Ci vuole “culo” il sempre valido monito, metaforico e fisico, nel 2020 più che mai!

Il sedere è il simbolo delle civiltà, un metro di valutazione del gioco artistico e della reale felicità di un popolo.

Il sedere (glutei o chiappe volgarmente culo) che da elemento fisico è diventato (forse) una delle metafore di vita più artistiche celebrate, ieri ed oggi, da pittori, scultori e letterati.

Il sedere (a differenza del petto o delle braccia) non ha perso il suo appeal. Se andiamo indietro nel tempo possiamo notare un progressivo indebolimento dell’elemento del “cuore” (petto, valore, onore) in favore di qualcosa che – per molti versi – era simbolo del bene e del male. Però più materialista e meno vagheggiante.

Il “culo” come fortuna ma anche il “culo” come elemento di punizione e quindi sfortuna.

L’elemento del fondoschiena fisico ha insita una parabola emotiva non da poco. Se pensiamo che nel volgare (ancora in uso di mostrar le chiappe) il sedere era gesto di irriverenza e mancanza di rispetto qualora mostrato d’improvviso nudo, ancora il sedere oggi viene mostrato dai giovani ovunque, seminudo, per mettere in mostra una statua viva di libertà (più morale che sessuale) facendo leva però sia sull’istinto (il sedere piace a tutti ma solo se è ben mostrato) che sull’arte (un ideale che porta ad allenare i muscoli dei glutei per avere il sedere sodo, tondo, agile, scattante). Resta però sinonimo di povertà se si è a culo scoperto, ma anche di malumore. Avere “le pezze al culo” è ancora segno di non avere i soldi per i pantaloni, non sono le pezze al gomito o alle ginocchia, ma al sedere, appunto!

“Alla moda del nudo sono contrario, un buon sedere è un buon sedere, ma per chi crea vestiti il nudo è autodistruzione” diceva Giorgio Armani. Ma gli “influencer” non sembrano aver studiato moda con lui.

Il sedere oggi come oggi supera il pettorale del guerriero antico o le forme plastiche della statuaria, perché è vivo. Arte viva. La sintesi perfetta di una bella fortuna resta sempre il culo. In poche parole: il twerking è una moda, ma le origini del culo sodo partono dal jogging; la società moderna mescola, con il ballo e con la musica, un linguaggio esplicito. Il contenuto dello zumba e della rap e trap diventa simbolo di spregiudicatezza morale ma anche economica. Il bello e buono dell’antichità è quindi ora cambiato in “bello e ricco”, valido per la società globale.

Eppure se torniamo indietro all’epoca del corpo bello perché vestito, cioè la moda sartoriale, vediamo che per molto tempo il sedere dell’uomo spariva sotto lunghe giacche e quello della donna sotto larghe gonne e guai a un accenno di forma, anzi, il sarto si accertava che gli abiti “non tirassero” proprio sulla schiena e sul sedere, un fatto che oggi come oggi, dopo nylon ed elastan, ci sembrerebbe semplicemente folle.

Non parliamo di molti anni fa .. fino agli anni ’70 eleganza era sinonimo di pudore e di bon ton. Quindi c’è poco da scherzare.

Il passaggio culturale da un’epoca all’altra può anche essere veloce, oppure lento, ma la nudità nella società ha sempre avuto il doppio ruolo di essere “bellezza artistica” ma anche “bellezza erotica”, ed è poi l’istinto che entra in conflitto con le regole sociali e/o morali di una civiltà.

Il sedere è anche un parallelo che riporta alla realtà: riposo e ozio portano a un sedere meno prestante, cibo e alcolici ancora di più.

Il conflitto viene ben espresso da una gigantessa della moda, Coco Chanel, che candidamente ha ammesso: “A una certa età o si salva la faccia o si salva il sedere” con libera interpretazione, ma era riferito all’impossibilità di restare tagila 40 soddisfatti pensando se invece essere una taglia 46 ma liberi di mangiare, bere e dormire senza stare a stecchetto.

Nella civiltà del “culo nudo” vediamo comunque giorno per giorno cambiamenti evidenti: pensiamo agli anni ’80 quando la donna e l’uomo erano belli quando opulenti, cioè in carne e “nature” raramente depilati, per cui un costume con il sedere formoso era sinonimo di bellezza in quanto ricchezza o benessere. Per toccare il minimo alla fine degli anni ’90 solo vent’anni dopo, quando magrezza anoressica era simbolo di bellezza in quanto pathos e sofferenza erano segno di impegno etico, abbiamo “illustri” fotografi che possono dissertare in merito. Ma ora, il culo, è tornato grosso?

Il sudamerica il ballo tradizionale presenta il culo della fortuna e dell’opulenza il BomBom asesino di Maradona, per esempio: grande culo è segno di molti soldi.

Le modelle curvy non hanno il sedere grosso ma il sedere felice. La felicità è quindi tornata a mostrarsi, nelle chiappe toste che abbiamo davanti sempre, in TV, su internet, su facebook.

Le chiappe sono di per sé l’unico elemento umano che sorride senza pregiudizio, perché il culetto è uno (s)pregiudicato. Il giudicato non giudica senza giudizio nel merito, e questo è un grande culo!

Di Martina Cecco