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“Ignorando l’informazione l’Italia s’impoverisce” 1972-2022. I 50 anni dell’Ordine dei giornalisti del Trentino-Alto Adige/Sudtirol

TRENTO – Una riflessione sui 50 anni dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige/Sudtirol e sulla professione di giornalista: “E’ un momento importante di celebrazione che quasi si sovrappone ai 60 anni della istituzione dell’ordine a livello nazionale”. Il Presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha posto una domanda inquietante: il panel parla oggi di chi eravamo e di chi siamo ma… ci saremo? Quali saranno gli scenari futuri del giornalismo?

“Dobbiamo capire come poter presentare un’informazione di qualità, certificata, affidabile, che stia fuori da ogni circuito di disinformazione che colpisce la dignità delle persone, come accade sui social media.” Come dovremo cambiare per rimanere? Oppure semplicemente vogliamo essere i rappresentanti di una casta destinata a scomparire progressivamente? L’idea del Presidente nazionale è che di fronte al cambiamento totale della professione, serve salvare i valori e i principi della professione.

               “La legge in vigore in Italia prevede 5 gradi di giudizio per sanzionare un giornalista, questo può essere cambiato solo dal parlamento”. Tutti i canali di diffamazione, in cui si calpesta la dignità delle persone che ormai solo in infinitesima parte transitano dai giornali e dai media tradizionali, passano per la maggiore per le piattaforme non regolate, se l’informazione non sarà più gestita e controllata sarà un disastro. Secondo il Presidente nazionale dell’ordine è profondamente sbagliato che si trascuri l’informazione e non ci si prenda a carico la qualità. Sono pochi i grandi player internazionali che gestiscono dati e informazione e non pagano nemmeno le tasse in Italia, ha detto.

In sala presenti le prime due donne che si sono iscritte all’Ordine dei giornalisti

               “Il palazzo della Regione è un simbolo” ha detto la Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige, Sudtirol Elisabeth Anna Mair. “Proprio in questa fase di transizione in cui l’ordine si trova, esso è una casa che può essere un ponte tra le diverse realtà linguistiche, l’unità ci crea forza e per questo noi punteremo molto di più sul plurilinguismo, cercando di sostenere anche i colleghi ladini.” Secondo la presidente è il tempo di cambiare il nome all’ordine, trasformandolo in Ordine delle giornaliste e dei giornalisti.

Una panchina bianca per la stampa – La “Panchina bianca” per la libertà della stampa si rifà all’Articolo 21 della Costituzione, per la libertà di informazione. Ricorda quanti perdono la vita ogni anno per dire quello che non si potrebbe dire perché qualcuno non vuole che sia detto.

La panchina bianca è stata progettata dallo Studio Andromeda, di fronte al palazzo della Regione capeggia ora per ripetere l’incipit della legge che difende chi cerca di capire la verità. E’ stata realizzata con la collaborazione dell’Ufficio parchi e giardini del Comune di Trento.

               “Invece di esercitare il diritto di rettifica si ricorre sempre più spesso al Consiglio disciplinare, ritenendo i colleghi nemici. Questo è un indice di malessere.” Ha detto Anna Mair, invitando gli editori a non continuare a far lavorare i giornalisti pensionati e i non iscritti che adesso forse potranno accedere alla professione semplice, ma ad assumere chi è giornalista e non lavora con contratti seri, ma ha contratti precari.

Un anno buono per la stampa in Trentino

               Roberto Paccher Vicepresidente vicario del Consiglio regionale, nonché giornalista iscritto regolarmente all’Ordine, ha portato i suoi saluti ricordando che i 50 anni dell’ordine dei giornalisti cade esattamente nella stessa annata del secondo Statuto dell’Autonomia. Inoltre, ha detto, sono stati fondati due nuovi quotidiani, in Trentino, che garantiscono la pluralità dell’informazione. Quando nascono dei giornali è sempre una cosa positiva, ha detto.

               “Spiegare ai giovani nelle scuole da dove nasce e quale ruolo importantissimo ha, nella società civile, il giornalismo, per far crescere i giovani in questa direzione.”

Il Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha ricordato che, in questi anni, la stampa e i giornalisti hanno lavorato molto e sono stati molto disponibili nel seguire la Giunta nelle periferie, nonché ha ricordato che la stampa e il giornalismo stanno vivendo un periodo frizzante, che è importante anche dal punto di vista economico.

               “Il Trentino va un po’ in controcorrente, visto che non ci sono a livello locale così tante iniziative che vanno in questa direzione” ha detto Fugatti, per guardare verso il futuro.

La democrazia dipende dal lavoro quotidiano della stampa: il re è nudo

I tempi sono bui ma tutti noi dobbiamo essere fieri di poter essere giornalisti e giornalisti in un pensiero libero e democratico. Possiamo risvegliarci in una democrazia senza democrazia e in una repubblica senza repubblicani, perché molti si sono allontanati dalla democrazia partecipata.

In chiusura è intervenuto il Presidente del Sindacato delle Giornaliste e dei Giornalisti TAA Sudtirol Patrik Rina. “Questa è una festa di democrazia vissuta e democrazia partecipata: in una regione situata nel cuore dell’Europa, la qualità del vivere delle persone dipende in larga misura dalla qualità del giornalismo. Le giornaliste e i giornalisti producono quotidianamente, se sono ligi ai dettami deontologici, prodotti di qualità. Il lavoro giornalistico richiede uno scatto di orgoglio: per questo ho parlato di festa di compleanno” ha detto.

IL VIDEO DEI LAVORI EDITO DA ALESSANDRO CAGOL QUI

“Dire le cose come stanno. Il fondatore della testata Spiegel scriveva che la verità deve emergere da sotto la superficie dell’opinione del popolo, va accolta, analizzata e portata dappertutto così che nessuno possa dire che la verità non gli è stata accessibile, perché la verità è stata evitata. Per il giornalista dire ciò che è per cambiarlo, nell’alveo della democrazia, richiede grinta al servizio delle persone, perché il giornalismo è un’educazione civica, il giornalismo è un servizio civile.” Ha detto Rina.

Martina Cecco

Riguardo l'autore

martinacecco

Giornalista scientifica, scrivo per Donnissima, già direttrice di Liberalcafé.
Studentessa di Filosofia a indirizzo storico presso l'Università degli Studi di Trento.

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