“L’equivoco consiste nello scambiare i rapporti diplomatici fra Paesi, che dovrebbero prescindere anche da coloro che li guidano pro tempore, per rapporti personali, amicali, di simpatia. Invece, la Meloni ha costruito con Trump un rapporto che lei ha definito preferenziale, raccontando della buona relazione con Trump, unica a partecipare al suo insediamento. Ha fatto a gara con Salvini a chi fosse più trumpiano, l’ha proposto come Nobel per la pace, era nella nidiata di chi lo chiamava paparino. Questo modo di intendere i rapporti con gli altri Paesi lo reputo sbagliato, come quello con Rama in Albania, anche lì amicale. Finché piazzano al governo i parenti e gli amici ce li piangiamo noi questi che stanno governando, ma quando questo modo di gestire le situazioni diventa amichettismo internazionale il danno che si produce è enorme. Tant’è che quando Trump vede che amica non è, poi le va addosso. È stato dato un segnale a Trump, che comunque ci sei tu e garantisci per lui, al punto che quando Trump ha proposto i dazi per l’Europa, Meloni e Salvini hanno parlato di dazi educativi. Salvini ha perfino detto che tifava gli Stati Uniti contro il Belgio perché in Belgio c’è Bruxelles”.
A specificarlo è stato Davide Faraone, deputato di Italia Viva, intervenuto su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
Proseguendo nel suo intervento, Davide Faraone, ha poi ulteriormente specificato: “L’unica riconciliazione che Trump conosce è quella dell’accondiscendenza rispetto a tutto quello che lui dice. Se avessimo detto signorsì alle basi per gli interventi militari in Iran, un intervento di cui non siamo stati informati, la Meloni sarebbe stata la migliore del mondo. Vi rendete conto che non è questo un modo di impostare le relazioni internazionali. C’è un piccolo particolare: la Meloni si era dichiarata ponte fra USA ed Europa, in quanto lei rispetto agli altri europei aveva con Trump un rapporto privilegiato. Quando Trump ha umiliato Zelensky alla Casa Bianca, quando ha attaccato tutti i leader europei, la Meloni non ha detto neanche una parola contro Trump. Quando invece lei è stata attaccata, tutti i leader europei hanno fatto a gara a solidarizzare con l’Italia”.
Infine, concludendo il suo intervento, l’esponente di Italia Viva ha evidenziato: “La Meloni era anche pro Putin, ora è pro Zelensky, era contro l’euro e ora firma il Patto di stabilità con tutte le restrizioni che ci sono. Non ha una politica identitaria, forma la sua politica in ambito internazionale a seconda delle necessità. Io questo non lo concepisco, ho una mia identità e quella me la porto dietro rispetto ai fatti che accadono, invece lei la cambia in base ai momenti e a quello che è più utile. Se ci fosse qualcuno che propone all’Italia di uscire dalla Nato o di interrompere i rapporti con gli Stati Uniti sarebbe inconcepibile, sarebbe un pazzo. Il problema è che si chiede alla Meloni di stare con la schiena dritta con Trump e di concordare politiche comunitarie europee da mettere in discussione con Trump e con la Nato. Invece lei ha pensato di fare il cane solitario, autonomo dall’Europa e dagli Stati Uniti, facendo poi la pontiera, ma non ha né la forza né l’autorevolezza, nessuno le ha mai riconosciuto questo ruolo da pontiere. Trump l’ha usata finché gli faceva comodo ma non le ha mai delegato i rapporti con gli altri leader europei, come i leader europei non hanno delegato a lei i rapporti con Trump. Oggi ci ritroviamo una tanto pomposa a dire ‘ci penso io’, che invece ha solo costruito disastri, ponti crollati, e gli europei e Trump ci considerano inaffidabili. Siamo un Paese non dico al livello di Orban in Europa, ma quasi”.

