Più di uno studente italiano su sei tra gli 11 e i 17 anni presenta almeno un comportamento a rischio legato all’uso dei social media, ai videogiochi o al gioco d’azzardo.
È quanto emerge dall’indagine nazionale “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0”, realizzata dal Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio.
Lo studio, condotto tra ottobre e dicembre 2025, ha coinvolto 198 istituti e più di 18 mila studenti. La presenza di almeno uno dei tre comportamenti analizzati riguarda il 17,3% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni, pari a circa 280 mila giovani, e il 17,9% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni, oltre 400 mila studenti.
L’ISS sottolinea che, per una parte dei ragazzi, social, videogiochi e gioco d’azzardo possono interferire con il sonno, lo studio, le relazioni personali, il tempo libero e il benessere psicologico.
Un elemento di particolare attenzione riguarda gli acquisti effettuati nei videogiochi. Tra gli studenti con un profilo di gaming problematico, quasi uno su due dichiara di avere speso denaro nell’ultimo anno per avanzare più rapidamente o ottenere vantaggi, anche acquistando le cosiddette loot box: pacchetti digitali dal contenuto non conosciuto in anticipo.
Nonostante il gioco d’azzardo sia vietato ai minori di 18 anni, il 10,6% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni e il 22,1% di quelli tra i 14 e i 17 anni dichiara di avere giocato d’azzardo nei dodici mesi precedenti. L’ISS stima in circa 340 mila gli studenti con un comportamento di gioco a rischio o problematico.
Tra i ragazzi dai 14 ai 17 anni che giocano esclusivamente online, la quota di giocatori problematici raggiunge il 20%, contro il 13,7% rilevato tra chi gioca esclusivamente in luoghi fisici.
L’uso problematico dei social media appare invece in diminuzione rispetto al 2022, ma interessa ancora circa l’1% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni e il 2,1% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni.
Secondo l’Istituto superiore di sanità, i risultati rendono necessari interventi precoci e coordinati che coinvolgano studenti, famiglie, scuole, servizi sanitari e gestori degli ambienti digitali.

