Niente più Temu per tanti europei, niente più auto elettriche e nemmeno fast fashion. Queste in sintesi le richieste fatte da Trump: ovvero dazi sulla Cina e nei fatti niente più di tutto ciò che viene spesso accusato di inquinare il mondo, ma che noi europei deleghiamo alla Cina per sentirci a posto con la coscienza e salvare un pianeta che resta comunque lo stesso.
Così Donald Trump propone un ulteriore salto nel paradosso: non è lui a voler tassare l’Europa, ma pretende che l’Europa stessa imponga dazi al 100% su India e Cina, così da fare pressione su Mosca.
Ma davvero l’Europa è disposta a tutto questo? È facile schierarsi a parole; molto meno farlo davvero. Immaginiamoci i giovani che protestano per il clima senza la loro maglietta made in China, quelle arrivate con la spedizione low-cost, o gli automobilisti che speravano in batterie “verdi” prodotte con materie prime importate da lontano. Rinunceranno a questi simboli del “green” di facciata pur di supportare una politica commerciale tanto aggressiva? Difficile crederlo.
Lo stesso discorso vale per i pannelli solari, per le batterie delle auto elettriche e per ogni prodotto che oggi in Europa è “verde” solo se realizzato altrove, spesso al centro di accuse per condizioni ambientali e sociali discutibili. Se si aggiungono dazi al 100% su India e Cina, molte filiere rischiano di saltare e i consumatori di pagarne il prezzo: bollette più care, merci più costose, minore disponibilità.
E mentre i polacchi – in una corsa che ricorda da vicino la vigilia del 1914 – schierano carri armati al confine con la Russia, Trump pragmaticamente invita a calmare i bollenti spiriti. Ormai inutile farlo con Varsavia o con i Paesi baltici, pronti a tutto: il messaggio agli altri europei è che se vogliono la guerra, la guerra deve essere anche economica. Perché non si combatte solo con i carri armati: si combatte anche con i mercati, con l’energia, con gli scambi.
E qui sta il punto: Trump, piaccia o non piaccia, nel suo ragionamento ha ragione. Se l’Europa vuole davvero mostrarsi coerente e inflessibile, deve accettare che la guerra non si combatte soltanto sul fronte militare, ma anche su quello commerciale. È inutile sbandierare virtù ambientali e al tempo stesso continuare a riempirsi di prodotti low-cost provenienti da Pechino o Nuova Delhi.
In questo scenario, l’unica speranza resta che l’Europa mantenga un briciolo di pragmatismo: capire se davvero convenga alzare i costi così tanto pur di dimostrare virtù morale. Perché se è vero che la Russia ha le sue responsabilità, è altrettanto vero che l’Europa rischia – ostentando durezza – di auto-infliggersi danni ancora prima che Mosca risponda.
Alla fine, la domanda non cambia, cambia solo il contesto: preferiremo davvero rinunciare a Temu, auto elettriche “verdi” e fast fashion pur di applicare dazi del 100% su India e Cina per combattere la Russia, o conviene tenerci almeno parte di quello che abbiamo… e anche la pace economica?

