L’Australia è un faro nella notte: con il suo dato implacabile di rilevazione e monitoraggio dell’antisemitismo, porta a 316% l’indice di aumento dell’ideologia nel territorio dell’isola. Un dato che deve farci riflettere sulla gradazione che questo impatto feroce potrebbe avere sul resto del pianeta. Woody Allen sosteneva che un ebreo può vivere al sicuro solamente negli Stati Uniti d’America. Sono convinta che sia così, anche se credo ancora che questa non sia la sentenza storica finale. Israele è l’ultimo territorio vincolato da qualche principio occidentalizzante. La sua presenza è fondamentale per l’Europa, la salute politica della Palestina è la cartina tornasole della politica estera dell’Eurasia.
Nell’attentato di oggi sono morte 16 persone, presumibilmente 29 feriti, moltissimi coloro che erano nella spiaggia di Bondi Beach che sono scappati terrorizzati. Spaventati da due cittadini noti e segnalati da tempo, pakistani, che sono stati neutralizzati, uno è morto. A fermare uno dei terroristi islamisti è stato un uomo islamico. Nota bene, quindi, come sia molto diversa la lettura dei fatti, a guardarla da vicino.
Oggi a Sydney, come in tutto il mondo, si celebrava il primo giorno di Hanukkah: la festa della luce. Ad essere rimaste incastrate tra mare e proiettili sono state circa mille persone, sono morti cittadini comuni, un famoso e importante rabbino Sydney Eli Schlanger, un uomo Alex Kleytman, sopravvissuto all’Olocausto e originario dell’Ucraina, un bambino e una bambina.
Poteva essere una strage se gli ordigni preposizionati fossero stati attivati. Il primo ministro Anthony Albanese ha condannato l’attacco, attualmente le città sono presidiate e allertate per il fenomeno del terrorismo islamista, probabilmente fino al termine del periodo delle ricorrenze ovvero il 22 dicembre.
Il mostro dell’antisemitismo in azione
I dati sono molto allarmanti, in Australia, ma anche nel resto del mondo, si pensi che in Italia la tiforesia Pro Pal dei pasionari della Resistenza riscritta, stanno promuovendo una campagna che suona più o meno come: “Fuori i Sionisti dalle Università”.
Il motivo per cui anche Quentin Tarantino ha dichiarato che sarà per sempre sionista, che morirà nella sua Israele per difendere il diritto del popolo ebraico di esistere, è legato proprio a questo indecente antisemitismo che sgorga dalle bocche di troppi cittadini qualunque.
Secondo un report dell’Executive Council of Australian jewry (Ecaj), nel periodo 1 ottobre 2023-30 settembre 2024 gli episodi di antisemitismo sono stati 2.062, contro 495 dell’anno precedente. Asio, l’agenzia per l’intelligence australiana, ha affermato che l’Iran avrebbe diretto almeno due attacchi antisemiti (dati AdnKronos).
Un cambio di rotta urgente
L’antisemitismo lo avevano visto venire: le cerimonie arcaiche, come quella di oggi, da tempo erano diventate un’occasione di incontro e di scambio culturale. Tra la fine degli anno ’80 e l’inizio degli anni ’90 si era assistito a un progressivo riavvicinamento con la cultura ebraica. Grazie alle iniziative come quelle dei Viaggi della Memoria, che si svolgono in tutto il mondo. Ma anche come la pubblicazione di materiali inediti, specialmente video e fotografie, custodite nel Museo dell’ebraismo, naturalmente in America.
Purtroppo a partire dall’Attentato alle Torri Gemelle e culminando con la triste vicenda dell’Attentato del 7 ottobre, l’antisemitismo è stato il condimento di una certa parte culturale, quella che crede ancora nel popolo islamico sottomesso dal cattivo Israele. Quello che deve sconvolgerci, ma ancora non è chiaro nelle teste di taluni, è che – come era stato già detto in diversi video di proclama – gli estremisti islamisti intendono riscrivere la storia con il sangue, che tradotto significa con eventi terroristici e delittuosi gravi che possano segnare il passo di quella che gli sprovveduti chiamano Resistenza. Il 25% della popolazione mondiale è musulmana, poco meno che quella cristiana, gli ebrei sono lo 0,2% della popolazione mondiale, di cosa cavolo stiamo parlando… di qualche chilometro di deserto e palme?
Le rotte della cultura e della storia
Appartengo a quella generazione che ha visto la società multiculturale espandersi e quindi implodere, a seguito della globalizzazione e del politicamente corretto, che mette a tacere le lingue e le idee, causando danni enormi alla cultura. Se non si parla non si cresce, non ci si mescola, non ci si contamina, ci si scontra con la violenza. Sono tra coloro che ogni anno, quando i meme e Facebook si riempivano di candelabri e pasticcini per la Hanukkah, provavano un senso di fastidio. Solo perché è una tradizione arcaica che non mi appartiene.
Ora, quando assisto a quello che sta accadendo, ho quasi l’istinto di partecipare pure io alla festa della luce. Io, che non partecipo nemmeno ai compleanni e ai matrimoni per quel senso di irritabilità causato dalle feste obbligate e dalle ricorrenze segnate in rosso sul calendario.
Di certo non ho dubbi da quale parte stare. Voglio un mondo libero, dove non devo pensare se dietro l’angolo c’è qualcuno pronto a dare la caccia all’ebreo con il suo fucile. L’estremismo con i suoi terroristi da combattimento ci ha spiegato che in guerra comanda chi ha più armi e chi le usa meglio. Peccato che, anche in questo caso, siano armi prestate e pagate da altri.
MC
Dati AdnKronos

