Salute

Sanità Trentina: messa sotto i raggi, al vaglio, non passa, va decisamente male

La sanità trentina sta andando male, come dal titolo, ma ci si accorge che va male solo quando si deve farne uso; infatti, se si sta al parere della vulgata “la sanità in Trentino va meglio che nel resto d’Italia”, bella storia, quindi questo farebbe pensare che va bene. Intanto, già solo questo indice, non è vero: le statistiche non pongono più il sistema sanitario locale ai vertici delle classifiche, se e quando accade è per le eccellenze, ma il popolo ha bisogno anche della normalità: visite per gli occhi, visite per i malati cronici, visite per il sistema cardiocircolatorio, follow up per malati cronici con recidive, malati di cancro, sono questi alcuni dei settori in cui – dopo il Covid – non c’è stata ripresa.

Ovvio che in altri ambiti le cose, invece, procedono bene, abbiamo sempre le nostre eccellenze, di cui si è parlato spesso anche sulle nostre pagine, nonostante si potrebbe dire qualcosina anche in merito alle code, alle liste di attesa e ai tempi di processamento dei pronti soccorso, che tuttavia, rispetto a tempi addietro – qualcuno ricorderà le crisi dei pronti soccorso locali, una ventina di anni fa, quando erano utilizzati al posto del CUP dagli stranieri – qualcosina hanno migliorato, almeno giudicando dalle registrazioni che emergono dalle sintesi annuali presenti sul sito internet dell’Azienda Sanitaria del Trentino, dove sono elencate le prestazioni e le esecuzioni. Con tempi e con statistiche puntuali.

Chi ci rimette? I giovani hanno la doppia possibilità, cioè quella di spostarsi in altre regioni o all’estero per farsi curare, è il caso delle visite e delle cure oftalmologiche, delle cure odontoiatriche e delle cure estetiche e oncologiche. In taluni casi anche per una questione di costi, non solo di tempi di attesa. Ma gli anziani?

Gli anziani pagano il prezzo più alto: non si fanno più visitare, saltano le cure. Si è tanto fatto per portare a “menare il can per l’aia” per somministrare le fatidiche IV dosi ai nostri nonni, ma non pensiamo che – tra tagli e code – sono quelli che non hanno il tempo di attendere, spesso anche una visita agli occhi mancata può causare la morte, ad esempio per una caduta. I tagli riguardano anche le RSA, dove il personale è notevolmente sottostimato. Inoltre, sempre per parlare di chi non può attendere, ci sono i malati gravi, che spesso sono liquidati con cure poco specifiche, mentre vengono curati fuori regione molto più velocemente e in modo puntuale.

Sono opinioni? NO. Ci sono i dati precisi relativi ai tagli alla sanità locale, di cui abbiamo evidenza attraverso le denunzie dei sindacati di categoria, che snocciolano numeri da paura. Tagli economici ma anche di personale: l’emergenza COVID è terminata, ma la situazione adesso è grave. A renderla più grave il fatto che, in grazia all’autonomia, si sono corrette le regole, per cui di fatto non c’è nessuno che possa fermare questo danno, se non prendendolo una buona volta in mano seriamente.

I segretari generali dei sindacati dei pensionati Cgil, Fnp Cisl e Uilp: “Sono migliaia i pazienti in Trentino che ancora oggi faticano a ottenere il rispetto dei tempi indicati dal medico sulle prescrizioni, trovandosi a dover rinviare visite specialistiche, controlli, interventi. L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 ha comportato notevoli ritardi alle attività legate alle patologie oftalmologiche, certamente non sempre patologie con emergenze, ma a livello provinciale sono state centinaia le prestazioni ambulatoriali in meno e ciò ha determinato l’allungarsi delle liste d’attesa e disagi per l’utenza“, denunciano in una nota unitaria Claudio Luchini, Ruggero Purin e Tamara Lambiase in un comunicato stampa reso noto da ANSA.

Il problema è confermato anche dai risultati di una indagine statistica nazionale, per tornare a chiudere come si ragionava inizialmente, con l’ISTAT, che ha valutato i numeri delle rinunce da parte dei cittadini alle visite specialistiche ed esami diagnostici per la difficoltà di accedere al servizio o motivi economici.

I medici di base? Lo abbiamo scritto anche in pandemia, lo abbiamo detto e ripetuto in ogni dove: chi ha una grande operatività ha continuato a lavorare indefessamente, chi invece non è stato coinvolto è rimasto tagliato fuori. Eppure la salute è – in questo momento – un settore che deve avere le priorità su tutto, insieme alla scuola. Entrambe hanno pagato un prezzo carissimo per questo periodo di stallo. Il risultato è stato che tanti hanno rinunciato e che il livello è sceso parecchio. In sanità e anche, a dirla tutta, nella scuola.

In altri termini: paragonare la sanità locale alla media nazionale per alzarne il valore è insensato, perché è meglio essere il peggiore dei migliori, che il migliore dei peggiori. “Non siamo tutti sempre in campagna elettorale! Come si usa dire sui social.

Martina Cecco

Riguardo l'autore

martinacecco

Giornalista scientifica, scrivo per Donnissima, già direttrice di Liberalcafé.
Studentessa di Filosofia a indirizzo storico presso l'Università degli Studi di Trento.

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