Il governo alla difficile battaglia per la legge di stabilità

Questo “strano” governo, nato da un accordo programmatico dopo i risultati delle scorse elezioni politiche del 4 marzo di quest’anno, è formato da due componenti politiche molto distanti fra loro, sia per contenuti che per metodi.

E’ plausibile pensare che prima del 4 marzo nessuno avrebbe immaginato l’attuale scenario politico nazionale: la distanza fra M5S e Lega era troppo marcata.

Eppure, nonostante le notevoli e numerose divergenze, dopo un lungo periodo di trattative e valutazioni si è giunti a un accordo: il contratto di governo.

Lega e M5S riescono a trovare dei punti di programma da condividere e da portare avanti insieme in un’esperienza di governo inaspettata e singolare.

Il contratto di governo contiene delle proposte di una e dell’altra parte, al contempo ne omette altre su cui non sono riusciti a trovare una soluzione comune.

In sintesi, M5S e Lega hanno ottenuto la garanzia su determinati impegni presi in campagna elettorale ma hanno dovuto rinunciare ad altri; tuttavia il documento finale – un articolato di circa 40 pagine – contiene al suo interno tutti i settori importanti e vitali per il Paese e la popolazione (tutta): dalla scuola alla sanità, dalla giustizia all’ambiente, delle infrastrutture all’economia e tutto il resto.

La formazione di tutta la squadra di governo è andata avanti senza problemi (ad esclusione del cambio  per il Ministro Savona) e i primi mesi di lavoro sono passati senza particolari “incidenti” di percorso, e qualche risultato è già stato ottenuto.

Ora si avvicina la prima vera prova di governo: la legge di bilancio, che deve essere approvata entro dicembre.

Mancano quindi poche settimane per il governo, che deve necessariamente trovare una soluzione per sciogliere alcuni nodi rimasti ancora legati e superare le riserve avanzate dall’Europa.

Mentre i nodi politici risultano di facile soluzione – sembra che ci sia già un equilibrio all’interno della maggioranza per risolverli -, le riserve dell’UE sono l’ostacolo più arduo da affrontare e superare.

La commissione europea è molto critica verso la manovra di questo governo; nello specifico, in primo luogo osserva che il deficit stabilito al 2,4 % del PIL è elevato e quindi non adatto per abbassare il debito pubblico, e come seconda osservazione ritiene insufficienti le misure inserite per garantire una vera crescita economica.

Orbene, il governo italiano si trova a dover affrontare questo importante esame con la consapevolezza di fare delle scelte molto forti che in un caso possono comportare pesanti decisione dell’UE nei confronti del nostro Paese (sanzioni), qualora non dovesse rispettare le indicazioni ricevute, nell’altro caso, invece, rischierebbe di deludere gli elettori, se dovesse recepire tali indicazioni e di conseguenza  modificare sostanzialmente una o più misure inserite nella manovra (es. flat tax, pensioni, reddito di cittadinanza).

Da cittadino spero che, per il bene del Paese, si possa trovare una soluzione ragionevole e soprattutto convincere l’UE della bontà e dell’efficacia delle decisioni prese.

E’ giunto il momento che il governo italiano dimostri di aver cura degli interessi del Paese, come priorità da difendere con coraggio e forza, fermi restando i legami europei e gli impegni presi all’interno dell’Unione Europea.

Mario D’Alterio