Stipendio retroattivo a Tridico: è scontro su “laRepubblica”

Pasquale Tridico sostiene di non aver mai ricevuto alcun aumento retroattivo ma dal quotidiano la Repubblica confermano con i documenti alla mano. La questione torna al CdA di INPS.

In attesa di quanto tenderanno a descrivere dal CdA INPS in merito alla presunta opzione “Retroattiva” relativa alla Deliberazione con Decreto interministeriale legato a Tridico dove si attesta un aumento a decorrere dalla data dell’Incarico. In scena il waltzer dei cretini!

Anche i lettori di Secolo Trentino sono andati “in crisi” in alcuni casi pensando che col taglio degli stipendi abbiano devoluto tale cifra a se stessi ma in diverso modo. Questa è la conseguenza della politica fatta male: chi legge le notizie si sente vittima di una truffa e per questo è bene almeno mettere nero su bianco le posizioni delle diverse parti tenendo presente che: non ci sono emolumenti attestati, non ci sono atti di riscossione, quindi alla luce dei fatti odierni parliamo di ipotesi. Per questo ecco una panoramica in risposta agli interrogativi dei nostri lettori sul caso aumento retroattivo oppure no?

E’ su questo che l’interpretazione del quotidiano “laRepubblica” differisce da INPS che questo scrive: “La Direzione Risorse Umane dell’Inps comunica che non ha corrisposto al Presidente Tridico compensi arretrati in seguito all’emanazione del Decreto del 7 agosto 2020 e, in ogni caso, gli Uffici dell’Istituto non hanno mai previsto l’erogazione di un compenso arretrato al Presidente per il periodo che va da maggio 2019 al 15 aprile 2020. Pertanto, la notizia apparsa sul quotidiano La Repubblica di oggi, a firma di Giovanna Vitale, in merito ad un compenso arretrato al Presidente pari a 100mila euro è priva ogni fondamento.

Ma non basta: “Il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze 7 agosto 2020, a seguito della ricostituzione del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto, ha fissato la misura dei compensi nei confronti del Presidente, del Vice Presidente e dei Consiglieri di Amministrazione, come previsto dall’art. 3, comma 11, del decreto legislativo n. 479/1994. In particolare, i compensi annui al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali obbligatori a carico del percipiente, a favore dell’Organo di Amministrazione sono i seguenti: Presidente: € 150.000,00;
Vicepresidente: € 40.000,00 elevabili a € 60.000,00 in caso di deleghe; Consiglieri di Amministrazione: € 23.000. Nel rispetto della normativa vigente in materia, la decorrenza dei predetti compensi è fissata a partire dall’effettivo esercizio della funzione, ossia dal 15 aprile 2020, data di insediamento del Consiglio di Amministrazione. Detta regola vale anche per il Presidente dell’Istituto, prof. Pasquale Tridico, ancorché abbia svolto la funzione di Presidente dell’Istituto già da maggio 2019. Difatti, anche per il Presidente la nuova misura dei compensi stabilita dal citato decreto interministeriale decorre dall’assunzione della carica di Presidente del ricostituito Consiglio di Amministrazione.
La Vice Presidente, Maria Luisa Gnecchi, in quanto percettrice di un trattamento pensionistico obbligatorio, svolge l’incarico a titolo gratuito. Parimenti, è svolto a titolo gratuito l’incarico di Consigliere di Amministrazione del Dott. Rosario De Luca, cha ha rinunciato ai relativi compensi.” Il documento è divenuto anche comnicato alla stampa, alla firma di Maria Grazia Sampietro la
Direttrice centrale Risorse Umane INPS.

MA NON BASTA LA QUERELLE SI DIBATTE ANCHE SUL QUOTIDIANO dove Pasquale Tridico ha risposto con una lunga lettera a cui, poi, segue altra risposta della Giornalista che ha firmato l’articolo originale (che è diventato una notizia virale).

LA REPLICA SU LA REPUBBLICA DI TRIDICO

Caro direttore,
ho letto l’articolo di Giovanna Vitale, pubblicato ieri su Repubblica, che riguarda il mio compenso come presidente dell’Inps. Mi ha sorpreso il modo in cui è stata trattata la vicenda, che soprattutto in Rete ha scatenato centinaia di commenti sfociati anche in minacce e insulti alla mia persona. Ma a colpirmi è stato anche il fatto che nessuno del Suo giornale mi abbia chiesto preventivamente una dichiarazione, con la quale avrei subito fatto chiarezza su molte cose. (SEGUE AL LINK SOPRA)

LA REPLICA DELLA GIORNALISTA DI LA REPUBBLICA

L’articolo riporta fedelmente il contenuto di atti ufficiali, quale un decreto interministeriale che aumenta i compensi del vertice Inps e ne stabilisce la decorrenza “dalla data di nomina del presidente, del vicepresidente e dei consiglieri di amministrazione”. Scritto in modo tale da autorizzare il riconoscimento di arretrati, su cui infatti il collegio sindacale ha chiesto chiarimenti. Tutto il resto è libera interpretazione del professor Tridico. (giovanna vitale)

UN COMMENTO DA FARE IN SECOLO TRENTINO SULLA STAMPA:

Il professor Pasquale Tridico ha affermato di non essere stato messo al corrente, il Ministro afferma di non esserne stato informato, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte afferma di non saperne nulla, ma data la liceità d’uso dei termini (vediamo ad esempio la Ministra all’istruzione il cui uso di “retroattivo” è sempre all’OdG, nonché la serie di innesti ignoranti a cui siamo quotidianamente sottoposti in termini di linguaggio) possiamo presumere che la formulazione non sia stata compresa appieno nella sua effettiva ricaduta pratica. Non sarebbe il primo caso di sviste, possiamo riderci sopra pensando al “Grano saraceno” ma siamo nella palude e nella stige per quanto concerne le inchieste post Covid (vedasi il caso Irene Pivetti per equivalenza FFP3, KN95 poi risolto nelle nostre attuali “museruole” FFP1).

Come dichiarato fu Luigi di Maio a decidere di alzare di oltre un terzo lo stipendio di Pasquale Tridico. Il giornalisa Emanuele Fittipaldi di “Domani” poche ore fa ha rilanciato la questione nel tentativo di fare una panoramica completa anche su twitter contro le fake news.

Senza dubbio, fermo restando che la contestazione di un cespite/emolumento va fatta nel momento dell’accertamento del compenso avvenuto, non per libera interpretazione, non si può non considerare che il giornalista, come persona, la stampa, come mezzo, mai come in questi anni si sono trovati in difficoltà a causa principalmente di due accadimenti: la diffusione (a volte per errore a volte voluta) di documenti sbagliati e la diffusione di notizie false e tendendiose, rumors, imprecisioni infarcite da cantonate, per cui non si può rimanere indifferenti di fronte a questa continua messa in scena che ha un solo scopo – a mio parere – screditare la stampa in modo da renderla inattendibile e quindi sostanzialmente poco utile agli scopi di persone che possono essere tanto delle imbranate oneste persone, quanto delle disoneste persone senza scrupoli.

In questo “waltzer dei cretini” a rimetterci sono i lettori e la società civile, in quanto sia il giornalista, che l’amministratore, che il politico, tanto o poco che sia, sono stipendiati comunque.

Martina Cecco