Il lockdown consentira’ a Papillon di scavallare l’A22?

Il viaggio incredibile di M49 tra le vallate del Trentino orientale.

In tempi gravi di Sars-Cov-2 le notizie delle scorribande di un orso possono contribuire, in parte, a distoglierci dal pensiero fisso. E in quanto a notizie imprevedibili, chi meglio di Papillon per combinarne di giorno in giorno una “di nuova”? Ieri un noto quotidiano locale sulla base di un post apparso su facebook e scritto dal sindaco di Folgaria Michael Rech colloca l’orsone sulla Folgaria. Il Servizio Foreste e Grandi Carnivori ha confermato la notizia. M49 torna a casa?

Negli anni passati recenti tra le varie bufale che hanno contribuito a creare il “mito” del platigrado in Trentino in versione 2.0-4.0 la piu’ surreale (dopo l’attraversamento a nuoto possibile, ma non probabile, dell’Adige) spopolava quella dell’orso in autostrada. E’ un volo pindarico che ci aiuta ad avere fiducia nel futuro. La natura a volte fa cose straordinarie, come ad esempio attualizzare il “Nå in tritt von Per” un senza dubbio interessante percorso etnofaunistico dell’Alpe Cimbra nato sul sogno e il ricordo secolare del “Bear Brand” il marchio orso.

Ora, pero’, che il traffico e’ ridotto di oltre la meta’, nonostante la faccenda resti improbabile per motivi di altimetria, diventi quindi acrobatica per questioni logistiche, sostanzialmente immaginaria a livello pratico, diventa meno fantasioso ipotizzare che – dopo un nuovo passaggio in quota svallando Folgaria – Papillon possa in qualche modo istintivo ed ancestrale, tentare un ritorno verso casa (sua).

Seguire le tracce di questa bestia sta diventando molto interessante: la mobilita’ di questo esemplare non puo’ essere un unicum. Se valutiamo il percorso fatto “fuori sede” ci rendiamo conto della portata del progetto. Un solo esemplare, in regime di semi convivenza con le persone, ha percorso sostanzialmente tutto il territorio interfacciato tra le principali arrerie stradali e catene invalicabili senza peraltro (almeno a quanto pare) aver seguito riti di accoppiamento o incontri con altri esemplari (il servizio Faunistico scrisse che M49 al Casteller non aveva dimostrato naturalmente alcun interesse neanche per la sua compagna di cella).

Detto questo se le notizie arrivare ieri e non ancora mappate dalla Provincia di Trento su un possibile avvicinamento in quota a sud di Trento in Besenello saranno riportate anche da un tracciamento (su cui sta dando evidenze la testata Il Dolomiti) si presenta l’occasione pressoche’ unica per Papillon di tentare il ritorno a casa.

Restano tuttavia aperte molte questioni in tema di “Life Ursus”: nonostante un obbligo forzoso per M49 di trovare pace in Trentino Orientale ci sono motivi evidentemente solidi per cui – se ai lupi la zona interessa – ai plantigradi no. Motivi probabilmente di natura florofaunistica cioe’ l’orso non gradisce il menu’, oppure geologica, non piace l’habitat, fatto sta che dopo tanti anni dal via del progetto le persone non hanno ancora in mano un piano per vivere con gli orsi e gli orsi moderni non riescono a trovare il loro angolo di terra. Ed M49 essendo un curioso disadattato e’ perfetto per mettere in risalto tutte le fragilita’ di questo controverso percorso di reinserimento di Grandi Carnivori in Trentino. Dimostra che la limitazione geografica di un animale selvatico dentro confini politici e’ parzialmente fallimentare. L’orso ci fu, c’e’, ma non vuole accasarsi. Ad un anno quasi dalla fuga e privo di radio collare Papillon cerca le tracce di se stesso. E probabilmente in questi mesi per quanto poco, non e’ riuscito a superare il distacco forzato. Il Servizio Faunistico lo sta riconoscendo dalle tracce ma sarebbe interessante avere qualche nuova fototrappola o video di Papillon che ancora non abbiamo. Questa primavera si presenta molto adatta ai platigradi grazie al lockdown che riporta il territorio trentino alla normalita’ ecologica. E’ probabile che questo temporaneo ripristino del sistema nei giorni a venire si presti ad altre novita’ di tipo animale. Api, farfalle, animali selvatici in genere.

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Di Martina Cecco