sabato, Febbraio 7, 2026
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Sciopero per Gaza, l’Italia si ferma: solidarietà senza confini

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Un Paese intero che si ferma per Gaza. Lo sciopero generale di oggi ha visto cortei, presidi e manifestazioni in oltre 75 città italiane, da Milano a Roma e Napoli, trasformando le piazze in un grande coro contro la guerra e in favore della pace. Non soltanto sindacati e albi professionali: anche associazioni come AMSI, UMEM, Co-mai, Uniti per Unire e AISC News Internazionale hanno deciso di aderire, definendo la giornata «un momento di solidarietà mondiale senza confini».

Tra le voci più ascoltate c’è quella del professor Foad Aodi, medico fisiatra, docente all’Università di Tor Vergata e direttore dell’AISC – Agenzia Britannica Internazionale Informazione Senza Confini. Aodi ringrazia «la popolazione italiana che ha dimostrato sensibilità e vicinanza», ricordando che «mentre milioni di studenti nel mondo entrano in classe, a Gaza i bambini cercano un pezzo di pane e una tenda per dormire». L’appello è netto: «Salviamo i bambini, i professionisti della sanità e i giornalisti che garantiscono la verità. Garantiamo scuola e vita per tutti. No all’antisemitismo, no all’islamofobia, no a ogni forma di discriminazione religiosa e razziale».

I numeri diffusi dalle associazioni parlano da soli: dal 7 ottobre 2023 a oggi 65.283 morti e 166.575 feriti a Gaza. Solo nelle ultime 24 ore sono state uccise 75 persone e ferite 304. A questi si aggiungono almeno 440 morti per fame, di cui 147 bambini, e oltre 550.000 palestinesi evacuati. «Non possiamo ridurre tutto a statistiche di guerra – commenta Aodi – qui c’è un popolo intero che chiede vita, salute, istruzione. Chiediamo corridoi sanitari, aiuti concreti, protezione dei civili. Non bastano le parole di circostanza».

L’immagine che in queste ore rimbalza sulle agenzie è quella di un bambino scalzo tra le macerie, con la sorellina aggrappata al collo. Uno scatto che diventa simbolo: «Amore e disperazione insieme – spiega Aodi –. Questo bambino, che dovrebbe giocare e studiare, porta invece sulle spalle il peso della sopravvivenza. È l’infanzia interrotta di Gaza, costretta a farsi adulta troppo presto».

Da anni le associazioni promotrici chiedono «no alle guerre, no all’invio di armi, sì ai corridoi sanitari». Oggi il messaggio si amplifica in piazza: fermare il massacro, aprire vie di pace, salvare i civili. «La solidarietà italiana – ribadiscono – deve essere ponte di pace, non complice di chi alimenta guerre e sofferenze».

Non è solo una mobilitazione italiana. Per AMSI, UMEM, Co-mai, AISC News e Uniti per Unire, l’adesione allo sciopero rappresenta una voce che parla al mondo intero, ricordando che 152 Paesi hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina. «Ogni bambino morto o costretto a fuggire – conclude Aodi – è una sconfitta per tutta l’umanità».

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