Si sta ricostruendo l’idrovolante delle Trasvolate di Italo Balbo

Sono mesi di lavoro febbrile a Milano, dove un gruppo di appassionati sta ricostruendo il S 55 X, l’idrovolante che permise a Italo Balbo di compiere la trasvolata atlantica in occasione del decennale dalla Marcia su Roma. Di quell’idrovolante non esiste più traccia, anzi esiste un esemplare in Brasile che è esposto al museo della Tam, compagnia aerea che ha sempre opposto un deciso, quanto legittimo, “no” alle ripetute richieste ufficiali di acquisto da parte delle nostre autorità, presentate già dal dopoguerra.
Meglio evitare equivoci: “in quest’avventura non c’è alcun intento nostalgico” chiarisce Filippo Meani (ingegnere in pensione, ex direttore regionale vendite Alenia-Aermacchi) al Corriere della Sera: “Il gruppo è composto da gente pazza per il volo” e che vive sparsa tra Malpensa e Sesto Calende, territori che da sempre – un po’ perché da queste parti vennero costruite le prime piste di volo e un po’ per via di un esprit difficilmente spiegabile – sono la culla di aziende e saperi legati all’aeronautica”.
L’epopea di Italo Balbo è sempre più apprezza trasversalmente. Di recente, in occasione della proposta di rimozione della sua lapide a Chicago, il centrosinistra, ad opera del Consigliere comunale Marcora, aveva proposto di portare in Italia il monumento. L’esponente politico, vicino a Beppe Sala, ne ha riconosciuto le “indubbie capacità aviatorie” e ritiene che “la sua posizione critica negli ultimi anni nei confronti dell’entrata in guerra e delle scelte di Mussolini possano, da un punto di vista storico, fargli anche guadagnare un po’ di benevolenza”. 
Ma perché questa adorazione nei confronti di Italo Balbo e per le sue traversate dell’Atlantico? Per fare un confronto con la tecnologia di oggigiorno, quella traversata corrisponderebbe al lancio di un equipaggio intorno alla Luna. Dopo due crociere nel Mediterraneo, Balbo – ex capo dello squadrismo fascista, ora ministro dell’Aeronautica – decise di tentare una crociera per celebrare, nel 1933, il decennale della marcia su Roma. Prima di allora la traversata dell’Atlantico settentrionale era stata tentata 78 volte da velivoli isolati, riuscendo solo in 28 casi a raggiungere l’obiettivo. Balbo compì il percorso due volte, con 24 apparecchi: se la media precedente fosse stata rispettata, solo 9 aerei, al massimo, sarebbero riusciti ad arrivare negli Stati Uniti, e di questi solo 3-4 sarebbero tornati a Roma. Invece solamente due apparecchi riscontrarono dei problemi.
Michele Soliani