Vasco Rossi, il finto ribelle

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Una giorno ( o sera?) di tanti anni fa, era forse il 1979, guardando la televisione distrattamente (eravamo più aficionados della radio, a parte i film), vedemmo Walter Chiari, con la sua aria svagata e affettuosa, presentare un cantautore che si stava affacciando alla ribalta, tale Vasco Rossi: un bel figliolo con gli occhioni azzurri, che attaccò a cantare “Albachiara”.

La canzone ovviamente ci colpì, era gradevole, anche se non ci prendemmo alcuna cotta né per lui, né per il brano. Riportammo la sensazione di un ragazzo perfino un po’ timido, come avranno a confermarci persone delle sue parti, che incidentalmente avevano avuto modo di incontrarlo prima della fama, quando faceva il disk jockey in una delle radio libere che allora imperversavano, Punto Radio, dove conobbe il giovanissimo Massimo Riva.

L’Emilia – Romagna è terra di cantanti, cantori e canterini. Forse si tratta di regioni diverse, gli stessi abitanti ci tengono a differenziarsi, ma la grande Bologna unisce, e tutto è rimasto com’era, senza separazioni traumatiche.  Si diceva che quando al viandante non si offre più acqua, ma vino, ha inizio la Romagna.

Per noi forestieri forse emerge una differenza appena percettibile, tra il più asciutto dialetto emiliano e il più grasso romagnolo, ma infine si tratta di popoli affini, esuberanti, estroversi, gaudenti, insomma simpatici.

Si tratti di folk, pop, lirica, da quelle zone sono arrivate tante ugole d’oro, a partire da quella che era considerata la reginetta della musica leggera, Adionilla Pizzi, detta Nilla (nomi curiosi sono un’altra caratteristica dei luoghi). Di Sant’Agata bolognese, prosperosa, mascella forte tipica delle sue compaesane, Nilla spopolò per anni al neonato festival di Sanremo; quando il suo genere declinò, nei cuori fu sostituita da Gianni Morandi, di Monghidoro (BO); se si preferiva la balera, ti attendevano i Casadei, gente della riviera; più su, dal ravennate (Faenza), è arrivata Laura Pausini; più giù, Sassuolo, nel modenese, ci ha regalato Caterina Caselli e Nek; se si era cultori del bel canto, da Modena città era sbocciato Luciano Pavarotti. Scansata dall’ambiente “In”, ma per anni sulla cresta, fu Orietta Berti da Cavriago, paesino nella pianura reggiana. Di zona era anche Iva Zanicchi; dal ferrarese arrivava la dark lady Milva.

Sembrerà poco, ma non è irrilevante, ai fini del successo, essere sostenuti da una robusta tradizione locale traspirata nel livello nazionale: gli ascoltatori familiarizzano con una cadenza, una pronuncia, una gestualità e tendono a empatizzare ogni volta che esse si ripresentano, come accade anche per i napoletani, gli unici a poter gareggiare in questa teorica sfida musical/canzonettistico.

Dunque non c’è da stupirsi se un pezzo melodico, proposto da un’esponente della nouvelle vague, un bel giovane di 27 anni, con la dolce e sferzante zeta di Zocca, ancora in provincia di Modena, ha fatto breccia tra i giovani e da apripista a una carriera sfolgorante. D’altro canto, a differenza di quanto avviene, per esempio, tra i liguri, in Emilia e dintorni esiste una solidarietà di categoria e di corregionalità, per cui da Lucio Dalla si passa agli Stadio o a Luca Carboni,  in un cordone di complicità che si è incrinato solo con l’arrivo di Ligabue, da Correggio, provincia di Reggio Emilia, che con Rossi proprio non si prende, ma questa è un’altra storia. Morandi ospitò un ancora quasi sconosciuto Vasco nel programma “ 10 Hertz” (Gianni fu meno accogliente con Rino Gaetano).

Il nostro eroe approdò al festival di Sanremo 1983, con quel “Vita spericolata” che entrava subito nelle orecchie e, in una con altri come “Vado al massimo” e “Bollicine” suscitò l’ira funesta del giornalista e scrittore veneziano Nantas Salvalaggio.

Nantas, noto anche per una clamorosa intervista a Marilyn Monroe ( che gli costò gli insulti dell’invidiosa Oriana Fallaci) non era una perla di simpatia: caustico e tagliente, non risparmiava pareri schietti, ma il nuovo fenomeno sanremese ( che peraltro non vinse il festival) lo fece andare su tutte le furie, per la smaccata esaltazione, nei suoi testi, dei paradisi artificiali: a suo parere, un espediente per vendere i dischi.

Come dargli torto? Però forse il buon lagunare non si era accorto che la tendenza durava da un po’, c’è ci dice quasi da sempre, con strofe allusive sotto copertura di versi romantici o allegri o drammatici come, da ultimo, il pezzo vincitore di Sanremo 1981, “Per Elisa” di Alice (autori Battiato e Giusto Pio), che si riferiva a un’eroinomane che la sua donna non riusciva a salvare; per non parlare dei motivi angloamericani, che quasi non trattavano d’altro. Si però, sosteneva Nantas, questa di Vasco è un’apologia, un invito all’emulazione, e Dio sa quanto poco ce ne sia bisogno. L’invettiva produsse il prevedibile effetto di far parlare ancor di più del nuovo divo della canzone italiana.

Nel 1984 il nostro incappò in una disavventura giudiziaria, per aver detenuto un quantitativo di coca esorbitante l’uso personale. In seguito egli ammetterà di essersi tenuto su con anfetamine in gioventù e, una volta arricchitosi, con roba da piste; ma, dopo quei ventiquattro giorni di carcere, di essersi disintossicato. Sarà. Ricordiamo alcune sue affermazioni a favore della liberalizzazione e dell’antiproibizionismo, poiché la droga, a suo avviso, non era peggiore dei “veleni nelle farmacie”: tanto da attirare l’attenzione di Marco Pannella, che lo avrebbe voluto inserire nelle liste radicali, ottenendo un netto rifiuto.

Incidentalmente si rammenta la vivace vita amorosa dello zocchese, che ha un figlio dalla moglie Laura, e altri fuori: uno riconosciuto in tribunale, dopo che la madre, napoletana, incinta per una notte di fuoco, si presentò dalla madre di Vasco (vedova dagli anni settanta del marito camionista) e reclamò un contatto con quel suo unico figlio, per il riconoscimento del pargolo.

Alieni come siamo dall’elencare la discografia anche di coloro la cui musica amiamo, non lo faremo per Vasco, che mai amammo particolarmente, ma che abbiamo rispettato come autore e per l’amore, anche un po’ fanatico, che suscita nei fan e lo ha decretato come l’artista italiano che più ha riempito le piazze e gli stadi con i suoi concerti. Ci compiacemmo allorché, nel 2019, seduti al bar di un paesino della Borgogna, ascoltammo le note delle sue canzoni scivolare nell’aria, pur se, all’estero, Rossi non ha mai riscosso particolari consensi.

Ora, retrospettivamente, i suoi versi non sembrano più né d’avanguardia né ribelli, come quel “ è andata a casa con il negro la tr…”, nel brano “Colpa d’Alfredo”.

Dopo un ventennio di hit il cinquantenne rallenta, pubblica album di successi riveduti e corretti o di live, ogni tanto ancora degli inediti, ma sostanzialmente campa sugli allori, spesso rifugiandosi sul suo yacht ancorato a Sanremo.

Siamo consci che la passione per un beniamino della musica è come il tifo per una squadra di calcio, non si guarisce, guai a chi tocca la star, il prediletto, l’idolo. Pertanto è da temerari confessare che Vasco in noi non ha suscitato fremiti o emozioni particolari, e fin qui sono gusti; ma soprattutto, che non lo riteniamo capace di cantare. Se riascoltiamo un vecchio pezzo come “Alzati la gonna” , degli Steve Rogers Band, il gruppo che accompagnava Vasco, cantato dal suo chitarrista, il compianto Massimo Riva, ci accorgiamo di quanta parte abbia il contesto rispetto a colui che da esso viene sostenuto, forse per questo Rossi e Riva ebbero dei contrasti.

Massimo Riva, il chitarrista storico e braccio destro di Vasco Rossi, oltre ad essere stato uno dei più importanti collaboratori del Blasco e co-autore di molte delle sue hit, scrisse anche la canzone “Laura non c’è” Questo brano divenne un successo clamoroso per Nek nel 1997, pur essendo stato composto da Riva anni prima, con un testo autobiografico che rifletteva una sua personale esperienza amorosa. Il suo contributo ai brani di Vasco era fondamentale, sia per i riff iconici che per le intuizioni melodiche che hanno plasmato il sound del rocker di Zocca. La sua presenza sul palco e la sua energia erano un elemento distintivo dei concerti di Vasco.” Facebook – il rock è la miglior musica del mondo

Anche “Albachiara” è basato su un pezzo di Riva, “Seveso”.

Ma torniamo a “Blasco”. Voce flebile, rotta senza essere graffiante come quella del Liga (eh sì, lui ci piace ben di più), essa fiotta più come un rap mal riuscito che come melodia, contornato da quegli “eh” ed “ah” da osteria a tarda notte. Rafforzato da arrangiamenti cuciti su di lui e, in live, da musicisti di valore ( lui da mo’ non tocca più chitarra), col tempo “Blasco” è stato inserito tra i rocker italiani più onusti di gloria; in alcune interviste ad amici e colleghi compiacenti, o gente del suo giro, qualcuno ne fa addirittura il precursore del genere in Italia, in barba ad artisti come PFM o Banco del Mutuo Soccorso, New Trolls, Ivano Fossati, Pino Daniele, veri battistrada nel settore, seguiti a ruota da Gianna Nannini, il reggiano Zucchero, i Litfiba, senza contare che, in fila prima di tutti, ci sarebbe un certo Adriano Celentano o anche, per esempio, un Little Tony,  o magari lo stesso Lucio Battisti con il suo entourage tipo Formula 3 e Alberto Radius, talora virtuosi strumentisti.

Il grande equivoco è però un altro: averlo considerato una specie di rivoluzionario antisistema, come se sex drug and rock ‘d roll potessero ancora significare questo. I fatti del 2020 hanno clamorosamente smentito la fama di poeta maledetto su cui Vasco ha prosperato, lasciandolo furbescamente credere. E, se certo non è stato il solo personaggio di spettacolo, italiano o straniero, a genuflettersi al verbo virale e vaccinale, si è segnalato come uno dei più proni e inverecondi pubblicitari della puntura, dimentico di quando lanciava parole di fuoco contro la farmacologia. Investito dalle polemiche, invece di ritirarsi in buon ordine, ha rilanciato con la sua fede nella “scienza”: chissà quale, forse i laboratori chimici dove si facevano le “bollicine”?

Carmen Gueye

Carmen Gueye
Carmen Gueye
Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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