Top Gun: Maverick, volo tra emozioni e nostalgia

Ero entrato in sala sfiancato dall’attesa (il film doveva uscire nel 2020, ma poi venne il Covid) e con aspettative forse troppo alte («è bellissimo», mi aveva scritto un amico), eppure al termine della proiezione ero entusiasta. Sì, perché Top Gun: Maverick è davvero un capolavoro. Un filmone che non solo porta sulle spalle a meraviglia un’eredità pesantissima – quello girato da Scott nel 1986 è da tempo, a tutti gli effetti, un classico -, ma riesce a darne in un certo senso compimento.

In breve, la trama vede l’ex tenente – oggi capitano – Pete “Maverick” Mitchell richiamato alla Top Gun per addestrare per una missione segreta un manipolo di piloti, attenzione, già di altissimo livello. Ma siccome Maverick è ancora il numero uno, pur malvolentieri i vertici della marina si affidano a lui per portare i loro piloti e i loro F-18 oltre i limiti. Attorno a questa storia, ruota un emozionante caleidoscopio di voli rovesciati, partite di beach volley e melodie nostalgiche.  

Alla fine, chi ha amato il film del 1986 esce dalla sala riamato da Top Gun: Maverick, che sono certo piacerà molto anche a chi dovesse scoprire Maverick per la prima volta. In una pellicola dove c’è molto – il senso dell’amicizia, l’importanza di formare uomini prima che piloti, il coraggio –, il passaggio più significativo è in una frase, che nella vicenda assume un significato particolare che qui non anticipo: «È ora di dimenticare». La sola cosa impossibile dopo aver visto questo film.

Voto: 9.

Giuliano Guzzo