“La destra, in maniera alternata ma comunque con ruoli importanti, anche quando è stata all’opposizione, è al governo dal 1994 e quindi anche al governo della cultura. Ha disposto di strumenti straordinari: pensiamo alle reti televisive di Berlusconi, ma anche in RAI ci sono state figure di spicco che in questi anni hanno fatto carriere straordinarie anche quando la destra non era al governo, come Sangiuliano, Mauro Mazza, eccetera. Hanno avuto direzioni strategiche all’interno della RAI e chi aveva qualità è emerso a prescindere. Buttafuoco non solo è sempre stato interno alla cultura di destra, ma ha anche sempre rivendicato alcune posizioni intransigenti; eppure la sua carriera, che ha avuto questo coronamento alla Biennale, è stata una carriera di tutto rispetto. Che l’MSI, cioè il partito storico da cui deriva Fratelli d’Italia, sia stato escluso dalle spartizioni, se non in maniera del tutto marginale, è un dato storico, ma c’è anche stato un disinteressamento. C’era un disinteresse totale rispetto a queste questioni”.
A dichiararlo è stato Umberto Croppi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
Proseguendo nel suo intervento, il Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, ha evidenziato: “L’egemonia è un termine introdotto nell’analisi politica da Gramsci, che spiegava ai suoi come, prima di acquisire il potere politico, bisognasse stabilire un’egemonia culturale, cioè entrare nelle coscienze della gente, orientare le mentalità. Il Partito Comunista prima e i suoi eredi poi hanno perso proprio sul terreno dell’egemonia, perché l’egemonia culturale in Italia l’hanno fatta prima le riviste dedicate alle famiglie, l’ha fatta Alberto Sordi, poi l’hanno fatta le trasmissioni di Berlusconi per quarant’anni. La sinistra non è riuscita a consolidare una propria presenza culturale in senso lato, in senso popolare, ed è poi stata sconfitta dal punto di vista elettorale. Fratelli d’Italia, non solo nella cultura, ha voluto affidare i ruoli di responsabilità a persone assolutamente organiche. È legittimo in politica che ciascuno faccia le sue strategie. Si sono circondati di pretoriani più o meno adeguati ai ruoli assegnati, però su cui si poteva fare conto in maniera assoluta”.
Infine, concludendo il suo intervento, Umberto Croppi ha aggiunto: “Al governo qualcosa, alla fine, è sfuggita di mano, e i casi di questi giorni lo dimostrano. Da un lato Buttafuoco, con le prese di posizione che ha assunto; dall’altro Giuli, con l’episodio di sabato scorso, che si è cercato di camuffare con la questione dei mancati finanziamenti dal documentario Regeni. La verità è che a un certo punto anche Giuli, che ha una sua fisionomia culturale, ha voluto mandare un segnale a chi lo aveva scelto. Giuli parlava a nome del governo già dalla prima uscita in conferenza stampa, che fece a freddo senza avvertire Buttafuoco. Lui disse che non lo faceva a titolo personale. Il presidente della Biennale non è nominato dal ministro, è eletto con voto del Consiglio dei ministri, quindi, sia pure senza obbligo di mandato, risponde direttamente al governo. Giuli si è fatto strumento di un’indicazione che gli veniva evidentemente dal governo e poi infatti è stato sconfitto. Se il vicepresidente del Consiglio va a Venezia non solo a visitare il padiglione russo, ma va in conferenza stampa a benedire Buttafuoco, è una sconfessione dell’operato del governo”.
