Prolungare il calendario scolastico? Per Bisesti è una possibilità: “Ma in modalità più leggera”

Tra i punti programmatici che il Presidente incaricato Mario Draghi avrebbe messo sul tavolo c’è quello del prolungamento del calendario scolastico delle superiori, in modo da recuperare le settimane di lezione in presenza perse a causa del Covid-19 durante l’autunno e l’inverno del 2020/21.

Una possibilità che vede il parere favorevole di Mirko Bisesti, Assessore provinciale del Trentino all’Istruzione ed ex-Segretario della Lega, partito che farà parte della maggioranza di governo dell’ex-Presidente della BCE. “Devo dire che dopo Conte e Azzolina, fa piacere sentire che Draghi parli concretamente di scuola e dei suoi bisogni” afferma l’Assessore in un’intervista rilasciata all’Adige, sostenendo che la questione del calendario in questo momento è al centro di un ragionamento basato sull’attività “non-stop” – fatte salvo quarantene preventive per casi di positività – delle scuole elementari e medie.

In Trentino – dice Bisesti – queste scuole fortunatamente non si sono mai fermate e questo è un nostro punto di forza: i nostri ragazzi sono quelli che in Italia hanno perso meno giorni di scuola. Il tema su cui stiamo ragionando a livello politico e di Dipartimento riguarda quindi suolo le scuole superiori, in particolar modo dalla prima alla quarta perché le quinte hanno l’esame fissato a livello nazionale“.

Il progetto dell’Assessore consisterebbe in un recupero delle lezioni perse, ma con una modalità più “leggera“, andando quindi a impiegare anche alcuni giorni dell’estate per terminare il programma didattico consentendo però una didattica frontale in presenza che potrebbe risultare più efficace.

L’annoso dibattito sulle vacanze estive, troppo lunghe e concentrate in un unico periodo secondo i detrattori, necessarie a “staccare la spina” dopo un intero anno passato in aula secondo i sostenitori, rischia di dover tornare ben presto sui tavoli anche governativi: sono molte le soluzioni alternative che potrebbero essere prese come modello per rimodellare il calendario, dallo spring break di matrice anglosassone, che concede qualche settimana di svago durante la bella stagione, fino al modello olandese in cui ci sono 365 giorni “di scuola” a fronte di 200 giorni “di lezione”, per cui si può andare a scuola anche durante l’estate per continuare la propria formazione, o con corsi di recupero nelle materie in cui si hanno difficoltà o per attività parallele come la musica, lo sport o l’arte.

Dietro le lunghe vacanze estive, secondo i più maliziosi, ci sarebbe anche un tacito accordo tra le parti sociali: dato il mancato aumento contrattuale dei docenti – il cui salario è sostanzialmente “bloccato” da più di 10 anni – il Governo prestabilirebbe un aumento dei giorni di ferie, così da “accontentare” i sindacati.

Nel discutere di prolungare il tempo a scuola, inoltre, bisogna affrontare anche due discorsi distinti: il primo sta nei trasporti, il secondo nell’efficacia della didattica a distanza. “Vorremmo riuscire a riaprire al 75% già a inizio marzo, potremo farlo però solo se a livello nazionale sarà deciso di consentire una capienza maggiore per i mezzi pubblici, portandola ad almeno il 60-65%” sostiene Bisesti, ma qualora il “problema” fosse rinviato da marzo a giugno sarebbe forse anche peggio: come si concilierebbe il rientro in classe totalmente in presenza da parte degli studenti, che usano perlopiù autobus e treni per raggiungere i propri istituti, con il già intenso traffico nelle giornate estive, incrementato anche dal turismo? Più che un problema di rischio sanitario – si spera che anche quest’estate come la scorsa presenti un indebolimento del virus, aggravato dalla vaccinazione – sarebbe un problema infrastrutturale, con disagi che potrebbero essere superiori ai benefici.

Bisognerebbe poi ragionare sulla funzione stessa della didattica a distanza: il problema principale, a detta di molti tra studenti e insegnanti, starebbe nell’incapacità di avere delle valutazioni oggettive a causa del distanziamento e del mancato controllo da parte del docente, oltre all’ormai annoso problema dei rallentamenti della rete internet in aree abbastanza estese del Paese. Se il secondo rappresenta un problema che il prossimo Governo – e nello specifico i prossimi ministri dell’Innovazione tecnologica, dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture – dovrà affrontare e risolvere, il primo potrebbe rappresentare persino un’opportunità.

Si potrebbe, infatti, immaginare di orientare il calendario didattico, qualora il problema pandemico persista, in modo tale che vada in presenza solo una classe per sezione alla settimana, così da affrontare tutte le verifiche e le interrogazioni in quel periodo – come una vera e propria sessione d’esami universitaria – e passando poi le successive quattro settimane a casa per la parte didattica. Questo consentirebbe, di fatto, di non perdere nemmeno un giorno di lezione dal momento che il programma potrebbe essere portato avanti anche a distanza, qualora i sistemi informatici forniti a studenti e docenti fossero ottimali.

In linea di massima, se l’idea di Draghi e approvata da Bisesti di modificare il calendario può anche rivelarsi azzeccata, bisogna ammettere francamente che il problema non sta tanto nel calendario quanto piuttosto negli strumenti messi in campo per la scuola: nel corso di tutta l’estate 2020 potevano essere risolti i problemi di connessione e si sarebbe potuto lavorare sull’ampliamento dei mezzi di trasporto, anche in un’ottica Green, parola sempre più in bocca alla classe politica ma sempre meno presente nei fatti. Ci si trova invece a discutere se le classi tra la prima e la quarta debbano andare a scuola fino a luglio per poi ripartire, ancora una volta pieni di dubbi sul proseguimento, a inizio settembre, mentre le classi quinte affronteranno un esame di maturità minato sin dalle fondamenta, non avendo potuto ricevere valutazioni idonee alla preparazione per quel passaggio. Un passaggio che forse, come diceva Pendenza, fa parte di quella “prassi del passato”.

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Laureato in Scienze Storiche e Giornalista pubblicista dal 2021. Collabora col Secolo Trentino dal 2014, occupandosi di cultura, società e politica.