La guerra, l’Amore e il Coronavirus

L’Amore è sempre uguale a sé stesso e quantificare l’amarsi è impossibile. Pensare di provare un sentimento unico e speciale per una persona o un amore ineguagliabile, è un cliché datato quanto la notte dei tempi, eppure ci sono delle situazioni in cui l’Amore riceve un valore aggiunto.

Quando lo sguardo innamorato di un soldato attraversava il finestrino di un treno per dare “l’ultimo saluto“, c’era la consapevolezza, da parte di entrambi gli amanti, che quello sarebbe potuto essere l’ultimo saluto, l’ultima volta. È questo che contraddistingue un Amore più coraggioso: la forza d’animo di lasciare andare chi, forse, non sarebbe mai più tornato ed aspettare, dedicarsi a coltivare la speranza di rivedere splendere gli occhi amati.

Sono queste le parole che avevo scritto, qualche mese fa: in un momento di melanconia, cercavo di immedesimarmi in una ragazza (che chiamerò Elvira) che vive la separazione dal proprio amato. Ho messo un punto alle mie frasi perché non riuscivo a raggiungere la giusta empatia nei confronti della giovane; d’altronde tra noi c’era un distacco temporale che – qualche mese fa – mi appariva incolmabile, c’era una differenza di stili di vita e di situazioni enorme. Utilizzo l’imperfetto perché ora quel distacco temporale si è in parte ridotto. Quell’istante tremendo in cui si abbraccia per “l’ultima volta” il proprio amato è toccato anche a noi e non riguarda solo Elvira.

L’attesa e la distanza sono due elementi che ci sfuggivano: è solo con il Coronavirus che stiamo vivendo questa esperienza di attesa e lontananza, prima d’ora abbandonata tra fogli accartocciati e poesie custodite segretamente. Siamo stati incapaci di immedesimarci nei sentimenti di qualcun altro vissuto molto prima di noi e che comunque non è del tutto equiparabile al tipo di saluto sfuggevole e veloce che Elvira fece al suo amore, chiamato alle armi all’età di 18 anni. Il suo soldato non sarebbe tornato, il nostro tornerà perché non è andato a combattere al fronte.

Noi ci troviamo in una condizione che non siamo in grado di definire perché è una guerra che non è una guerra; questa contraddittorietà ci porta incertezza e avremmo bisogno di un termine che ci definisca nel confine di una parola o nella sua negazione. Guerra perché combattiamo un nemico invisibile e subdolo che colpisce nemici indifesi, guerra perché siamo in una situazione in cui le nostre libertà personali sono limitate in favore del bene collettivo, ma “non guerra” perché siamo a casa a leggere, a studiare, a guardare la tv con tutte le comodità del caso, “non guerra” perché non patiamo la fame. Ci vorrà del tempo per far catalogare agli storici il momento in cui ci troviamo, ma potremmo dire che questo – per noi che lo stiamo vivendo – è il periodo dell’attesa e della distanza.

L’aspettare e lo stare distanti, per questo breve tempo infinito, rappresentano il valore aggiunto dell’Amore; sono molte le cose in cui le vecchie e le nuove generazioni differiscono, tuttavia l’Amore non è una di queste. Gli occhi lucidi di Elvira sono i nostri occhi lucidi, ma mi piace pensare che è la distanza che dà concretezza all’amore e che fa si che ci si ami di più. Adesso siamo chiamati anche noi ad avere la forza d’animo di aspettare incessantemente e di desiderare ostinatamente l’amato… che non possiamo baciare tramite internet.