L’emergenza Covid mostra i limiti della società del click

È la società del click e quindi tutto deve essere a disposizione in pochi secondi: anche la cura per il Covid. È questo il male della società moderna, una società che ormai si è abituata a ricevere tutto quello che vuole in pochi secondi. Vuoi una nuova bicicletta? Basta ordinarla su internet e in pochi giorni la puoi ricevere a casa. Fuori è freddo e vuoi mangiare a casa un piatto orientale?

Nessun problema: esiste una app che risolve subito il problema. Stessa cosa se si vuole cercare qualche spiegazione.
Se una volta una persona doveva impiegare tempo per qualsiasi cosa da fare, dall’ambito lavorativo a quello legato al tempo libero, ora internet fornisce subito una soluzione. Eppure questa società, basata unicamente sulla velocità, ma anche sulla superficialità, non sa più riflettere o capire il valore del tempo e tutti gli aspetti positivi relativi ad approfondire un determinato contesto.
La situazione più emblematica riguarda proprio l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo: si crede di poter trovare una soluzione in pochi secondi, eppure non può essere così.


Questo è un periodo in cui la società si alterna tra società dei consumi e società del click. Un caso emblematico: la chiusura dei Mercatini di Natale che rappresentano un evento certamente caratterizzato dai consumi, ma anche dal valore culturale legato al periodo dell’anno. Nessuna levata di scudi, anzi quasi nessuno si è mosso per la cancellazione di un evento che rappresenta ormai una tradizione per i paesi alpini, ma non solo. Probabilmente non sarà la stessa situazione quando verranno chiusi gli impianti sciistici: del resto il divertimento della società dei click deve essere prevenuto a tutti i costi e i mercatini non portano abbastanza divertimento e non sono un’emblema di velocità.

In questa situazione hanno gioco facile i complottisti: una società che non accetta più il concetto del tempo non può accettare che ci sia un qualcosa di superiore, non per forza divino, che possa limitare o persino bloccare la voglia di continua ricerca di velocità dell’uomo. Una ricerca della velocità che non è quella che poteva cercare Enzo Ferrari o Ferdinand Porche con le loro macchine, perché loro dopo la corsa automobilistica apprezzavano l’attesa, lo studio e quindi lo scorrere del tempo; è una società che non vuole in nessun caso fermarsi, dove l’economia nei fatti è gestita da altri e che si basa ormai solo su numeri.

Perchè la società del click è peggiore della società dei consumi: non si basa più su un prodotto fisico, ma su un qualcosa di virtuale che nei fatti non esiste e che impatta ogni qualvolta esiste qualcosa di reale che mostra i limiti di un mondo virtuale e fittizio.
Purtroppo non sarà questa emergenza a far capire all’uomo che è necessario un cambio di passo non inteso nel cercare le mode ambientaliste del mondo moderno, ma un cambio di passo rivolto a una società che presti maggiore attenzione a ciò che succede e a capire cosa sia concreto o meno dopo vent’anni di rivoluzione legato al mondo dell’informatica.

M.S.