“Confermo che due italiani, Dina Alberizia e Domenico Centrone, insieme ad altri otto internazionali, continuano a essere detenuti a Bengasi, nella Libia orientale. Ci è stato detto che si trovano in uno stato di fermo di polizia che, di fatto, è una detenzione. Le informazioni arrivano in modo confuso e con il contagocce. Le notizie ufficiali le riceviamo dalla Farnesina, ma anche la Farnesina ha difficoltà a ricevere informazioni precise”.
A dichiararlo è stata Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, intervenuta nella trasmissione Urto su Radio Cusano.
Proseguendo nel suo intervento Maria Elena Delia ha poi ulteriormente specificato: “Ieri mattina c’è stata un’udienza davanti al procuratore. Da ciò che sappiamo, pare che i capi d’accusa a loro carico siano ingresso illegale nel Paese e raggruppamento sedizioso. Il secondo capo d’accusa dovrebbe essere esteso anche agli altri duecento attivisti che erano rimasti accampati al confine tra le due Libie, in attesa che i loro compagni fossero rilasciati. Sempre dalle informazioni confuse che abbiamo ricevuto, parrebbe che la custodia cautelare sia stata prolungata, ma non sappiamo con certezza di quanto: si parla di dieci giorni, ma anche questo non è chiaro. La verità è che la Libia dell’Est è un po’ una terra di tutti e di nessuno, ed è molto complicato riuscire a implementare delle procedure oggettive e all’insegna della legalità”.
Infine, concludendo il suo intervento, la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla ha evidenziato: “Siamo molto preoccupati. Non possiamo fare previsioni per l’eventuale rilascio e il rientro a casa. Ci stiamo già attivando, però, con manifestazioni e presidi in tutta Italia”, ha concluso.

