La rotta della Global Sumud Flotilla si è interrotta a circa 75 miglia dalla costa di Gaza, dove unità navali israeliane hanno abbordato diverse imbarcazioni dirette verso la Striscia con aiuti e attivisti a bordo. Tra i partecipanti anche cittadini italiani e figure note dell’attivismo internazionale. Israele ha difeso l’operazione richiamando la legittimità del blocco navale e offrendo il trasferimento degli aiuti attraverso canali ufficiali; gli organizzatori contestano la legalità dell’intercetto in acque internazionali. L’episodio, avvenuto tra l’1 e il 2 ottobre 2025, ha acceso proteste in varie città italiane.
Sul fronte politico, Giorgia Meloni ha bollato lo sciopero previsto come un “ponte lungo” che non aiuta i palestinesi, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito il sostegno al diritto di Israele a difendersi, riconoscendo però che in Gaza “sono stati superati i limiti” imposti dal diritto umanitario. Posizioni che hanno irrigidito il confronto con i promotori della mobilitazione.
Per i sindacati di base e una parte del sindacalismo confederale, la risposta va data nelle piazze e nei luoghi di lavoro. Guido Lutrario, segretario confederale Usb, in un’intervista a Radio Cusano Campus ha definito “legittimo” lo sciopero generale del 3 ottobre perché “il Governo è complice di Israele” anche continuando a vendere armi: “I lavoratori devono trasformare con lo sciopero questo fango in una rinascita della dignità del Paese”, ha detto, chiamando in causa la Costituzione. La sua è una presa di posizione netta, che colloca il conflitto mediorientale dentro un’idea di responsabilità civile: “Un giorno ci chiederanno cosa abbiamo fatto”.
In parallelo, Federconsumatori annuncia l’adesione alla manifestazione nazionale del 4 ottobre e “condivide le motivazioni dello sciopero generale”, definendo la Flotilla “baluardo di giustizia e speranza” dove diplomazia e istituzioni hanno fallito. L’associazione critica come “tardiva e sconsiderata” la reazione dell’esecutivo italiano dopo la notizia del fermo di connazionali a bordo e richiama, tra l’altro, lo status giudiziario internazionale del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sul quale pende un mandato di arresto della Corte penale internazionale emesso nel 2024.
Lo sciopero del 3 ottobre 2025 è stato annunciato da Usb ed è stato affiancato, in forme e perimetri distinti, da strutture territoriali della Cgil, che hanno comunicato appelli e iniziative locali garantendo i servizi essenziali secondo normativa. In molte città sono previsti cortei, assemblee e presìdi; a Roma il 4 ottobre è attesa una grande manifestazione nazionale.
Resta sullo sfondo la disputa giuridica sul blocco navale: Israele lo rivendica come misura militare consentita dal diritto dei conflitti armati in mare, mentre i critici lo ritengono sproporzionato e lesivo dei corridoi umanitari.

