Bruxelles, 20 novembre 2025 – «L’Unione europea, oggi, non è ancora pronta a competere con le grandi economie mondiali». Al Parlamento europeo, di fronte a un’aula che riuniva istituzioni, imprese e rappresentanti del settore finanziario, Carlo Cimbri non ha scelto le mezze misure. Il presidente di Unipol è intervenuto al convegno “Il contributo delle assicurazioni alla competitività europea”, un appuntamento che ha fatto emergere con chiarezza tanto il potenziale quanto i limiti strutturali dell’Europa in questa fase storica.
Secondo Cimbri, l’Europa sta vivendo un passaggio decisivo. La transizione digitale, i nuovi equilibri geopolitici e la competizione sempre più serrata con Stati Uniti e Cina stanno ridisegnando gli spazi economici globali. L’UE resta un gigante regolatorio, ma fatica a diventare un gigante industriale. A frenarla sono l’eccessiva frammentazione normativa, l’assenza di un vero mercato unico dei capitali e il ritardo sugli investimenti strategici. Senza un salto di qualità nella capacità di innovare e nella rapidità delle decisioni rischiamo di rimanere spettatori mentre altri definiscono gli standard e i modelli di crescita.
Il settore assicurativo, storicamente percepito come prudente e poco incline all’esposizione pubblica, ha approfittato della cornice istituzionale di Bruxelles per mettere in chiaro il proprio ruolo: è tra i pochi comparti in grado di garantire stabilità di lungo periodo, mobilitare capitali consistenti e sostenere gli investimenti necessari alla transizione economica europea. Unipol, come altri gruppi continentali, ricorda che senza assicurazioni solide non c’è continuità industriale, né resilienza finanziaria. In altre parole, non c’è competitività.
Il messaggio, filtrato attraverso gli interventi che si sono susseguiti nel corso del convegno, è chiaro: l’Europa ha bisogno di un quadro regolatorio più omogeneo, di una maggiore integrazione dei mercati e di una politica economica che favorisca gli investimenti privati, senza penalizzare un settore che continua a garantire liquidità e solidità al sistema. In un momento in cui la volatilità internazionale, i rischi climatici e la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento spingono governi e imprese verso modelli più protetti e strategici, il contributo degli assicuratori non può essere considerato accessorio.
In questo scenario, anche i territori guardano a Bruxelles con attenzione. Il Trentino, che negli ultimi anni ha investito con decisione sull’innovazione tecnologica, sulla digitalizzazione dei servizi pubblici e sulla costruzione di un ecosistema economico capace di dialogare con i flussi europei, osserva la discussione sapendo di essere parte integrante di quella frontiera. La presenza di centri di ricerca, imprese assicurative radicate nel tessuto locale e una tradizione di autonomia amministrativa rendono la provincia un laboratorio credibile per sperimentare nuovi modelli di resilienza economica. Non è un caso che molte politiche europee sul capitale umano, sull’innovazione e sulla gestione del rischio trovino in Trentino una declinazione concreta e misurabile.
Per Cimbri, come per molti altri operatori del settore presenti al Parlamento europeo, questa è l’occasione per rilanciare un messaggio semplice ma urgente: l’assicurazione non è solo una componente del mercato, è una condizione affinché il mercato possa funzionare. E affinché l’Europa possa sperare di competere davvero, servono meno frammentazione, più visione industriale e maggiore capacità di mettere il capitale privato al servizio di strategie comuni.
Alla fine, il convegno di Bruxelles lascia un’impressione netta: la competitività europea non dipenderà soltanto dalla forza regolatoria dell’Unione, ma dalla sua volontà di riconoscere il valore dei soggetti che, come il settore assicurativo, lavorano ogni giorno per proteggerne la stabilità. Il resto – innovazione, investimenti, crescita – verrà solo se l’Europa saprà dotarsi degli strumenti per giocare la partita alla pari con le altre grandi economie globali. E territori come il Trentino, con la loro capacità di tradurre le politiche europee in pratiche locali, continueranno a rappresentare una parte essenziale di questa sfida.


