Vinitaly, tra Europa e mercato: il vino trentino al centro della sfida tra regole, export e identità produttiva

Nel 2025, secondo i dati del Consorzio Vini del Trentino, la produzione ha raggiunto oltre 1,13 milioni di quintali di uva, in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente e in linea con la media del decennio.

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Verona, 16 aprile 2026 – Il vino italiano torna al centro del confronto europeo tra regolazione, mercato e identità produttiva. Ma se il dibattito si sviluppa tra Bruxelles e Verona, è nei territori che si misura la reale tenuta del settore. E in questo scenario il Trentino si conferma uno dei laboratori più avanzati del sistema vitivinicolo nazionale, capace di coniugare qualità, innovazione e proiezione internazionale.

Nel corso dell’evento “Dal Pacchetto vino ai nuovi accordi commerciali: una prospettiva europea”, organizzato dalla delegazione di Fratelli d’Italia–ECR al Parlamento europeo nell’ambito del Vinitaly, istituzioni e operatori hanno discusso delle nuove regole europee e delle prospettive del settore. Al centro del confronto, il “Pacchetto vino”, recentemente approvato a livello comunitario, che punta a semplificare il quadro normativo e a ridefinire il rapporto tra agricoltura e sostenibilità ambientale.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha rivendicato il ruolo dell’Italia nel negoziato europeo, sottolineando la necessità di riportare al centro la figura del produttore: “È un passo avanti importante perché mette l’agricoltore al centro della difesa dell’ambiente”. Un’impostazione che trova particolare riscontro in territori come il Trentino, dove il modello agricolo si fonda su una forte integrazione tra imprese, cooperative e ricerca.

La provincia autonoma rappresenta infatti un caso emblematico di viticoltura orientata alla qualità più che alla quantità, con una struttura produttiva fortemente cooperativa e una spiccata vocazione all’innovazione. Nel 2025, secondo i dati del Consorzio Vini del Trentino, la produzione ha raggiunto oltre 1,13 milioni di quintali di uva, in crescita dell’11% rispetto all’anno precedente e in linea con la media del decennio. Un dato che conferma la solidità del comparto nonostante le criticità climatiche.

Accanto alla produzione, è il valore economico a segnare il posizionamento del territorio. Il segmento delle bollicine, con il marchio Trentodoc, ha raggiunto nel 2024 un valore complessivo di circa 180 milioni di euro, con oltre 12 milioni di bottiglie vendute, consolidando un trend di crescita strutturale. L’export, ancora in espansione, rappresenta una delle leve strategiche per il futuro del settore.

In questo contesto, il dibattito europeo assume una dimensione concreta. Il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza ha acceso i riflettori, ai microfoni di “EU VIDEO NEWS” sulle nuove proposte regolatorie in materia di etichettatura: “Dobbiamo difendere il settore da etichette salutistiche estreme. Serve buonsenso, distinguendo tra abuso e consumo consapevole”. Un tema particolarmente sensibile per territori come il Trentino, dove il vino è parte integrante della cultura locale e dell’economia.

Il confronto si estende anche al piano internazionale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha sottolineato la necessità di rafforzare la presenza sui mercati globali, evidenziando come il vino resti uno dei prodotti più resilienti dell’export italiano, capace di adattarsi anche in contesti complessi segnati da dazi e tensioni commerciali.

Per il Trentino, questa fase rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. La capacità di integrare tradizione vitivinicola, ricerca scientifica – grazie a realtà come la Fondazione Edmund Mach – e innovazione tecnologica consente al territorio di posizionarsi come modello di riferimento nel panorama europeo. Un sistema che, non potendo competere sui volumi con le grandi aree di pianura, ha scelto da tempo la strada della qualità certificata e del valore aggiunto, costruendo un’identità forte riconosciuta anche sui mercati internazionali  .

In questo equilibrio tra regole europee, mercato globale e identità territoriale si gioca oggi il futuro del vino italiano. E se il confronto politico si sviluppa nelle sedi istituzionali, è nei territori – come il Trentino – che le scelte europee trovano la loro concreta traduzione economica e produttiva.

giuseppepapalia
giuseppepapalia
Giornalista, Vicedirettore del Secolo Trentino e opinionista Rai (quando mi fanno parlare). Racconto politica e comunicazione, cercando di non annoiare nessuno. Fondatore di Studio P Media Lab, un'agenzia di comunicazione strategica e creativa con sede a Concordia sulla Secchia (MO), nella Bassa modenese. Ex consulente di comunicazione al Parlamento europeo ora libero professionista.

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