Eurozona

La neocolonizzazione USA dell’Europa occidentale

Ormai il disegno è così evidente, che non ci possono essere più dubbi in proposito: l’obiettivo – tutto americano – è distruggere economicamente il vecchio continente e recidere – definitivamente – i legami tra l’Europa occidentale e la Russia, perché l’occidente continui a gravitare economicamente e militarmente intorno agli interessi USA.

L’operazione militare in Ucraina attuata dai russi è la migliore occasione per raggiungere questo obiettivo, imponendo in Europa un’economia di guerra senza una guerra, il cui scopo è realizzare una demolizione controllata della produttività europea, facendola collassare sotto il peso dei costi energetici, che senza il gas e il petrolio russo diventeranno insostenibili.

E non ci sarebbe nulla di strano (così per dire) se venissero correttamente individuati chi sono gli amici e chi sono i nemici; chi sono i nostri alleati e chi sono i nostri avversari. Il fatto è che non è così. Gli americani, che in un mondo normale sarebbero stati individuati come gli avversari, o comunque come i controinteressati, sono gli alleati che seguiamo in questo progetto di autodistruzione. Loro, chiaramente, si guardano bene dal distruggere la loro economia per gli ucraini, ma è chiaro che non hanno le stesse remore, per quando riguarda l’economia europea, che così rischia di diventare completamente dipendente dall’economia USA.

Ma anche questo ha senso: siamo agli albori di una neocolonizzazione USA dell’Europa, dopo la parentesi globalista e mercantilista tedesca (ormai al tramonto) che ha dato parecchio filo da torcere all’economia americana. L’aumento delle spese militari riflettono esattamente gli interessi degli apparati industriali americani; mentre, la recisione dei rapporti energetici con la Russia, riflettono gli interessi americani sotto molti altri punti di vista (energetici, alimentari e persino nel settore dei servizi).

Questo processo oggi non si è ancora del tutto palesato, ma si paleserà nei prossimi anni. La fine della globalizzazione non è altro che l’atto di inizio di questo processo che vedrà l’alba di un mondo multipolare, fortemente polarizzato. Per dirla meglio: un mondo con dei globalismi ridotti. Noi, in quanto Europa occidentale, apparterremo all’area di influenza americana. Potremo certamente stringere rapporti economici e commerciali con altre parti del mondo, ma sempre sotto il controllo e il consenso USA.

Certo è che l’Europa sarà decisamente più povera e sempre meno determinante nelle decisioni globali (e già oggi è così). La crisi ucraina ha già dimostrato che l’Europa non ha autonomia e si è dimostrata per quel che è: la serva sciocca degli americani. Pronta a suicidarsi se gli USA decidono che così deve essere. Diversamente, la crisi ucraina non avrebbe intaccato i rapporti con la Russia, né li avrebbe messi in discussione. Di più: l’Europa si sarebbe proposta con il ruolo di mediazione tra la Russia e l’Ucraina per una soluzione diplomatica del conflitto.

E invece, niente di tutto questo. L’Europa si è schierata acriticamente come volevano gli americani, che dal canto loro – a conferma della vocazione guerrafondaia della loro classe dirigente – stanno conducendo una guerra proxy contro la Russia in terra europea. Con il rischio, peraltro, di creare i presupposti per un pericoloso allargamento del conflitto, che coinvolgerebbe tutti noi in una guerra che buon senso vorrebbe venisse scongiurata ogni giorno, e che invece viene pericolosamente alimentata con forniture di armi a una delle parti in guerra e con una propaganda anti-russa violenta e ingiustificata.

Ma questo esige il neocolonialismo americano, e finché la classe dirigente europea sarà prona e asservita a Washington, le prospettive non saranno affatto rosee per il nostro futuro, che rischia di essere letteralmente buio.

Secolo Trentino