Nuovo affondo di Danilo Toninelli contro Giuseppe Conte e l’attuale guida del Movimento 5 Stelle. Intervenendo a Radio Cusano, l’ex ministro e storico esponente pentastellato ha sostenuto che il M5S non rappresenti più i valori e i metodi democratici originari del Movimento, accusando Conte di averne progressivamente smantellato l’identità politica pur mantenendone il simbolo.
Nel corso della trasmissione, Toninelli ha dichiarato di non sentirsi cambiato rispetto al passato, attribuendo invece al leader pentastellato la responsabilità di aver trasformato profondamente il partito costruito negli anni da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Il passaggio più netto del suo intervento riguarda proprio questo punto: secondo Toninelli, chi oggi vota Conte non voterebbe più il Movimento 5 Stelle delle origini, ma una realtà politica ormai diversa.
L’ex ministro ha poi commentato anche le vicende interne che negli ultimi mesi hanno riguardato figure note del Movimento, come Virginia Raggi e Chiara Appendino. Secondo la sua lettura, nell’attuale M5S il criterio dominante sarebbe il fidelismo verso il leader. Toninelli sostiene infatti che Conte tenderebbe a marginalizzare o allontanare personalità in grado di fargli ombra, premiando invece figure più fedeli e meno autonome sul piano politico.
Nel suo intervento, Toninelli ha richiamato anche l’ipotesi di una possibile evoluzione politica dell’associazione di Alessandro Di Battista, sostenendo che un soggetto costruito attorno a quell’area potrebbe sottrarre una parte significativa del consenso oggi raccolto da Conte. A suo giudizio, lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto anche da un nuovo movimento di giovani indipendenti capace di recuperare l’impostazione originaria del M5S.
Le dichiarazioni si inseriscono in un quadro di tensione che da tempo accompagna il Movimento 5 Stelle e il suo percorso sotto la leadership di Conte. Negli anni, il confronto interno ha riguardato tanto l’identità politica quanto il rapporto con l’eredità del primo M5S, tema che continua a riemergere soprattutto nelle parole di ex esponenti storici o di figure rimaste ai margini dell’attuale assetto.
La frattura tra l’attuale vertice del Movimento e parte della sua area storica non nasce oggi, ma si trascina da tempo attorno a due nodi principali: il rapporto con la struttura originaria costruita attorno a Grillo e Casaleggio e la trasformazione del M5S da forza anti-establishment a partito più tradizionale e guidato in modo centralizzato.


