Mattia Feltri, Laura Boldrini o Carlo Verna?

Si deve difendere il padre o difendere le donne?

Non ci facciamo mancare niente, in Italia… La troviamo in fondo alla classifica per la libertà di stampa, siamo al posto 41 e non è grave, ma è un segno di inadeguatezza. Le motivazioni non sono solo politiche, ma anche economiche, comunque siamo in fondo. La professione è ampiamente normata, certo, con il Testo Unico dei diritti e dei doveri del giornalista non mancano le leggi, ma sentiamo la voce dell’Ordine dei Giornalisti solo quando a sollevare la questione fosse un politico.

E magari, come in questo caso, un parlamentare, che si scaglia contro il figlio di un ex giornalista che è messo sostanzialmente all’indice, stillicidio in atto e realizzato, un sorvegliato epurato, Vittorio Feltri.

Emerge quando c’è campo, come in questo caso, che si può intervenire su un prodotto editoriale non esattamente giornalistico (ma un blog), praticamente un “caso di scuola” dove non era conveniente esattamente fare a meno di evitare. Diciamolo, ci fanno rabbia questi blog, sono liberi, non lo sono, fanno guadagnare, non fanno guadagnare…

La vicenda in questione riguarda Laura Boldrini, parlamentare ampiamente istrionica, che – pubblicando il suo blog ospite di un giornale on line molto famoso per la natura esterofila trendy che lo caratterizza, l’HuffPost – si è vista cassare un post, che sarebbe dovuto essere in tema di “violenza sulle donne” ma che in realtà era solo l’ennesima marchetta politica contro Vittorio Feltri, resosi reo di aver sminuito il fatto di cronaca relativo alla “vicenda Genovese”.

(La vicenda Genovese è un fatto di cronaca attuale. Cassare significa tagliare. NDR)

Si è più spesso ribadito di dover parlare dei fatti di violenza mettendo l’accento sul fatto, senza attaccare la vittima, ma Vittorio Feltri non poteva cambiare il suo stile, mettendola giù con sarcasmo. Non si vuole sottolineare cosa ha detto, anche questa diventerebbe violenza.

Era, è, necessario, tirare in ballo la cronaca per scrivere di un argomento di ampio respiro? No. Se proprio vogliamo … tantomeno farne occasione di polemica banalotta!

Perché con Mattia? Personalmente in due punti credo che abbia fatto bene il direttore di HuffPost, laddove non mette in dialogo un blog con un giornale vero e proprio (si tratta di Libero) perché il presupposto per un dialogo a mezzo stampa è … che ci sia un livello tale da permettere il botta e risposta! In questo caso non c’è.

Ma che sarebbe dovuto seguire ad un post promozionale inerente la violenza sulle donne, polemico. Si sarebbe dovuta rilanciare la polemica? Ma la visibilità era per la tematica o per Laura Boldrini?

Alla fine la scena Laura Boldrini la ruba, dribblando il caso e attirando su se stessa l’attenzione, e allora Mattia Feltri ha fatto due volte bene.
La terza volta poi fa bene quando decide di non tirare in ballo il padre.

Fa male, però, quando telefona ad una blogger, per cercare una mediazione: non c’è nessun obbligo a pubblicare, fa parte delle regole. Inutile che si finga di giocare a Peter Pan e Campanellino, i blog ospitati sui giornali sono megafoni culturali e politici! Quindi vanno usati meglio.

Perché con Verna? Qui si tratta di un tema spinoso: come mai i blog sono esenti dalle regole? Se ospitiamo qualcuno che non lavora per noi, che ruolo esattamente ha all’interno del giornale?

La gestione del blog, che è autografo, è regolata da un contratto, che HuffPost, come da standard, rispetta, anche cassando i post, ma la frode è verso il lettore: lo spazio che si compra su un giornale non è un blog, non è libero, non è autonomo, questo è giusto che sia emerso, perché i lettori lo devono sapere.

La questione è arrivata all’Ordine Nazionale dei Giornalisti che accusa Feltri (figlio) di aver censurato Laura Boldrini – accusa politica di per sé – ma il sentimento di scarsa attenzione alla stampa, alla libertà di stampa, nella nostra nazione, corrisponde a un’effettiva difficoltà per i mezzi della stampa di avere un proprio palco: la provenienza della stampa su commissione – nonostante il mutato carattere che si deve alla presenza dello stesso Ordine dei Giornalisti – non ha un’effettiva trasparenza.

Nel merito del tema in oggetto: difendere il padre o difendere le donne?

Intanto cerchiamo di non usare i padri (altrui) e i fatti di cronaca (altrui) come occasione per attirare l’attenzione su di sé, anche usare le donne oggetto di violenza, solo per fare politica, è violenza.

Credo che abbia sbagliato Laura Boldrini, quando sminuisce un tema di portata internazionale per farne occasione di spulciarsi a vicenda a mezzo stampa, ha scordato che l’obiettivo era difendere le donne, e non fare la piazzata provocatoria.

Ma un buon tacer non fu mai scritto.

Di Martina Cecco