La Giunta provinciale ha approvato le Linee di indirizzo che daranno avvio alla sperimentazione della riforma nazionale sulla disabilità. È un passaggio importante per la Provincia autonoma di Trento, che entra nel percorso della riforma nazionale e diventa uno dei primi territori italiani a testarne l’applicazione pratica prima dell’entrata in vigore prevista dal 2027. La parola chiave è chiara: la persona e il suo progetto di vita devono essere al centro dell’intero sistema di servizi.
L’assessore alla salute e politiche sociali Mario Tonina ha ricordato che la sperimentazione era stata annunciata lo scorso maggio al convegno di Consolida, alla presenza della ministra Alessandra Locatelli. L’obiettivo è semplificare l’accesso ai servizi e superare la frammentazione che spesso obbliga famiglie e persone con disabilità a percorsi distinti tra sanità, scuola, lavoro e interventi sociali. La riforma introduce un nuovo modello organizzativo che punta sulla valutazione di base multidimensionale e sul Progetto di Vita personalizzato, accompagnato da accomodamenti ragionevoli e maggiore attenzione all’inclusione scolastica.
Il cuore della sperimentazione sarà la costruzione di percorsi unici di valutazione e presa in carico, in cui la persona non debba più passare da uffici diversi, ma possa contare su un sistema coordinato. Il Progetto di Vita sarà definito attraverso valutazioni condivise tra sanitario, sociale, scuola e lavoro, per individuare sostegni, strumenti e modalità che permettano una partecipazione piena e attiva nella comunità.
Per rendere possibile questo nuovo modello, il territorio provinciale sarà organizzato in sei macro-ambiti attraverso convenzioni tra le Comunità di Valle. È una scelta pensata per garantire équipe specializzate, un rapporto più efficiente con l’Apss e la possibilità per i territori più piccoli di partecipare al nuovo sistema. Si tratta di una soluzione che segue esperienze già avviate in Trentino con Spazio Argento e con i progetti P.I.P.P.I., dove la collaborazione territoriale ha mostrato risultati positivi.
Il documento approvato nasce da un lavoro di condivisione coordinato dall’UMSE Disabilità e integrazione socio-sanitaria, guidata dal dottor Roberto Pallanch, con il contributo delle Comunità di Valle, dell’Agenzia del Lavoro, del Dipartimento Istruzione e dell’Azienda sanitaria. La sperimentazione è già iniziata e proseguirà fino al 31 dicembre 2026. Non è un semplice atto amministrativo, ma una fase concreta di prova, monitoraggio e adattamento del sistema, che accompagnerà il territorio fino alla piena attuazione della riforma disabilità 2027 prevista per il primo gennaio 2027.
Secondo Tonina, si tratta di un impegno collettivo che coinvolge istituzioni, terzo settore e volontariato, con l’obiettivo di costruire un sistema più equo e inclusivo. La sfida è culturale oltre che organizzativa: non più una persona costretta a inseguire procedure e documenti, ma servizi che si adattano ai bisogni e ai diritti della persona. Se il modello trentino dovesse funzionare, potrebbe diventare un punto di riferimento nazionale nel percorso verso la riforma disabilità 2027.

