Covid-19, colpa delle scuole? No, colpa dei trasporti. No, colpa della movida. E se fosse colpa del virus?

La seconda ondata di Covid-19 è ormai in corso in Italia e si rincorrono dati, grafici, curve e – immancabilmente – i rimbalzi di accuse sui possibili “untori” di questa seconda ondata di contagi. C’è chi se la prende con le scuole, chi con la movida e chi sostiene invece che sia un semplice effetto domino a seguito del rientro dalle vacanze.

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità certificano una situazione seria ma non critica come a marzo: si parla infatti di una media di circa 25 morti al giorno nell’ultimo mese, a fronte di circa 1.000 guariti al giorno. Circa il 75% dei positivi dell’ultimo mese si sono rivelati asintomatici o con sintomi lievi, con una età media del contagio ferma a poco più di 40 anni.

Le criticità sono però legate al sistema sanitario

Se tutti i posti letto e i posti di Terapia Intensiva dovessero essere occupati da malati Covid, si rischierebbe di non avere più posto per tutti gli altri malati che necessiterebbero invece di ricovero ospedaliero, aumentando così le morti collaterali. Altra preoccupazione è legata all’età media: i numeri infatti sono positivi perché l’età media è bassa, ma se la popolazione più giovane e asintomatica dovesse entrare in contatto con quella più anziana, il rischio di vedere aumentare in maniera esponenziale i casi e le morti potrebbe essere più che concreto.

Per questo, il Governo Conte II e le varie Giunte regionali e provinciali stanno cercando misure per limitare il contagio, andando spesso a colpire il settore della movida: la Lombardia infatti avrebbe già disposto una sorta di “minicoprifuoco” attiva già dal prossimo giovedì, mentre il Governo ha disposto già dalla scorsa settimana la chiusura dei locali e dei ristoranti dalle ore 24.

Non sono mancati però anche Presidenti di Regione che hanno individuato nella vita diurna il pericolo:

E’ il caso di Vincenzo De Luca, Governatore della Campania fresco di rielezione, che già da qualche giorno ha disposto la chiusura delle scuole e delle Università per limitare il contagio. Una soluzione che ha incontrato diverse resistenze, tra cui quella del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

La scuola ha un’organizzazione interna molto attenta, questi focolai che censiamo sono molto limitati rispetto al resto del Paese” afferma in un’intervista al Sole 24 ORE il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, che ha aggiunto che la maggior parte degli studenti positivi contrai il Covid al di fuori della scuola.

Tuttavia già due settimane fa erano già più di 200 le scuole chiuse per l’emergenza Covid, con oltre 1.500 istituti che hanno visto almeno un caso di positività. Numeri importanti ma che rappresentano comunque cifre minoritarie rispetto al totale dei contagi, motivo per cui la Azzolina ha indicato nelle “attività extrascolastiche” la principale fonte di contagio. Però è innegabile che nel frattempo stanno aumentando esponenzialmente le scuole chiuse e le Regioni che valutano provvedimenti simili allo “sceriffo” De Luca.

Molti hanno anche individuato nei trasporti pubblici un potenziale pericolo, a cominciare dal coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo.

Intervistato dal Corriere della Sera, Miozzo ha affermato che sarebbe stato utile migliorare il servizio di trasporto pubblico prima di rimettere in circolazione un giro di persone stimato in circa 10 milioni di utenti giornalieri. Dell’avviso di Miozzo sono anche il Ministro della Salute Roberto Speranza – che ha invitato le aziende a intensificare lo smart working affinché si decongestioni il traffico – e anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Andrea Martella che ha invece proposto metodi per ridurre la capienza.

Eppure c’è chi non ritiene pericolosi i trasporti.

Il rischio di contagio nel sistema del trasporto pubblico locale è bassissimo, i mezzi pubblici anche nei periodi di punta non superano il 70% di capienza. In termini di percezione della propria sicurezza personale, però, su autobus e metropolitane che hanno poche sedute si ha un’impressione di insicurezza“. Ad affermarlo è Paola De Micheli, Ministro dei Trasporti, intervistata dalla trasmissione In Mezz’ora di Rai Tre.

Abbiamo concordato tre misure che alleggeriranno il trasporto pubblico locale: sistema più flessibile per gli orari delle scuole superiori, un’ulteriore spinta alla flessibilità degli orari di lavoro e l’implementazione dello smart working. Inoltre, aumenteremo i controlli per evitare problemi tra chi scende e chi sale dai mezzi” sostiene il Ministro, respingendo così le accuse rivolte al settore dei trasporti.

Il settore messo più sotto i riflettori resta dunque quello della movida e della vita notturna, ma qui a smentire le voci che vorrebbero il contagio dovuto all’irresponsabilità di quelle persone che frequentano bar, pub e ristoranti ci sarebbero i dati riportati dallo stesso Ministero della Salute. Dal report della scorsa settimana, sembra infatti che la stragrande maggioranza dei casi – 80,3% – sia in ambito domiciliare, mentre quelli relativi alle attività ricreative sia fermo al 4,2% contro il 3,8% delle scuole.

In conclusione, sembra ancora difficile ipotizzare un effettivo fattore di “inizio” della seconda ondata:

Probabilmente, la colpa è semplicemente da imputare al virus che, altamente contagioso, è riuscito ad arrivare a molti nonostante dei protocolli di sicurezza abbastanza rigidi. Quarantena o meno. Magari pure con la ripresa della stagione invernale; quella più rigida e dura. Quel che importa è che si lavori a una cura e una terapia efficace, così da non trovarsi impreparati come a marzo nel momento in cui i casi aumenteranno.

Bisogna lavorare a una soluzione, invece di cercare colpevoli.

Riccardo Ficara Pigini

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