Mi sento molto indecisa quando debbo occuparmi degli influencer, personalmente non ritengo che gli influencer siano delle persone da considerare a livello commerciale, perché sono dei personaggi che utilizzano i social per monetizzare, svolgono alla fine un lavoro, che non dovrebbe essere così pervasivo nelle vite degli altri, intendo dire. Ti piace? Commenti. Non ti piace? Commenti. Il gioco inizia e finisce lì.
Mi sto riferendo, naturalmente, a Michelle Comi, che pare attualmente essere oggetto di continuo e notevole interesse, complice – probabilmente – l’attenzione dedicatale da Giuseppe Cruciani alla nota “La Zanzara” dove la giovane è ospite molto spesso.

Michelle ha contribuito ad ampliare notevolmente il dibattito sulla cultura popolare femminile dei giovani. Insegna alle giovani a diventare delle “Mantenute Premium”.
Si prende in fin dei conti i risultati della cultura italiana, basata spesso sull’uomo che paga e della donna che non svolge nessuna professione, sul patriarcato, sul maschilismo. Il machismo.
Falso
Mio Dio. Che sto scrivendo? Cavolate! Michelle Comi lavora eccome, mica passa le giornate sui social, quella è promozione di sé, lavora in serate, presenziate e specialmente è una modella di Only Fans.
Esce con persone facoltose che hanno il piacere di pagare serate per farsi la sfilata con una modella di Only Fans, si accompagna di personaggi de “La Zanzara”.
Indossa sempre le stesse cose, il che fa intuire che non sia così fessa come volete farci credere, non sta sprecando la sua vita, la sta utilizzando a suo vantaggio, inserendo tra gli elementi culturali delle donne anche notevoli novità.
Le donne possono desiderare di non svolgere lavori pesanti, possono desiderare di essere delle principesse, possono rifarsi la vagina, se lo ritengono opportuno, tutto questo senza essere giudicate. Possono giocare a fare la Barbie, senza preoccuparsi della politica e della cultura.
Le ragazze possono festeggiare il compleanno mestruale o vaginale, possono comprare accessori di Louis Vuitton al cagnolino, considerarlo un figlio, avere la governante, senza che questo possa diventare una questione di Stato.
OF, social, radio, TV, locali, c’è tuttissimo
Infine mi chiedo, umilmente: come mai “Le Iene” sono così presenti nella vita della Comi? Se ne sono occupati sempre, fin dal principio, per ogni elemento che discorda più o meno dal mainstream. A mio parere la questione influencer dovrebbe limitarsi al contesto di riferimento: i social, che sono per antonomasia come un bar, un luogo di chiacchiere superficiali, che consente fortuitamente di monetizzare, ma non sono nati per questo, sono nati per contribuire con le proprie idee e con il proprio imprinting artistico. Vi fa schifo? Ottimo, ma non significa che non abbia il diritto di continuare a fare schifo, anche perché a molti risulta divertente, ad esempio a me. Tutto è relativo.
Certo, la figuraccia sulla micro donazione a “Momo” resterà nella storia, un’adozione a distanza non è una donazione una tantum, ma un impegno continuativo… ma a differenza della Ferragni, che comunque è stata in fin dei conti non condannata, Comi ha raccolto delle donazioni on line? NO. E quindi? Davvero tra voi che giudicate TUTTI avete donato nell’ultimo anno più di 250 euro a un bambino africano e gli avete mandato qualcosa? Veramente? Non penso… non so come mai ma non penso, la donazione media, in Italia, annuale, è 10 euro per chi la fa una tantum e 20/30 euro per chi la fa mensile con fidelizzazione a un’associazione di riferimento.
Michelle Comi si sa vendere benissimo, ospite fissa a La Zanzara e sempre presente a Le Iene, chiamatela sprovveduta!
Martina Cecco

