Donald Trump ha attaccato Papa Leone XIV su Iran, immigrazione e politica estera. Ma dietro lo scontro potrebbe esserci anche un’altra molla, più personale e più politica: la gelosia.
Non come fatto dimostrato, naturalmente. Ma come sospetto che i numeri, oggi, rendono tutt’altro che assurdo.
Secondo un sondaggio NBC News realizzato tra il 27 febbraio e il 3 marzo 2026 su 1.000 elettori registrati, Leone XIV è oggi molto più popolare di Trump negli Stati Uniti. Il Papa raccoglie il 42% di opinioni positive e appena l’8% di negative, con un saldo netto di +34. Trump si ferma al 41% di giudizi favorevoli e al 53% di contrari, per un saldo di -12. In totale, il distacco è di 46 punti.
Sono numeri che pesano. Soprattutto per un presidente che ha sempre mostrato un rapporto quasi ossessivo con il consenso, la forza percepita e il confronto pubblico con i propri rivali.
È in questo contesto che va letto il post con cui, il 12 aprile, Trump ha definito Leone XIV “debole” sul crimine e “terribile” in politica estera, accusandolo di essere troppo morbido sull’Iran e sull’immigrazione. L’attacco è arrivato dopo gli appelli del Pontefice per una via d’uscita pacifica dalla crisi.
A dare voce a un’interpretazione che molti, finora, avevano solo intuito è stato Harry Enten della CNN, che commentando i dati ha detto che Trump potrebbe essere “geloso” di Papa Leone XIV. Una frase forte, ma non campata in aria: colpire una figura religiosa così popolare, e per di più americana, può apparire come un errore politico prima ancora che istituzionale.
Non sorprende, allora, che dal mondo cattolico statunitense siano arrivate reazioni dure. L’arcivescovo Paul S. Coakley ha ricordato che il Papa non è il rivale politico del presidente. Il vescovo Robert Barron, invece, ha definito i commenti di Trump inappropriati e irrispettosi, sostenendo che il presidente debba delle scuse al Pontefice e invitando i cattolici presenti nell’amministrazione — da Marco Rubio a J.D. Vance, fino all’ambasciatore Brian Burch — ad aprire un confronto reale con i funzionari vaticani, ben più utile delle schermaglie sui social.
Trump potrebbe aver commesso l’ennesimo errore politico. Dopo dichiarazioni che molti hanno letto come disponibilità a colpire l’Iran perfino con l’arma atomica, fino a evocare la distruzione di una civiltà millenaria, prendere di mira Papa Leone XIV rischia di rivelarsi un ulteriore passo falso. Il Pontefice, del resto, non è né un uomo ingenuo né una figura marginale: per i credenti la sua elezione si iscrive nel mistero dell’azione dello Spirito Santo, ma anche sul piano umano appare il risultato di una personalità che ha saputo orientarsi e che già mostra di sapersi muovere con abilità nelle complesse logiche vaticane, non di rado più profonde e stratificate di quelle che governano Washington. E, paradossalmente, Trump potrebbe avergli fatto un favore: il suo attacco ha finito per compattare il mondo cattolico attorno al Papa in una misura difficilmente immaginabile fino a pochi giorni fa.


