Hanno vinto. Hanno vinto i compagni giudici dal saltellino facile; hanno vinto sventolando quella fattispecie di immacolata Costituzione”, ma già rivista e corretta in almeno altre 20 occasioni però sempre buona per la bisogna come l’antifascismo; hanno vinto usando la pratica dell’inganno, la frode della parola, hanno vinto minacciando pure la libera stampa.
Hanno vinto perché il SI era il voto dei mafiosi, dei camorristi, dei criminali; hanno vinto perché a Napoli hanno ottenuto il 76% delle preferenze, il 70% a Palermo, il 67% a Gioia Tauro, il 68% a Cosenza, il 64% a Catania, il 63% a Bari.
Hanno vinto dove la gente onesta ha perso la vita, capito Gratteri? Hanno vinto con la complicità dei compagni professori, inculcando negli alunni maturandi, quindi diciottenni, la meraviglia di un Paese immaginario con la Costituzione più bella del mondo. Come la canzone di Celentano e Claudia Mori, invecchiati pure loro come la Costituzione. Hanno vinto perché neppure “Cipputi”, il comunista creato dalla penna di Altan, non avrebbe capito una mazza.
Ha vinto il no. Una sconfitta per il Governo Meloni? Si, ma pure per l’Ordine Giudiziario perdendo in credibilità, già fortemente minata negli ultimi decenni, gettando la maschera della terzietà rivelando il vero volto della magistratura come un pool politico. Una vittoria capace di incutere timore dovuto alle le frasi proferite, nel periodo pre elettorale, da figure di primo piano; frasi da non liquidare come semplici eccessi dovuti all’adrenalina del momento. Il sospetto della rivalsa per avere osato contrastare il libero arbitrio del magistrato, immunità giuridica compresa, non è peregrino ma temo si concretizzi a breve.
In effetti, questi unti in toga, esibendosi nel festeggiare la vittoria del no all’interno di un’Istituzione pubblica, non è certamente un’assicurazione per chi non sia allineato al pensiero dominante. Una porcata inaccettabile di questi damerini intoccabili, un teatrino a colpi di tappi di Champagne cantando, come i bravi avvinazzati delle feste del l’unità, Bella Ciao. Uno spettacolo indecente da circo Barnum, all’interno del Palazzo di Giustizia, da chi dovrebbe avere l’entità morale di un comportamento super partes teso alla salvaguarda di ogni cittadino; viceversa, quasi fossero in uno stadio, saltellavano al grido: chi non salta Meloni è!
Roba da non credere, un po’ come se l’arbitro di Milan-Inter festeggiasse il goal del Milan! Peggio ancora, quasi a rimarcare la loro dittatura, sono stati capaci di ingiuriare la collega Arianna Imparato, giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, rea di non essere come loro. Chi non salta Imparato è! Dal Tribunale di Milano al tribunale di Napoli tutti contenti e felici, ed allora capisco il perché uccidere un fascista non sia mai stato un reato.
Volendo stare morbido capisco pure il perché abbiamo pagato, noi cittadini, i 100 e passa milioni per il fallimento del loro quotidiano di riferimento, l’Unità, come da Decreto del Tribunale di Roma del 2019. Mala tempora currunt, sed peiora parantur. Sono brutti tempi, ma se ne prevedono di peggiori, così ripetevano gli antichi latini, almeno loro avevano già capito tutto. Come aveva capito Palmiro Togliatti, il giustiziere degli alpini (vedi lettera a Vincenzo Bianco), realizzando la scuola di magistratura alle porte di Roma, in una villa della famiglia Feltrinelli, condotta dal ex ragazzo rosso Giancarlo Pajetta.
Quando Togliatti intuì che il PCI non avrebbe mai vinto le elezioni democratiche, forte dell’esperienza trascorsa in Unione Sovietica, intuì la possibilità di gestire il potere politico usufruendo della magistratura. E così fu. Ai figli dei compagni iscritti a Giurisprudenza veniva pagata la retta universitaria, i libri scolastici e quant’altro, previo l’obbligo del doposcuola dei “prof.” Togliatti e Pajetta. Do ut des, io do qualcosa a te, tu dai qualcosa a me e per “quel qualcosa” bandiera rossa trionferà.
Sic et sempliciter in barba al concetto illuminato di Montesquieu, il grande filosofo francese vissuto nella prima metà del 700 dal cui pensiero si basano le moderne società democratiche, autore di una teoria lucida e significativa: non vi è libertà se il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo e da quello esecutivo. Touché, per rispondere nella sua lingua madre. Ed allora godrei, come può farlo un matto, se alla prima “liberazione facile” le Forze dell’Ordine si voltassero dalla parte opposta notando un soggetto atto nel delinquere; godrei quando non rincorreranno chi non rispetti un posto di blocco; goderei ancora di più se smettessero di rischiare ogni giorno la pelle per 1400 euro al mese con la perculata dei giudici compresa.
Però la destra si guardi allo specchio, garantisti si, ma cretini anche no, e questo referendum non è stato per il si o per il no; non ha vinto il no per il timore di Trump, della guerra ed altre scuse varie; se la destra dovesse pensare a questo, oltre al referendum ha perso pure l’analisi critica: hanno votato contro il Governo, punto. E’ arrivata l’ora del repulisti, seppure arriverà a breve in maniera naturale per non venire meno allo sport italico per eccellenza: il salto del carro, ma repulisti dovrà essere.
Cara Giorgia, ti piaccia o non, tu lo voglia o non, sei figlia dell’unico partito neppure sfiorato dalla stagione di “mani pulite”; il partito dove il leader, Giorgio Almirante, sentenziò duramente: chi ruba deve andare in galera, ma se il ladro è dei nostri deve avere l’ergastolo. Pensaci, Giorgia, pima che sia finita.
Marco Vannucci


