Crisi demografica, ECR: Europa riparta dalla famiglia

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La crisi demografica europea non è fatta soltanto di numeri. Dietro il calo delle nascite ci sono salari, case, servizi, certamente. Ma c’è anche qualcosa di meno misurabile: il modo in cui una società guarda alla famiglia, ai figli, al matrimonio, alla maternità e alla paternità.

È questa la linea emersa a Vilnius durante la seconda sessione degli ECR Group Study Days, dedicata al declino demografico e alle sue conseguenze sociali, culturali ed economiche. Il confronto, moderato da Vincentas Vobolevičius della ISM University of Management and Economics, ha riunito l’eurodeputato lituano Aurelijus Veryga, l’ex premier polacca Beata Szydło, la ministra lituana della Giustizia Rita Tamašunienė e l’eurodeputato italiano Paolo Inselvini.

Per Inselvini, la questione demografica deve diventare una priorità strategica per l’Europa. L’eurodeputato italiano ha messo in guardia dall’idea che la migrazione possa sostituire una vera politica familiare. “La famiglia deve essere protetta perché è il legame tra il nostro passato e il nostro futuro. L’Europa non può risolvere la sua crisi demografica semplicemente attraverso una migrazione incontrollata”, ha dichiarato.

Secondo Inselvini, i flussi migratori devono restare “limitati, ordinati e compatibili con l’integrazione culturale europea”, mentre il rinnovamento demografico dovrebbe passare prima di tutto da un sostegno più forte alle famiglie europee. “La nostra vera rivoluzione è la normalità della vita familiare, non la confusione ideologica sull’identità e sul genere”, ha aggiunto.

Sulla stessa linea Beata Szydło, che ha legato il futuro demografico europeo alla capacità della politica di difendere la famiglia come pilastro della società. “La risposta al collasso demografico non sono gli esperimenti ideologici o la migrazione di massa. La risposta è ricreare le condizioni perché gli europei tornino ad avere fiducia nel matrimonio, nei figli e nella costruzione di vite stabili nel lungo periodo”, ha affermato l’ex premier polacca.

Per Szydło, le famiglie forti “non sono soltanto una questione privata”, ma rappresentano “il fondamento della stabilità sociale, della resilienza economica e della continuità culturale in Europa”.

Il dibattito ha toccato anche le cause più profonde del fenomeno. Vobolevičius ha osservato che la crisi non può essere spiegata solo con l’economia o con l’urbanizzazione, perché riflette cambiamenti più ampi nelle abitudini collettive, soprattutto dopo il Covid.

Rita Tamašunienė ha richiamato la necessità di un cambiamento culturale e legislativo, sostenendo che gli aiuti economici da soli non bastano se i figli vengono raccontati come un peso. Veryga ha insistito sullo stesso punto: gli incentivi contano, ma non bastano se i giovani non vengono incoraggiati a guardare positivamente alla genitorialità.

La sessione si è chiusa allargando il confronto a casa, educazione, welfare e mercato del lavoro.

Redazione
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La Redazione di Secolo Trentino è il team editoriale del quotidiano online indipendente fondato nel 2013. Copriamo ogni giorno le notizie di cronaca, politica, economia e cultura dal Trentino e dall'Italia. Direttrice Responsabile: Martina Cecco.

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