sabato, Febbraio 7, 2026
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La carne coltivata fa un salto di qualità: cellule bovine ‘immortali’ senza ingegneria genetica. Università di Gerusalemme

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Una scoperta che potrebbe cambiare radicalmente il futuro dell’alimentazione arriva dall’Università Ebraica di Gerusalemme. In collaborazione con la food-tech israeliana Believer Meats, un gruppo di scienziati ha annunciato di aver ottenuto un risultato che fino a poco tempo fa sembrava impossibile: cellule di manzo capaci di dividersi all’infinito, senza alcuna modifica genetica e senza trasformazioni cancerose.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Food, descrive come i ricercatori siano riusciti a indurre una condizione di “immortalità cellulare” in colture bovine, aprendo la strada a una produzione di carne coltivata stabile, sicura e potenzialmente accessibile su larga scala.

Fino ad oggi, la comunità scientifica riteneva che per ottenere linee cellulari bovine stabili fosse necessario ricorrere a tecniche di ingegneria genetica. Questo approccio, seppur efficace, sollevava dubbi regolatori e preoccupazioni etiche.

Gli scienziati israeliani hanno invece dimostrato che, dopo centinaia di cicli di divisione, alcune cellule bovine attivano spontaneamente meccanismi biologici che “riavviano” il loro orologio interno. In particolare, sono stati identificati due enzimi chiave – telomerasi e PGC1? – che permettono alle cellule di mantenere la capacità di replicarsi indefinitamente senza degenerare.

Questa svolta ha conseguenze di vasta portata:

* Regolatorie: molte autorità, soprattutto in Europa, richiedono che la carne coltivata provenga da cellule non geneticamente modificate. La scoperta israeliana potrebbe accelerare i processi di approvazione, riducendo gli ostacoli burocratici.

* Economiche: linee cellulari stabili consentono una produzione continua senza dover estrarre nuove cellule da animali vivi. Ciò riduce i costi e rende più realistico il passaggio dalla fase sperimentale alla produzione industriale.

* Ambientali: la carne coltivata promette di ridurre drasticamente l’impatto degli allevamenti intensivi, responsabili di alte emissioni di gas serra e di un consumo massiccio di acqua e suolo.

Israele si conferma un protagonista nel settore delle proteine alternative. Già nel 2024 il Ministero della Salute israeliano è stato il primo al mondo ad approvare la vendita commerciale di carne bovina coltivata, prodotta da Aleph Farms. Ora, con questa nuova scoperta, il Paese rafforza la sua leadership e si propone come modello per governi e aziende che guardano alla carne coltivata come soluzione strategica per la sicurezza alimentare e la sostenibilità.

La carne coltivata non è più soltanto un esperimento da laboratorio o una curiosità gastronomica. Con linee cellulari “immortali” e non geneticamente modificate, diventa possibile immaginare un futuro in cui bistecche e hamburger prodotti in bioreattori possano arrivare sulle tavole di milioni di persone.

Gli esperti sottolineano che questa tecnologia potrebbe avere un impatto paragonabile a quello delle prime grandi innovazioni alimentari del Novecento, come la diffusione degli antibiotici o la rivoluzione delle colture intensive. Se industrializzata, la carne coltivata potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dagli allevamenti tradizionali, alleggerendo la pressione sull’ambiente e offrendo un’alternativa concreta per affrontare il cambiamento climatico e l’insicurezza alimentare globale.

In sintesi: la scoperta israeliana segna un punto di svolta storico per la carne coltivata. Da promessa futuristica, questa tecnologia si avvicina sempre più alla realtà quotidiana, con Israele in prima linea nel guidare la transizione verso un sistema alimentare più sicuro, sostenibile e innovativo.

Primo Mastrantoni, presidente comitato tecnico-scientifico di Aduc

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