La siccità sta colpendo anche gli alpeggi del Trentino. In Val di Sole, Val di Non e Val di Fiemme la produzione di foraggio registra riduzioni superiori al 40% secondo Coldiretti, che lancia l’allarme sulle conseguenze del caldo e della scarsità di precipitazioni per gli allevamenti.
La situazione interessa gran parte del Nord Italia, dove la produzione di foraggio è indicata in calo tra il 30 e il 40%. In montagna il problema è ancora più evidente: prati più asciutti significano meno erba fresca disponibile per gli animali e maggiori difficoltà anche nell’approvvigionamento dell’acqua necessaria agli allevamenti.
È proprio nelle tre valli trentine che Coldiretti segnala perdite superiori al 40%, con possibili ripercussioni sulle scorte di fieno necessarie nei prossimi mesi.
Le difficoltà non riguardano soltanto il foraggio. A livello nazionale Coldiretti stima tra giugno e luglio una diminuzione media della produzione di latte superiore al 20%, mentre il caldo avrebbe fatto crescere del 30% i costi energetici degli allevamenti per l’utilizzo più intenso di impianti frigoriferi, ventilatori e altri sistemi destinati a limitare lo stress termico degli animali.
Il problema dell’acqua è già entrato anche nell’agenda della Provincia autonoma di Trento. Nei giorni scorsi la Giunta ha introdotto misure straordinarie per razionalizzare l’utilizzo delle risorse idriche, in un quadro caratterizzato dai ridotti apporti nevosi dello scorso inverno e dalle scarse precipitazioni primaverili ed estive. Per Adige e Brenta è stato confermato un livello medio di allerta per la possibile carenza idrica, mentre per il bacino del Po – nel quale confluiscono anche Chiese e Sarca – il livello è alto.

