d’ordinanza non le consente; per sembrare due sfaccendati che gironzolano erano vestiti in modo estremamente informale, con gli abiti leggeri che la stagione comportava; si portano da Brugiatelli che fa una sceneggiata, protestando di essere un sant’uomo, uno sportivo, non capisce la richiesta di droga; ascoltano la telefonata tra lui e gli “estorsori”.

Quando vengono avvisati del fatto, e che bisogna cercare due “polletti”, cioè i soliti stranieri che si fanno fregare in centro storico ( una volta erano le false monete antiche, ora è tutto aggiornato) i due pattuglianti sotto copertura non sembrano preoccupati. Se li acciuffano, e magari beccano lo spaccio, bene, altrimenti pazienza: non è la cosa più grave del mondo, una truffetta ( in gergo, “cavallo di ritorno”) tra teste calde. Però Brugiatelli inizialmente aveva male indicato: la restituzione dello zainetto dovrà avvenire non in piazza Gioacchino Belli, ma nell’omonima via, nel quartiere Prati; inoltre, a detta di Varriale, l’unica preoccupazione dell’uomo era dirsi estraneo al mondo della droga, senza mai descrivere i ragazzi che lo avevano abbordato. Le difese affermano il contrario. L’equivoco nasce dall’abilità del Brugiatelli nel non dire la stessa cosa al 112 e a Cerciello e Varriale, quando li incontra. Finnegan e Natale non demordono mai, spiano gli andirivieni sott’occhio delle telecamere stradali, vogliono a tutti i costi la coca e i soldi indietro, malloppo più interessi.

Infine gli americanini vengono beccati a camminare in Prati, dove si trova il loro hotel, Le Mériden.  Varriale, unico testimone rimasto a nome del collega, assicura che, lasciato Brugiatelli nell’auto di servizio, andarono loro incontro attraversando perpendicolarmente la strada ( via Pietro Cossa) sulle strisce, con fare franco e tranquillo; esiste una videoripresa, ma così sfocata da non permettere certezze e la difesa contesta.

I carabinieri si qualificano estraendo le rispettive placche, ma Elder va in panico. Alla fine Gabriel sfugge alla morsa di Varriale, che si è distratto sentendo Mario chiedere aiuto con voce sempre più flebile. Cerciello perde copiosamente sangue e non ce la farà: è stato attinto da undici fendenti. Elder, nel frattempo, se la dà a gambe, raggiunge Gabriel in albergo e nasconde l’arma bianca, trenta centimetri, nel controsoffitto.

Fin qui abbiamo esposto i fatti dal punto di vista di Varriale e considerato la versione che passa per definitiva. Del processo abbiamo le riprese, grazie a “Un giorno in pretura”, di cui ci fidiamo, ma che taglia e monta i pezzi a discrezione. Dunque, ci manca la voce di Brugiatelli. Sappiamo che è deceduto nell’ottobre 2021; a verbale raccontò che gli avevano promesso la restituzione dello zaino, ma è ovvio che i carabinieri non potevano dichiarare le intenzioni a venire: molto dipendeva da cosa si fossero trovati davanti, poiché il racconto di Brugiatelli suonava stonato, chiaramente aveva nascosto qualcosa.

Le difese insistono sugli eventi precedenti all’incontro tra i militi e gli americani. Altri carabinieri avevano intercettato dei pusher del giro di Brugiatelli, tra essi tale Italo Pompei, ma li avevano lasciati andare; attraverso il complesso esame di messaggistica si insinua che Pompei fosse un informatore da tutelare, e che le conversazioni tra i vari militi evidenzino un buco logico a conferma della tesi, e lo scarso supporto fornito ai due colleghi in borghese (tradotto: li hanno lasciati soli).

Nelle udienze quasi finisce sotto accusa Varriale. Egli ammette che loro due avrebbero dovuto dare comunicazione in centrale dei loro movimenti, ma avevano deciso di operare senza formalità, convinti di aver a che fare con un paio di turisti inoffensivi, o di utenti di spaccio che avrebbero negato senza reagire. Non chiedere rinforzi ha minato la loro sicurezza, ma nulla toglie alle intenzioni bellicose dei due americani. Più strano appare il fatto che Cerciello, capo pattuglia, avesse il cellulare spento nel marsupio, forse per non destare sospetti ricevendo chiamate di servizio.

Le difese non risparmiano un lieve sarcasmo di stampo barzellettistico: i militari prima parlavano di un biondo e un bruno, poi li fecero diventare di aspetto maghrebino, iniziando a definirli “marocchini”. Varriale dirà a processo che, incappucciati com’erano, al buio e nell’agitazione, si era confuso.

In aula vediamo Finnegan, fiero e ripulito, leggere una dichiarazione in inglese di questo tenore: non ci hanno mostrato i distintivi, avevano un atteggiamento protervo, li abbiamo scambiati per delinquenti; stupidamente mi ero portato il pugnale per difesa, perché avevo paura. Natale, ovviamente, conferma sostanzialmente le parole di Elder: ma sappiamo, perché il povero Cerciello aveva registrato la loro conversazione, che Brugiatelli aveva promesso di presentarsi da solo.

Non meno colpevole l’accusa considera Gabriel: lui cercò lo spacciatore, lui ebbe l’idea dell’estorsione, anche perché padrone della lingua. Inoltre le riprese in hotel dei ragazzi, che entrano ed escono baldanzosamente,   mostrerebbero un rigonfiamento in una tasca di Elder, ritenuto inequivocabile: l’italoamericano doveva ben sapere che l’amico si era portato dietro quella micidiale arma di uso militare e aveva messo in conto si potesse usare.

Ma non è tutto. Leah, madre di Finnegan, pur contrita, rivendica la condizione patologica del figliolo: vittima di incidenti e drammi familiari, gli avevano foraggiato la vacanza sperando rappresentasse un momento di svago risanatore. Arrivano poi, di rinforzo, perizie sul giovane, di uno psichiatra americano, per iscritto, e del collega italiano, sulle motivazioni cliniche del comportamento di Finnegan: praticamente uno psicopatico tossicodipendente fuori controllo. Una sua affermazione è particolarmente inquietante:” se avessi saputo che era un poliziotto, non lo avrei fatto”. Se fosse stato un civile, invece? Elder usciva pronto ad accoltellare chiunque?

L’anatomopatologo della difesa contesta addirittura che le ferite su Cerciello siano costali, definendole dorsali, a presunta riprova del fatto che Rega si era slanciato sopra Elder e questi si sia difeso colpendolo alla schiena. Di fatto esse sono concentrate sui fianchi. E’ impensabile che, quantomeno alla prima ferita, il poveretto non abbia comunicato di essere carabiniere.

Vengono poi rimproverate a molti colleghi, dopo l’arresto, affermazioni via whatsapp trasudanti odio e desiderio di rivalsa selvaggia nei confronti dei colpevoli; e la diffusione della foto di Natale ammanettato e bendato ( chi lo fece verrà poi condannato e gravemente deplorato per “torture”).

Naturalmente il fatto si riseppe negli States; partirono le geremiadi degli scandalizzati media di oltreoceano per la brutalità delle forze dell’ordine italiane, e qui…non c’è alcuno, immaginiamo, tra di noi, che non abbia pensato la stessa cosa: parlate proprio voi. Se avessero ucciso un poliziotto americano, che sarebbe successo?

L’avvocato Coppi, principe del foro qui nel ruolo di parte civile, ha cercato di sgombrare il campo: che importa quello che è accaduto prima dello scontro mortale? E che interesse avrebbero avuto Cerciello e Varriale  ad assumere un atteggiamento aggressivo, da disarmati?

Giusto. Tuttavia gli accadimenti preliminari mostrano, forse, lo affermiamo sommessamente, un languore operativo come da “estate romana”: se si riesce nell’obiettivo, benissimo, altrimenti facciamo di meglio e di più importante.

E chi può dire cosa si possa pensare nel momento in cui si va incontro a sconosciuti che potrebbero comportarsi in qualunque modo? Certamente i giovani turisti hanno mostrato di non temere il rischio: forse erano più spaventati i carabinieri.

In primo grado venne comminato l’ergastolo per entrambi gli imputati. La pena finale è risultata di quindici anni per Elder; dieci anni, undici mesi e cinque giorni per Gabriel, da tempo ai domiciliari in casa della nonna a Fregene, con braccialetto elettronico. Sarebbe andata così all’inverso, negli USA? Dove, ricordiamo, anche acquistare droga è reato, a differenza che in Italia.

Certo è che gli occhioni azzurri di Mario Cerciello Rega e le lacrime della giovane vedova non si dimenticano.

Carmen Gueye

Carmen Gueye
Carmen Gueye
Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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