Era l’anno dei mondiali… Paolo Rossi ci lascia, calcio in lutto

Il sogno del 1982 ha lasciato traccia sul campo, nei libri, nella musica. Il grande campione italiano Paolo Rossi, da tempo ammalato gravemente, è morto.

Lo ha detto questa notte su twitter la moglie. In un attimo la notizia di “Pablito” è arrivata al cuore dei tifosi. Un periodo orrendo per chi negli ottanta era appassionato di sport. Miti e campioni quando il calcio era il pomeriggio da “Bar Sport”, che per l’Italia del boom rappresentava tutto.

Lo stadio, l’abbonamento e le partite erano il sale della vita.

In ogni modo ora resta un vuoto, in un momento difficile, se ne va il campione del Mondiale 1982.

Prima il Vicenza (in A) e poi il Perugia. Quindi la Juventus.

Non ci sarà mai nessuno come te, unico, speciale, dopo te il niente assoluto”. Ha scritto la moglie su facebook.

Paolo Rossi, soprannominato nel calcio “Pablito”, era nato a Prato il 23 settembre del 1956.

La stagione sportiva inizia da giovanissimo: i primi calci li fa nella squadra Santa Lucia, una squadra locale del comune dove nasceva.

Nel 1967 passa a una società più grande, ai tempi le squadre erano squadre, non società vere e proprie come adesso, gli impresari erano sponsor e basta, comunque era l’Ambrosiana. Segue la Cattolica Virtus.

Arriva finalmente la chiamata a 16 anni per la Juventus nelle giovanili. Inizia la carriera in Serie A. Gioca delle importanti gare prima di essere nuovamente convocato tra i bianconeri.

Nel campionato 1981-1982 infatti Paolo Rossi ritornerà alla Juventus, con cui vince subito il suo primo scudetto. 

In quell’anno in Spagna ci sono i Mondiali. E Paolo Rossi gioca talmente bene da aver preso diversi riconoscimenti. L’Italia li porta a casa per la Terza volta. Il coach era Enzo Bearzot. I nomi che gestivano i giochi erano del tipo di Falacao e Rumenigge. Niente di scontato quindi. Tuttavia la nota fortuna italiana ha avuto il suo momento.

Paolo Rossi fu alla fine il capocannoniere del Mondiale. Vince il titolo di Pallone d’Oro. Non è sbagliato dunque attribuire a lui il merito della vittoria. Non per niente diviene subito un ideale giovanile.

Porta la Juventus, allo scudetto, quindi una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa e una Coppa dei Campioni. Lascia il calcio nei sui trent’anni ma la Storia del Calcio italiano lo ha impresso nelle sue pagine.

Porta il suo contributo da esperto nella cronaca calcistica come commentatore di gara. (MC)

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Giornalista scientifica, scrivo per Donnissima, già direttrice di Liberalcafé. Studentessa di Filosofia a indirizzo storico presso l'Università degli Studi di Trento.