Colpi di Marco: In Bosnia mai più.

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Non mi sono strappato i capelli per la sconfitta contro la Bosnia, dirò di più: in cuor mio, seppure amaramente e mi costi dirlo, ho sperato nella disfatta ritenendola l’unico mezzo per tentare di cambiare il sistema calcio italiano. Un sistema alla canna del gas, credo che questo sia chiaro a tutti, un organismo capace di svolazzare sopra gli scandali, le partite truccate, i teatrini in campo, i debiti milionari, le plusvalenze farlocche, come se nulla fosse. Fermandomi qui, poiché la lista è fin troppo lunga per elencarla tutta. Se avessimo vinto saremmo stati contenti gridando tutto val ben, madama la marchesa! E pazienza se la FIGC brucia da anni, lasciando in vista le macerie! Purtroppo pare si ripeta il solito ritornello, a pagare sarà l’allenatore e, in questo caso, pure il presidente Gravina. Per quest’ultimo non nutro alcuna simpatia, e di errori ne ha commessi fin troppi, ma se dovesse morire Sansone muoia con tutti i filistei perché se volessimo davvero ripartire è necessario azzerare tutto.

La Nazionale, da troppi anni, è avvertita come un disagio da sopportare per le squadre professioniste. Un fastidio tale da negare uno stage, un’amichevole, tant’è che i campi di Coverciano sarebbero più utili a coltivare le patate, visto l’andazzo. Amor patrio? Macché! Amor dei quattrini! Ai presidenti delle squadre di serie A, oramai quasi tutti stranieri, non gli frega un bel niente della Nazionale e per quei pochi italiani rimasti interessa solo il business. Attorno alla Nazionale è stato creato il disamore, altro che balle! In nome e per conto della vil pecunia coinvolgendo, in questo malcostume, pure i tifosi ben lieti della mancata convocazione del loro idolo per il timore che possa tornare dolorante, il poverino. In barba ed alla faccia dei “Leoni di Highbury”, i fantastici nazionali di Vittorio Pozzo capaci di una battaglia sportiva, contro l’Inghilterra, il 14 novembre del 1934. In barba a Rombo di Tuono, Gigi Riva, mai pentito di avere subito, per la Nazionale, due gravissimi infortuni per i quali pregiudicò la sua carriera; per buona pace degli 11 gladiatori capaci della partita del secolo, in quel del’Atzeca messicana, contro la Germania; infine, in disprezzo all’ultimo genio del calcio italiano, Roberto Baggio, ed al suo pianto da bambino dopo il maledetto rigore contro il Brasile.

Ricordando i vincenti, ossia i campioni del 1934, del ’38, del 1982 e del 2006. Lasciatemi dire, quando il calcio era degli italiani. Oggi non più, con le squadre schierate in campo con 11 stranieri su 11, non più; quando noi, fantasisti e palleggiatori come i brasiliani, giocando ad un tocco solo non più; quando… E’ un sistema da rifondare, iniziando dalle scuole calcio mandando a spigare gli aspiranti Guardiola sostituendoli con chi insegni la tecnica e non la tattica. In Norvegia, per esempio, hanno abolito il punteggio nelle partite fino agli under 16, un buon sistema contro i genitori e non solo. Rifondare tutto, procuratori compresi che se a pagarli fossero soltanto i loro clienti, ossia i calciatori, già cambierebbe più di un qualcosa. Cambiare tutto, compreso i controlli che siano più serrati per arginare i faccendieri della pelota. Cambiare tutto per riavere il nostro calcio e la nostra Nazionale.

Marco Vannucci

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