Milano – Nella giornata di oggi, 21 agosto 2025, è stato eseguito lo sfratto dello Storico Centro Sociale Milanese Leoncavallo.
Comunemente chiamato “leonka” era stato per 50 anni il centro sociale più famoso d’Italia. Le sue origini risalgono alla metà esatta degli anni ’70. Dopo 133 rinvii, questa volta lo sfratto è diventato esecutivo. All’insaputa del Sindaco di Milano Beppe Sala che non era a conoscenza dell’operazione. Per i costi pregressi relativi agli ultimi 31 anni di occupazione abusiva sono stati richiesti circa 3 milioni di euro.
Il 19 ottobre 1975 era stata una data importante per la sinistra extraparlamentare, ma da quel momento ad oggi si sono succeduti molti Governi e molti fatti!
Lotta Continua e Avanguardia Operaia non esistono più. La questione delle grandi fabbriche e la questione operaia erano all’ordine del giorno per le grandi urgenze famigliari e del proletariato. Fausto e Iaio furono i due giovani simbolo del Leoncavallo per la loro forte lotta antifascista. Lo sono tutt’ora per tutti gli studenti.
Seguirono molte altre vicende, che attraversarono l’occupazione in un centro sociale di riforma culturale.
La questione dell’okkupazione
Il primo sgombero fu ordinato dal Sindaco di Milano, socialista. Nel 1994 vi fu una riemersione della questione dell’Ottobre Rosso e il Leoncavallo visse una nuova fortuna, specialmente per quanto riguarda la questione studentesca. Divenne un importante punto di riferimento a fine secolo per tutti gli altri centri sociali italiani. Non fu mai rettificata la parte amministrativa, in quanto senza dubbio l’occupazione era abusiva, visto che anche lo stabile di via Watteau era stato reclamato.
Con il senno di poi, siamo certamente in un’era completamente diversa. Un conto furono le battaglie sociali per i diritti degli operai, un conto potevano essere le alternative per il recupero degli stabili in stato di abbandono, che erano tipiche degli anni ’80/’90. Tuttavia, ad oggi, quando il percorso delle città italiane è quello di evitare lo spreco di aree urbane e si punta al totale recupero delle aree di disagio, è evidente che questo progetto non è più attuale.
Non si neghino tutte le imprese con successo che sono state create proprio grazie alle occasioni di raduno di giovani, studenti e operai. Il centro sociale si è impegnato per tantissimo tempo per dare empowerment a persone senza diritti civili. Donne, operai che non avevano il diploma della scuola dell’obbligo, uguaglianza sociale. Tuttavia va anche detto che le criticità erano lampanti, per primo la questione droghe leggere.
Divenne negli anni ’90 un luogo di aggregazione artistica, particolarmente pittorica e musicale.
La natura del centro sociale, il collante principale, fu l’antifascismo. Probabilmente l’unico obiettivo che accomunò tutti i gruppi che lo occuparono. I centri sociali italiani, ufficiali o ufficiosi, sono moltissimi, ma questo ha un forte valore simbolico. Molto probabilmente questo sgombero potrebbe far rinascere lo spirito di contestazione al Governo in carica.
Il problema del terrorismo
E’ altamente probabile che le questioni in atto, per prima l’occupazione di Gaza da parte dell’esercito di Israele, nonché la guerra in Ucraina, con l’appoggio armato da parte dell’Europa, siano due motivi più che validi, per i Governi attuali, per rimuovere qualsiasi luogo che potesse farsi centro di creazione di ideologie antigovernative armate. Non è buon segno. Ci avviciniamo a un conflitto internazionale?
Nel mese di settembre prossimo sarebbe dovuto eseguirsi lo sfratto, a prescindere dalla questione Palestinese e Ucraina. Effettivamente in questi giorni viviamo sentimenti di grandissima paura, i governi non stanno andando nella stessa direzione che il popolo chiede. Queste sono ore che non lasciano stare tranquilli. L’occupazione abusiva di uno stabile, dove si fanno attività che hanno una ricaduta sociale internazionale, senza controllo, è senza dubbio una questione scomoda, che andava chiusa.
In questi minuti sono in corso manifestazioni per la difesa di questo SPA, Spazio Pubblico Autogestito, ma gli spazi pubblici disponibili per farne sede di discussione politica, studentesca, giovanile, cittadina, sono ormai innumerevoli. Obiettivamente ci si chiede, al netto del fascino del luogo in abbandono post industriale: che cosa se ne ricava a occupare illegalmente uno stabile?
Rimane tuttavia una questione: i graffiti del Leoncavallo dal 2006 sono stati inseriti nel catalogo delle opere contemporanee, grazie alla decisione di Vittorio Sgarbi, che lo ha nominato come “La Cappella Sistina del Contemporaneo”. L’affitto che il centro sociale avrebbe dovuto pagare sarebbe stato di oltre 70.000 euro al mese e questa cifra non poteva essere raggiunta.
Martina Cecco
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