Un santo che per molti incarna la pace, l’umiltà e la fratellanza, ma che per altri rischia di diventare strumento di identità nazionale imposta. La scelta del Parlamento di riportare il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, tra le festività civili italiane non è stata apprezzata da parte dell’Alto Adige: da Roma arrivano richiami all’unità e alla tutela del creato, mentre dal Sudtirolo si alza la voce di Roland Lang, che parla di «strumentalizzazione politica» e di «cancellazione delle identità regionali».
Il Parlamento ha infatti approvato il ripristino del 4 ottobre come festa nazionale. Dal 2026, anno in cui ricorrerà l’ottavo centenario della morte del santo, la data entrerà nel calendario civile (legge 260/1949). Poiché il prossimo 4 ottobre cadrà di domenica, il primo “giorno libero” effettivo sarà nel 2027.
Da Palazzo Chigi e dalla maggioranza la scelta viene rivendicata come un omaggio ai «valori universali di pace, fraternità e tutela del creato». Ma in Alto Adige la decisione non è stata accolta con lo stesso entusiasmo.
Roland Lang, presidente del Südtiroler Heimatbund, ha diffuso una nota in cui parla di «profondo sconcerto» e denuncia «una pericolosa tendenza alla strumentalizzazione politica di simboli religiosi e culturali per costruire un’identità di Stato».
Il leader sudtirolese evoca un precedente scomodo: «San Francesco — figura di umiltà, povertà e pace — fu già elevato a icona del “vero italiano” dal regime negli anni Trenta: non si riproponga oggi quella narrazione». E ancora: «In Alto Adige il santo non ha mai avuto il ruolo di patrono locale: abbiamo i nostri santi e la nostra storia; imporre una festa nazionale con quel simbolo significa schiacciare le identità regionali».
Lang cita anche episodi di propaganda del Ventennio, come il libretto del sacerdote Paolo Ardali, San Francesco e Mussolini (1926), dove il santo veniva accostato al Duce fino al dettaglio dell’“amorosa attenzione per gli uccelli”. Una retorica che, a suo avviso, riaffiorerebbe oggi «nei commenti sui social e in alcuni ambienti della destra».
Il Governo, da parte sua, insiste invece sull’idea di un “simbolo condiviso”, minimizzando l’impatto economico della nuova festività e puntando a rafforzare l’identità collettiva del Paese.
Lang chiude con un appello: «Serve una critica seria dell’uso ideologico del santo nel fascismo, il riconoscimento dei patroni regionali e una netta presa di distanza da narrazioni storiche ereditate dalla propaganda». Da qui la richiesta «a tutte le forze politiche, anche in Consiglio provinciale, di opporsi a questa deriva».

