La ricerca medica compie un passo avanti importante contro una malattia rara e poco conosciuta: l’immunoglobulina G4-correlata (IgG4-RD). Per la prima volta, l’EMA – l’Agenzia Europea per i Medicinali – ha raccomandato l’approvazione di un trattamento specifico: Uplizna (inebilizumab).
La IgG4-RD è una patologia autoimmune rara, cronica e spesso difficile da riconoscere. Colpisce soprattutto persone tra i 40 e i 60 anni, causando infiammazioni e cicatrizzazioni in diversi organi, dal pancreas ai reni, dalle ghiandole salivari al cuore. Se non trattata, può portare a danni irreversibili e a una qualità di vita compromessa.
Fino a oggi non esisteva alcuna terapia autorizzata in Europa: i pazienti si affidavano ai corticosteroidi, con benefici non sempre duraturi e con effetti collaterali spesso pesanti (osteoporosi, ipertensione, indebolimento del sistema immunitario).
Lo studio clinico di fase 3, riporta l’ufficio stampa dell’EMA, che ha portato a questa decisione ha coinvolto 135 pazienti adulti. I risultati parlano chiaro: tra chi ha ricevuto Uplizna, solo 7 hanno avuto ricadute, contro i 40 del gruppo placebo.
Inoltre, quasi il 60% dei pazienti trattati ha raggiunto una remissione completa senza cortisone dopo 52 settimane, contro appena il 22% del gruppo di controllo.
La raccomandazione del comitato scientifico dell’EMA (CHMP) non è ancora la fine del percorso, ma un passaggio decisivo. Spetta ora alla Commissione Europea confermare l’estensione dell’indicazione terapeutica, e successivamente ai singoli Stati membri decidere su prezzo e rimborsabilità.
Se confermato, Uplizna diventerebbe il primo farmaco approvato nell’Unione Europea per la IgG4-RD, una speranza concreta per centinaia di pazienti che oggi vivono tra terapie di compromesso e timori di ricadute.


