“Censurandomi hanno generato clamore e prodotto l’effetto boomerang, con sempre più richiesta. La censura produce sempre l’effetto opposto. Ringrazio Calenda, Picerno e chi li ha appoggiati nella caccia al putiniano. La sera dell’evento non abbiamo avuto più 50 persone, ma 500 con 10.000 collegate. È lì che ho annunciato la seconda iniziativa, dedicata alla censura e alla limitazione degli spazi di libertà che si verifica in tempo di guerra”.
A specificarlo è stato Angelo D’Orsi, storico della filosofia, intervenuto su Radio Cusano Campus, all’interno del radioprogramma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
Successivamente, lo storico della filosofia, ha ulteriormente aggiunto: “L’anomalia è che non sapevo che anche noi fossimo in guerra, invece siamo in una guerra non dichiarata. Ho organizzato in un mese con i più eminenti intellettuali, giornalisti, artisti, scienziati italiani, l’evento che si sarebbe dovuto svolgere stasera in un teatro di Torino regolarmente affittato. Mi è stato negato – ha proseguito D’Orsi – Per questa seconda negazione il mio stupore è stato gigantesco, c’era un parterre straordinario, da Rovelli a Canfora e Barbero. C’è una deformazione nella comunicazione, ora mi accusano anche di tradimento, perché il dissenso è qualificato come tradimento. Ora con queste iniziative farò il giro dell’Italia perchè la risposta è stata straordinaria”.
Infine, concludendo il suo intervento, Angelo D’Orsi ha evidenziato: “Essere considerato filorusso mi fa pensare che il giornalismo italiano è morto, un titolo del genere è una vergogna. La Repubblica nella sua edizione cartacea ha parlato di incontro filorusso saltato, quando la parola Russia non c’è neanche nel titolo dell’incontro – ha concluso D’Orsi – La cosa bizzarra è che tutto questo avviene nel nome della democrazia. Anche le guerre dal 1991 in avanti sono state fatte in nome della democrazia, ma in nome della democrazia si devono impedire, non fare. I miei peggiori nemici sono di sinistra, Gori, Calenda, Picerno. Ma il PD non ha nulla a che fare con la sinistra, e ha abbandonato uno dei valori fondamentali della sinistra: essere contro la guerra. Il PD oggi fa parte del partito della guerra”.


