Trento e Bologna, lezioni interrotte nello sciopero pro Gaza: la posizione di Azione Universitaria

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Nel giorno dello sciopero nazionale a sostegno della causa palestinese, alcune lezioni si sono fermate o non si sono tenute. È quanto segnalano in due note distinte i rappresentanti di Azione Universitaria di Trento e di Bologna, che chiedono di tutelare il diritto allo studio durante le mobilitazioni.

Da Trento, Azione Universitaria premette di aderire «ai principi di libertà di pensiero ed espressione» e ribadisce che l’ateneo deve restare «un luogo di confronto e dibattito — anche acceso». Il discrimine, si legge nel comunicato, è che tutto avvenga «nel rispetto delle regole democratiche», con modalità «inclusive e non coercitive». Qui la critica: interrompere le lezioni o impedirne il regolare svolgimento «non può essere considerato una forma legittima di protesta», perché «non si può parlare di diritti se si calpestano quelli altrui». Il messaggio è netto: il diritto allo studio non va messo in secondo piano «in nome di alcuna battaglia ideologica, per quanto sentita».

A Bologna, la nota racconta ingressi presidiati, aule chiuse con scotch e picchetti, corsi interrotti e disagi soprattutto per gli studenti pendolari «che hanno fatto chilometri e chilometri» per poi non poter seguire. Secondo AU Bologna, «non è stato un gesto di protesta, ma un’imposizione delle idee di una minoranza su una comunità che chiede soltanto di studiare». Da qui la richiesta di provvedimenti immediati verso chi ha ostacolato la didattica e la proposta — avanzata dalla stessa sigla — di un “daspo studentesco” per «espellere dai corsi di laurea» chi, pur iscritto, metta in atto condotte che bloccano l’accesso alle aule. Si tratta, sottolinea il comunicato, di una proposta politica: ogni valutazione spetta agli organi accademici.

Il punto comune delle due note è chiaro: diritto di manifestare e diritto allo studio devono convivere. La solidarietà a una causa internazionale, sostengono i rappresentanti, non può tradursi nella sospensione della didattica. «L’università è e deve restare un luogo di formazione, non di sopraffazione», scrive AU Bologna; per AU Trento, la libertà si esercita «senza escludere» chi è in ateneo per seguire le lezioni.

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