Fertilizzanti, lo scenario internazionale pesa anche sul Trentino: rincari e incertezza sulle forniture

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Le tensioni internazionali tornano a farsi sentire anche sull’agricoltura trentina. A preoccupare il comparto, in questa fase, sono soprattutto la disponibilità dei fertilizzanti e l’aumento dei costi, in un contesto globale segnato dalle criticità nei traffici commerciali e dall’instabilità in Medio Oriente.

A richiamare l’attenzione sulla situazione è Paolo Zanolli, presidente di Compag Trentino, la federazione delle rivendite agrarie italiane, che sottolinea come anche il territorio provinciale stia risentendo di una fase particolarmente delicata per il settore. Le difficoltà che coinvolgono lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio internazionale di materie prime, stanno infatti contribuendo a una crescente incertezza sui mercati globali, con possibili rallentamenti negli approvvigionamenti e nuove pressioni sui prezzi.

Secondo Zanolli, l’incremento dei costi si inserisce in una dinamica che negli ultimi anni ha già messo a dura prova il mondo agricolo. In particolare sono i fertilizzanti azotati a mostrare oscillazioni molto rilevanti, con conseguenze dirette sulla pianificazione delle attività aziendali e, più in generale, sull’intera filiera agroalimentare.

Il dato più evidente riguarda l’urea granulare, il cui prezzo sui mercati internazionali sarebbe passato nel giro di pochi giorni da circa 480 a oltre 700 dollari per tonnellata, con un aumento del 51%. A questo si aggiungono criticità sul fronte della disponibilità del prodotto e dei tempi di consegna, in un momento particolarmente sensibile per le aziende agricole impegnate nella programmazione delle lavorazioni e degli approvvigionamenti.

A incidere sul quadro complessivo vi sono anche le recenti politiche europee. Tra queste, viene richiamato il CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, entrato in vigore dal 1° gennaio e potenzialmente destinato a produrre effetti anche sui costi di importazione dei fertilizzanti.

In questo scenario, spiega Zanolli, le rivendite agrarie del territorio stanno cercando di limitare per quanto possibile l’impatto economico sulle aziende agricole. Le strategie messe in campo vanno dalla diversificazione dei canali di approvvigionamento alla programmazione anticipata degli acquisti, fino all’ottimizzazione della logistica e a una gestione più attenta delle scorte.

L’obiettivo è contenere l’effetto dei rincari su un comparto già sottoposto a forti pressioni, cercando di garantire continuità nelle forniture in una fase in cui l’incertezza internazionale rischia di tradursi rapidamente in problemi concreti per il sistema produttivo locale.

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