Caso Minetti. Ceccanti: “Senza precedenti, atto di grazia dovrebbe essere annullato”

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“Il Ministero della Giustizia è il responsabile politico dell’istruttoria, ed è sulle sue carte che il Quirinale si appoggia per prendere la decisione di merito. Il Presidente della Repubblica è assolutamente sovrano nel decidere. È una procedura un po’ strana, in cui uno prepara le carte e l’altro decide, frutto di una decisione molto discussa della Corte Costituzionale del 2006. In precedenza, infatti, si riteneva che Governo e Quirinale dovessero decidere insieme e, in caso di disaccordo, il procedimento si bloccasse. Il Quirinale decide in un modo o in un altro, ma non può svolgere ulteriori accertamenti sulle carte ricevute. Deve prendere per buona la ricognizione arrivata dal Ministero della Giustizia”.

Queste le parole del costituzionalista Stefano Ceccanti, intervenuto su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.

Proseguendo nel suo intervento, Stefano Ceccanti ha poi aggiunto: “Il Quirinale si può criticare per la direzione presa, ma il tema delle carte riguarda il rapporto tra Procura Generale e Ministero di Giustizia. Il Quirinale deve presumere che le carte siano state controllate. Il Ministero ha come interlocutore il potere giudiziario, ma non assume acriticamente ciò che riceve: non è escluso che abbia controllato, può anche darsi che sia tutto regolarissimo, noi non lo sappiamo. Se fosse tutto fondato bisognerebbe vedere dove si fermano le responsabilità della Corte, dove quelle del Ministero. Anche il Ministero può dire di avere una Procura abbastanza esperta e di essersi fidati. La grazia non è solo un atto umanitario ma anche una decisione politica, e queste non le può prendere solo il capo dello Stato, che è un garante. Le deve prendere insieme a lui un governo, il Parlamento, l’opposizione. Quella sentenza della Corte del 2006 non ha mai convinto buona parte dei costituzionalisti. Se deve decidere il Quirinale bisogna dargli anche poteri di controllo per istruire la pratica”.

Infine, concludendo il suo intervento, il costituzionalista ha evidenziato: “Se tutto dovesse essere vero, noi non abbiamo precedenti di questo tipo e non esistono norme precise che regolano cosa fare in caso di un provvedimento di grazia deciso in base a presupposti che poi si rivelano non esistenti. Se si accertasse che fin dall’inizio le condizioni non c’erano, l’atto non può restare vigente, sarebbe un imbroglio. Secondo me in qualche modo questo provvedimento dovrebbe essere annullato, perché era nullo fin dall’inizio”.

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