Dopo “Via col Vento” anche il “Moretto” diventa razzista in Svizzera

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Dopo “Via col vento” il fenomeno della“caccia al razzismo” colpisce ancora, questa volta a farne le spese è stato il “Moretto”, famoso dolce al cioccolato creato in Danimarca e che riempiva gli scaffali, e le pance dei più golosi, fin dal XIX secolo.

È razzista chiamare moretto un dolce al cioccolato che peraltro nasconde il candore di un’anima di panna? Sì, almeno per i supermercati della Migros, nota catena svizzera, che ha deciso, dopo aver subito per anni polemiche e petizioni, di ritirare dagli scaffali la golosità prodotta dal 1946 dalla Dobler, azienda del Cantone dell’Argovia, nel nord del paese.

Il Moretto infatti è un dolciume che sin dal 1800 ha addolcito i palati dei più golosi, creato per la prima volta in Danimarca (anche se le sue origini sono ancora oggetto di dibattiti) dove inizialmente era stato concepito come dolce ripieno di crema, il flødebolle si è rapidamente espanso in tutta Europa, arrivando anche in paesi come Italia dove è stato rinominato “Moretto), Germania (schokokuss), Francia (tête de nègre) e Svizzera dove ha preso il nome Mohrenkopf.

La catena di supermercati svizzera Migros, spinta dall’onda delle polemiche generate dalla morte di George Floyd negli USA che hanno fatto tornare di strettissima attualità il problema del razzismo e delle discriminazioni razziali, ha deciso di ritirare dal mercato il dolce dell’azienda svizzera Dobler.

Già nel 2017 i “Moretto” o “Mohrenkopf” erano finiti al centro delle polemiche per l’accusa di razzismo che un Comitato contro i dolci razzisti gli aveva mosso, anche se in quel caso Migros aveva deciso di soprassedere, tenendo il prodotto sui propri scaffali.

A spiegare la ragione di questo embargo del “Moretto”, che ai più è sembrato eccessivo, è stata la stessa catena dei negozi in questione: “Abbiamo deciso di togliere il prodotto dal nostro assortimento. L’attuale dibattito in corso ci ha spinti a rivalutare la situazione. Ci è chiaro che anche la nostra decisione creerà discussioni”.

Poco importa se il dolce in questione, nel corso degli anni, era diventato iconico per intere generazioni di bambini, la nuova ondata di (presunta) consapevolezza intorno alle discriminazioni razziali ha fatto sì che l’azienda svizzera decidesse, probabilmente per evitare problemi, di togliere (momentaneamente) il “Moretto” dal mercato.

L’assenza del “Moretto” sarà solo momentanea dato che la Dobler era l’unica azienda a non aver cambiato il nome al “controverso dolce”, le altre si erano già adeguate cambiandolo con un più generico “kiss”.

Per tornare a vedere il “Moretto” tra gli scaffali dei supermercati bisognerà quindi aspettare, per la gioia del politicamente corretto, che l’azienda cambi fornitore o che la Dobler si adegui e cambi l’ormai secolare nome al proprio dolce.

Carlo Alberto Ribaudo