Turofobia: cos’è la paura del formaggio e come si manifesta

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Sembra assurdo che ci siano persone che hanno paura del formaggio, ma esistono davvero e vivono sul nostro pianeta! Sappiamo che il mondo delle fobie è un catalogo sorprendente: c’è chi ha paura dei palloncini che scoppiano, chi dei buchi ravvicinati (la famigerata tripofobia), chi persino delle paperelle di gomma. Le fobie “strane” esistono davvero e, anche se a noi fanno sorridere, spesso molto limitanti nella vita quotidiana.

Quella dei turofobici non è intolleranza al lattosio, non ha a che fare con diete vegane, né è una forma di capriccio… è una vera paura! Le persone che hanno paura del formaggio non riescono a vederlo, né a sentirne l’odore… figuriamoci se riescono a toccarlo. Chiedete a un turofobico di usare la grattugia e segnerete la sua fine.

È facile pensare che sia tutta una messa in scena, uno scherzo ma in realtà non è così: come tutte le fobie, anche questa può sembrare infondata a chi la guarda da fuori, ma per chi la vive è reale quanto una scottatura sul dito.

Prendete Kim Kardashian. In una puntata di The Kardashians, a New York, toglie il formaggio dalla pizza e spiega: «È strano che non mi piaccia il formaggio sulla pizza? A me piace solo il pane». Del resto, aveva già dichiarato di non sopportare neppure il blue cheese.

Diverso è il disgusto studiato dal neuroscienziato francese Jean-Pierre Royet: su 332 persone, il 6% mostrò un’avversione estrema al formaggio; la successiva risonanza su 30 volontari evidenziò risposte differenti in strutture cerebrali coinvolte anche nei circuiti della ricompensa. Lo studio, però, riguardava l’avversione alimentare, non la turofobia.

La paura vera e propria è invece raccontata da Scott Stossel, national editor di The Atlantic e autore di My Age of Anxiety: tra le sue numerose fobie ha descritto anche quella per il formaggio.

Non avete mai avuto a che fare con amici o parenti che, alla vostra richiesta di passare il piatto dei formaggi, vi guardano come se aveste chiesto loro di accarezzare un cobra? Forse non stavano esagerando. Per un turofobico, stare a tavola può essere una piccola prova di sopravvivenza: soffre alla vista del formaggio, non lo toccherebbe neanche con i guanti da forno, come se quel pezzo di cacio fosse radioattivo.

Questa paura è “invalidante” anche sul piano sociale: provate a immaginare la scena del pranzo di Natale, lo zio orgoglioso che porta in tavola il tagliere “artigianale fatto dall’amico di un amico in montagna”, e il turofobico che cerca una via di fuga tra il panettone e l’insalata russa. Spiegare la propria fobia spesso significa esporsi a prese in giro, battutine e sguardi increduli. Eppure, per chi la vive, non c’è proprio niente da ridere.

La fobia per il formaggio, inoltre, non è uguale per tutti: c’è chi non sopporta il Grana, chi quello con i buchi, chi tollera un tipo ma va in crisi con un altro. Insomma: ogni turofobico ha il suo “formaggio-nemesi” personale.

Resta il grande mistero: da dove nasce una paura così specifica? Traumi infantili da merenda andata male? Odori impressi nella memoria? Suggestioni inconsce degne di una seduta sul lettino? Qui potremmo scomodare Sigmund Freud e il suo caro inconscio, ma spesso la verità è più semplice (e meno romanzata): la mente umana è bravissima a costruire associazioni emotive potentissime, anche con cose innocue come una fetta di fontina. Le linee guida cliniche indicano che queste paure possono essere trattate efficacemente con percorsi psicologici mirati, come l’esposizione graduale e le terapie cognitive-comportamentali, che aiutano il cervello a “disinnescare” l’allarme.

Quindi sì, possiamo sorridere all’idea di qualcuno che fugge davanti a una forma di formaggio… ma ricordiamoci che per quella persona non è una gag comica: è una difficoltà reale. Un po’ di empatia, in questi casi, vale più di mille battute. E se al prossimo aperitivo qualcuno rifiuta il tagliere con un sorriso teso, offritegli delle patatine: farete un piccolo gesto di civiltà.

francescamasin
francescamasin
Insegnante di Lettere e - per deformazione professionale - correttrice di bozze, inoltre qualche volta scrivo.

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