venerdì, Febbraio 6, 2026
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Atomica: un anno di paure e di svolte belliche realisticamente irreversibili

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Non sono giorni da prendere alla leggera. Chiunque possa essere interessato al futuro del mondo, quello economico e quello civile, non può non essere preoccupato per i due conflitti che infiammano oramai da anni il Medio Oriente e l’Europa Orientale.

Palestina e Ucraina sono due territori tristemente noti, ormai, per essere sotto scacco in due guerre orrende, che hanno una chiara dinamica. Dove aggredito e aggressore sono ben evidenti, dove la proporzione tra i forti e i deboli è altrettanto evidente, ma dove è meno evidente la volontà di arrivare a una pacificazione.

Ci troviamo di fronte a quella che per un Liberale Realista è una situazione di stallo, mentre per un Liberale Idealista è un’opportunità per riscrivere le regole della politica.

Se la guerra, per antonomasia, altro non è se non un modo per aumentare il livello di scontro politico tra posizioni inconciliabili, come è anche in questi due casi, vi sono delle questioni che non possono passare inosservate. Le grandi potenze militari che possiedono arsenale da difesa nucleare includono Russia e Israele. Un enorme deterrente per chi avesse l’intenzione di porre un limite alla questione con altrettanto deterrente.

Potenze inconciliabili

Ad oggi, la Federazione Russa è stata certamente spaventata dagli Stati Uniti a sufficienza da non aver utilizzato l’arsenale nucleare, mostrando i muscoli. Allo stesso modo Israele si difende senza utilizzare tali armamenti. Ma allora, come mai Donald Trump ha bombardato siti militari in Iran e in Nigeria?

La preoccupazione parte principalmente dalle segnalazioni europee. L’Iran sembrerebbe aver ottenuto sufficienti materiali per allestire un arsenale nucleare, senza che sia inserito tra gli Stati a regime democratico che hanno mandato di trasparenza in merito.

D’altro canto la Nigeria parrebbe essere diventata una delle basi per reclutare e addestrare i terroristi dell’ISIS che si spendono poi nel resto del Medio Oriente.

Se è vero che l’Europa ha fatto emergere l’allarme, sono le Nazioni Unite che hanno in mano lo Stato dell’Arte. “Le armi nucleari continuano a minacciare il nostro mondo. E nonostante decenni di promesse, la minaccia sta accelerando e evolvendo“. A sostenere questa tesi è stato il capo di gabinetto delle Nazioni Unite Courtney Rattray, ed il suo parere è perfettamente in linea con quanto sostenuto in precedenza da altri esponenti delle nazioni europee.

Anniversario di Hiroshima e Nagasaki

Proprio quest’anno è stato l’80° anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, due città che erano colme di civili. Cancellate dalle atomiche, creando uno spaventoso deterrente che per moltissimo tempo è stato sufficiente per fermare le velleità delle nazioni. (Ricordando le catastrofi di Hiroshima e Nagasaki di 80 anni fa https://news.un.org/en/story/2025/09/1165965 )

La potenza militare nucleare prende il posto della guerra di cielo, terra, mare, internet, nel momento in cui uno o più governatori potessero essere convinti da analisi precise che un deterrente di distruzione potrebbe essere il possesso di un grande arsenale atomico. Eppure, in realtà, a fare uso di questo stratagemma è più spesso l’Oriente, che si trova obiettivamente schiacciato tra russi, americani e francesi, come se ogni nazione potesse, a piacere, intervenire per sedare delle rivolte.

Filosofia della guerra e della pace

Il filosofo Hans Jonas ha affrontato il problema delle armi atomiche facendo perno su un concetto piuttosto importante, il Principio di Responsabilità. A prescindere dalla potenza e dalla quantità di armi che uno stato possa avere, a fare la differenza è la capacità di gestirle. La moderna tecnologia è imponente, consente di tenere in scacco l’intera umanità con la logica della paura, ma questo non ha più modo di rendere consapevoli le generazioni, dando per scontato – sbagliandosi – di essere al sicuro.

Nel periodo post bellico il filosofo Günther Anders è andato ancora più in profondità sul concetto espresso da Jonas. Con la costruzione della bomba atomica l’umanità ha fatto un salto nell’assoluto, facendosi onnipotente come Dio, non perché sia stata in grado di creare qualcosa ex nihilo, ma consentendo la distruzione di tutto il pianeta.

D’altro canto è pur vero che al momento il deterrente ha funzionato, anche se la Germania ha deciso di giocare in anticipo, giocandosi la CARTA geopolitica delle guerre in atto. Per la prima volta a memoria di giovani, l’Africa. La Nigeria, è stata colpita per cercare di porre freno alle guerre che attirano troppo su di sé, da tutto il resto.

Atomica come deterrente

Molto spesso sentiamo parlare Vladimyr Putin, che non nasconde la sua potenziale futura decisione di avanzare in Ucraina, ma non ha mai parlato di utilizzare armi nucleari. Infatti è ben remota la possibilità che una eventuale guerra atomica possa essere a bassa frequenza (LNW). A meno che, come hanno precisato gli esperti, essa non porti a un vantaggio, poiché deve superare il rischio di escalation associato allo schieramento atomico https://www.militarystrategymagazine.com/article/nuclear-deterrence-reconsidered-the-emerging-threat-of-limited-nuclear-warfare/

Il senso della misura

Tuttavia, ad oggi, prevale ancora il senso della misura del deterrente nucleare, cioè – come abbiamo visto in questi mesi – le potenze si confrontano su un piano decisamente meno ampio, ma capace di altrettanta precisione. La guerra a cui stiamo assistendo, infatti, comprende un ampio utilizzo dei media e degli strumenti mediatici, tanto da rendere certamente meno confortante assistere a strategie molto impattanti, anche a livello emotivo e politico https://x.com/UN_Disarmament/status/2004652356122935621?s=20 .

Un anno importante

Per una teoria dell’arsenale atomico legata al concetto di liberalismo si potrebbe tentare la via dell’Utopia liberale, basata sull’idealismo politico. Sostenendo la tesi che un progressivo disarmo possa assumere una forma di valore. Parificando e invertendo la monetizzazione della questione bellica, ovvero attribuendo disvalore a chi persegue armamenti atomici e valore a chi invece se ne disfa. Fermo restando, però, che questo non è possibile fintanto che vi siano ancora regimi assolutistici. Ovvero imperialismi e governi che non contemplano come regime la democrazia liberale.

L’arsenale atomico

Per fare un paragone semplice ma chiarificatore tra le nazioni che sono direttamente coinvolte, ad oggi, da questi argomenti, non possiamo non dire che nel 2025 i Paesi che possiedono testate nucleari sono 9 per un totale di poco superiore alle 12.200 unità.

La maggior parte delle armi atomiche sono russe e statunitensi, seguiti dalla Cina (600 testate), Francia (290), Regno Unito (225), India (180), Pakistan (170), Israele (90) e Korea del Nord (50).

Le bombe occidentali restano sotto controllo esclusivo degli Stati Uniti nella NATO ma, se autorizzate, potrebbero essere impiegate da aerei delle forze armate dei Paesi ospitanti. Le testate sono stazionate nelle basi di Ghedi e Aviano in Italia, Kleine Brogel in Belgio, Volkel nei Paesi Bassi, Büchel in Germania e Incirlik in Turchia.

Strategie di tensione

A scatenare principalmente l’allarme che ha portato l’Ucraina a osare di chiedere di entrare in NATO sono state le dichiarazioni del Presidente russo Vladimyr Putin e del Presidente bielorusso Alexander Lukashenko circa l’intenzione di schierare armi nucleari tattiche in Bielorussia. Ovvero dalla fine della Guerra Fredda nel 2022 per la prima volta si sono fatti progressi in questa direzione, causando essenzialmente il crollo della serenità dei paesi dell’ex Unione sovietica, che si sono prodigati per chiedere aiuto all’Europa e agli Stati Uniti.

In realtà, però, va sottolineato che non si sono mai effettuati trasferimenti di armamenti nucleari e che sia i russi che gli statunitensi hanno fortemente ridimensionato queste proporzioni. L’unica nazione che persegue ancora una politica di ammiccamento all’arma atomica è la Korea del Nord, con scarsi risultati. A usare come potenziale minaccia l’uso di arsenale atomico è il silenzioso Iran, che non a caso è monitorato con precisione millimetrica, anche nelle sue eventuali spin off nei paesi in via di sviluppo.

MC

martinacecco
martinacecco
Giornalista e blogger: scrivo per Donnissima il blog in rosa. Dirigo Secolo Trentino e Liberalcafé. Laureata in Filosofia presso l'Università degli Studi di Trento. Lavoro per un progetto sperimentale di AI che riguarda le lingue e il loro rapporto con i motori di ricerca e la SEO. Studentessa presso la Scuola di Formazione Politica, Fondazione Luigi Einaudi, percorso di Scuola di Liberalismo 2025. Esperta in merchandising e produzioni editoriali.

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