Cultura

“La moda”, di Georg Simmel. Alle radici di conformismo e collettivismo

Perché il breve saggio di Georg Simmel sulla moda, pubblicato da Mimesis Edizioni, una delle migliori case editrici in Italia, è il libro che abbiamo regalato di più finora? Non solo perché conosciamo molto bene l’improvvida riluttanza d’amici e conoscenti nei confronti della lettura; il saggio è tanto corto (67 pagine) quanto al contempo pregno di senso, ma non è questo il sol motivo che ci ha determinato a farlo.

ALLE RADICI DI CONFORMISMO E COLLETTIVISMO

Il tema della moda come esposto da Simmel, cela infatti un’interessante disamina di alcune delle principali piaghe sociali contemporanee, il conformismo e il collettivismo su tutte.  Un approccio superficiale e frivolo al testo potrebbe scambiarlo per un’analisi dell’ethos dell’abbigliamento dei primi del secolo scorso, cosa che Simmel, in verità, non evita di fare.

Non è chiaramente questo l’aspetto su cui concentreremo la nostra analisi, quanto la denuncia che Simmel fa, con grande acume, del portato sociale e psicologico del fenomeno. La moda per il sociologo tedesco è espressione onnicomprensiva delle ragioni alla base dei rapporti contemporanei e ne usa il profilo estetico per condurre il lettore in una ben più profonda disamina antropologico-psicologica dell’uomo dei primi del ‘900.

Georg Simmel offre un’analisi sintetica dei fenomeni che il sociologo e antropologo francese Gabriel Tarde ha sviluppato propriamente nel testo “Le leggi dell’imitazione”. Per dare conto dell’avvento del conformismo e del collettivismo, Simmel usa fotogrammi della mutazione estetica del suo tempo, sviluppandola tramite una contrapposizione dualistica tra gli elementi che sublimano la natura dell’essere moderno.

UOMO TELEOLOGICO O UOMO IMITATORE

Simmel giustappone l’uomo teleologico di Platone all’uomo imitatore che “fonde il singolo con l’universale, accentua l’elemento stabile nel cambiamento… quando invece si cerca il cambiamento nell’elemento stabile, il distinguersi dalla generalità, dall’imitazione, diventa il principio contrario… proprio perché essere uguali agli altri e fare lo stesso degli altri è il nemico implacabile del desiderio che vuol procedere a nuove specifiche forme di vita.”

Nella visione del pensatore tedesco, la moda, è fenomeno che unisce e divide, identifica ed esclude, collega ma separa, crea coesione in un gruppo per escluderne altri.

E’ imitazione di uno stereotipo accettato, che conferisce sicurezza e stabilità, a chi l’abbraccia. Al contempo, riesce però a offrire compiacimento a chi intenda usarla per differenziarsi, include chi vi si trova all’interno e di nuovo, esclude chi non vi sia.

Come nota Simmel, un attento esame della storia della moda, offre chiara riprova del fatto che essa trovi ragione nell’appagamento di entrambe le suddette tendenze.

Com’è possibile che la moda, vesta il ruolo di fenomeno estetico, intellettuale o pratico, riesca a imporre l’utile o l’assurdo con la stessa facilità? Come abbiamo visto succedere durante i mesi d’insensata propaganda a senso unico su restrizioni e presunti vaccini.

Ciò avviene quando assume carattere “positivamente sensibile” rispetto a ogni altra motivazione, come quando l’agire conformemente alla moralità non trova ragione nello scopo bensì nel dovere d’agire conformemente, perché quello è il dovere a cui s’è tenuti.

LA MODA COME TRAPPOLA DUALISTICA

Scrive Simmel a pagina 27, “Quando mancherà anche una sola delle due tendenze sociali che devono convergere per creare la moda, il bisogno di coesione da un lato, dall’altro quello di differenziazione, la creazione della moda cesserà e sarà la fine del suo regno.”

Se dal punto di vista estetico la censura di Simmel è totalizzante, come la civetteria per Kant, la moda “sublima l’essenza dell’arte, una finalità priva di scopo”; la sua analisi al di fuori del dominio estetico offre ancora intuizioni illuminanti per il lettore odierno.

La moda nella visione di Simmel è fenomeno costrittivo, vincolante, tiene prigioniero l’individuo tramite l’abito imposto, la definizione della sua apparenza e appartenenza. 

Sono tali diversità, usate dai gruppi per differenziarsi, che alla fine, li tengono uniti.

LA MODA E L’ARISTROCRAZIA NERA VENEZIANA

Molto interessante lo spaccato che Simmel offre sull’uso, strumentale, che era fatto di essa dall’aristocrazia nera veneziana prerinascimentale. 

“I nobili veneziani non avrebbero sviluppato una moda perché, secondo una legge, dovevano vestirsi di nero per non rendere visibile alle masse l’esiguità del loro numero… (una congrega di 4-5 persone nda) si voleva evitare di proposito la differenziazione degli inferiori… l’uguaglianza del vestito… l’invariabilità del nero, simboleggiava la democrazia interna del corpo aristocratico.”

Tale memoria storica ci offre una visione della moda come un crogiolo alchemico per i valori dominanti del momento, che vi trovano trascendenza; dove universale e particolare, si fondono per evolvere e cosi auto-elidersi in un fenomeno effimero e fugace o puramente strumentale al mantenimento della stabilità del Potere.

Una moda è veramente tale solo se porta a cancellare ogni forma di potenziale diversità, finché non condensa in se un unico principio psicologico e lo afferma come unica verità.

La moda innalza l’insignificante, facendone il rappresentante di una collettività, l’incarnazione particolare di uno spirito collettivo.”

La moda diviene quindi uno strumento di assoggettamento, una forma di controllo, tanto quanto l’intrattenimento o la contemporanea tecnologia digitale. 

Costrutti sociali atti a incanalare le volizioni e le aspettative popolari verso un fine comune, condiviso, che va accettato senza se e senza ma, pena l’esclusione del dissidente.

Perciò la moda è al contempo impulso all’eguaglianza e all’individualizzazione: il “ciò che conviene” diventa il vero spartiacque dei corpi sociali, a prescindere dalla sua vera convenienza, dal suo valore e utilità.

Esiste quindi una soluzione per evitare di trovarsi stritolati tra queste due tensioni? 

IL DEMIMONDE EDONISTA

Simmel indica la figura del demimonde, l’individuo che vive una vita edonistica, disinteressato al “ciò che conviene”, sia essa la moda o la contrapposizione a essa.

Solo nella vita totalmente sradicata da convenzioni, usi e costumi “alla moda” o “contro la moda”, si troveranno i pionieri di una nuova società.

I soggetti capaci di trascendere la trappola dualistica della moda e trovare nel rispetto della propria individualità “la massima profondità e la massima forza del loro io.

Potremmo dilungarci ancora, correndo però il rischio di rovinare una sorpresa a molti.

Visto che confidiamo vivamente che queste 1000 parole di commento siano sufficienti a motivare molti a regalare per Natale a familiari, amici o conoscenti, il bellissimo saggio “La Moda”, di George Simmel, edito da Mimesis Edizioni.

Giulio Montanaro

Riguardo l'autore

Giulio Montanaro

Nato a Padova il 19/11/80, si appassiona presto alle lingue, alla storia e alla filosofia. Scrive dal ‘93 e dal ‘99 collabora con organi di stampa. Ha lavorato nel settore della musica elettronica, distinguendosi come talent scout e agente di alcuni degli artisti più importanti degli ultimi 15 anni. Ha fatto esperienze nella moda e nel tessile e vissuto in 9 città differenti. Esausto del modello occidentale-neoliberista, vive ora in Tunisia.

Secolo Trentino