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Salento noir – media senza freni – pensiero digitale – I fidanzati di Lecce

I parte

In anni ormai dimenticati qualche cittadino del nord Italia chiamava genericamente i meridionali  “quelli del tacco”, mettendo tutto in un unico calderone, dall’Abruzzo alla Sicilia, ma oggi sappiamo che la realtà è più complessa. Forse perché tale complessità sfugge ancora, gli articoli del Fatto Quotidiano sull’omicidio dei fidanzati di Lecce del 2020 hanno destato scalpore, ammantati com’erano di morbido sarcasmo sul torpido Salento, che coverebbe inquietudini irrisolte, sotto il velo di un sud apparentemente solare e ancora retto da solidi valori familiari, con un occhio ad Avetrana.

Molti hanno ribattuto che la cronaca nera del centro nord non è da meno. Forse gli articolisti più puntuti e caustici riguardo il meridione sono colpiti da fenomeni che prima si ritenevano appannaggio delle aree post industriali, battistrada di un’alienazione che sembra essersi estesa ormai ovunque.

Se l’Italia agli occhi di qualcuno è dunque ancora uno stivale, il Salento è “tacco” geografico, come da un omonimo canale Youtube. Le lunghe spiagge un po’ californiane si offrono al naturale, poco spalleggiate da un’offerta turistica non all’altezza della modernità. L’appellativo di “Firenze del mezzogiorno” attribuito a Lecce per l’architettura barocca della parte storica, e l’opinione di alcuni linguisti, secondo cui vi si parlerebbe l’italiano dalla pronunzia perfetta (a sua volta un po’ aspirato), hanno contribuito a creare un alone quasi mitico intorno alla zona; per i profani, le lingue locali protogreche, che hanno lottato contro la colonizzazione romana, producono un accento che viene spesso confuso con altri calabro/siculi e comunque si differenziano nettamente da quelle dell’alta Puglia, da Bari in su. Apuli e Messapi restano però legati, nell’immaginario nazionale, dalla suggestione levantina.

L’aura glam risulta accresciuta dai sussurri ricorrenti su star di Hollywood che vi avrebbero trovato habitat adatto alle loro vacanze, tra Gallipoli, Otranto e chissà quale altro anfratto nascosto in mezzo alle piane a perdita d’occhio, troppo spesso in abbandono rispetto a un passato di ulivi e vigneti, oggi circoscritti dalle regole europee. Girano nomi “eccellenti”: Richard Gere, Angelina Jolie, Gérard Depardieu.

Beninteso, si tratta di terra fertile di intelletti e artisti, dal tenore Tito Schipa al luciferino Carmelo Bene alla reginetta del pop Emma Marrone; per non parlare dell’ipnotico fascino della taranta, o della sua versione sentimentale detta pizzica: musica dal ritmo lisergico, abbinata a danza, cui sono dedicate manifestazioni locali, famose ormai un po’ ovunque, con attualizzazioni hip hop.

In tale contesto in progress hanno trovato posto molti fatti di cronaca nera, nei decenni. Ricordiamo l’omicidio del “mago di Galatina”, nel 1989, l’infanticidio con stupro del piccolo Daniele Gravili nel1992, la scomparsa di Roberta Martucci nel 1999; o ancora il duplice omicidio di Paola Rizzello e della figlioletta Angelica, nel 1991, a opera di soggetti appartenenti alla Sacra Corona Unita, che infesterebbe ancora oggi il tessuto sociale salentino. Di recente è stata archiviato il procedimento per una possibile complicità nell’ l’omicidio dell’adolescente Noemi Durini, uccisa nel 2017 a Specchia, condannato il “fidanzatino”: una vicenda tra coetanei difficili, forse non del tutto chiarita.

Si salta ai nostri giorni, direttamente al dopo lockdown. Pochi avrebbero pensato a un crescendo di delitti e scomparse, in epoca di controlli a tappeto e dispositivi digitali che tutto colgono, ma il noir non si è arrestato, anzi, nemmeno in quell’estremo lembo d’Italia.

LECCE, 06 DIC 2022 – Sono stati condannati all’ergastolo Paulin Mecaj e Andrea Capone per l’omicidio del 69enne Giovanni Caramuscio, l’ex direttore di banca ucciso con due colpi di pistola la sera del 16 luglio 2021 a Lequile (Lecce) mentre stava prelevando denaro da uno sportello bancomat in compagnia di sua moglie. ANSA

TGcom.24 A Castri (Lecce), tre persone sono state arrestate dai carabinieri per l’omicidio di un falegname 75enne, Donato Montinaro, trovato senza vita, imbavagliato e con segni di percosse, nella sua abitazione, l’11 giugno 2022.

Si sta tuttora indagando sulle dinamiche dell’uccisione, nel giugno 2022, di Donatella Miccoli, a Novoli, da parte del marito Matteo Verdesca, che si sarebbe suicidato subito dopo dandosi fuoco. La coppia, che non aveva manifestato in precedenza particolari dissapori, aveva due bambini.

Recentissimo, novembre 2022, è l’omicidio di Santa Romano, una cinquantanovenne single di Botrugno, probabilmente strangolata, vicenda ancora avvolta nel mistero.

Né mancherebbero situazioni “in trasferta”. Sempre nel 2022, dicembre, vengono assassinati due ragazzi italiani in Germania, Christian e Sandra, forse non legati sentimentalmente ma molto amici; sospettato è lo zio di lei, salentino come la nipote.

Tra i molti, infine, un duplice delitto ha particolarmente colpito l’opinione pubblica, anche per l’enorme risonanza mediatica: quello in cui hanno perso la vita i fidanzati Eleonora Manta e Daniele De Santis, trentenni o poco più.

Lei da poco funzionaria INPS, lui amministratore di condomini e arbitro di calcio in carriera, da poco convivevano in un appartamento di via Montello, vicino alla stazione, non troppo lontano dal centro storico bomboniera di Lecce, città di dimensioni contenute. Sono uscite alcune fotografie scattate, dicono, un’ora prima della tragedia da Daniele ed Eleonora, con l’orologio da parete in bella vista

Il 21 settembre 2020 la coppia stava cenando, al momento dell’irruzione di un uomo ” vestito di nero”. Gli articoli, nel riportare gli eventi, spaziano nei racconti e non sempre si rinviene unità nella trama, ma questa non è una novità. La dissonanza più rimarchevole riguarda la premeditazione o l’impeto e ancora non si concorda. Oppure l’aspetto dell’assalitore, per esempio:

I testimoni hanno visto una sagoma nera, vestito con una tuta da motociclista” Today.it, 23 settembre 2020

Qualcuno parla di collant calzato sul viso, alla maniera delle vecchie bande di rapinatori. Today.it del 30 settembre 2020 riporta il Corriere della Sera che avrebbe scritto “…Indossava una calza di nylon sulla quale aveva disegnato con un pennarello nero gli occhi e la bocca..”.

Spesso, nel trattare la vicenda, si nota che le testate non sembrano prendersi la responsabilità degli articoli, riportando altri e scaricando l’onere della divulgazione.

Cosa sia accaduto davvero, nessuno può dirlo con certezza. Dalle ricostruzioni  apprendiamo che si è introdotto in casa l’attuale condannato, il ventunenne praticante infermiere Antonio De Marco, originario di Casarano nella provincia leccese, in possesso delle chiavi dell’appartamento per aver abitato in una camera affittata da Daniele, tempo prima. Con un coltello, mai ritrovato, il giovane avrebbe inferto decine di colpi a lui e a lei: i resoconti variano sia sul numero che sulla ripartizione e la cronologia dei fendenti. Inutile si sarebbe rivelato il tentativo di fuga dei due, ritrovati tra le scale e il pianerottolo.

Dal giorno del delitto a quello dell’arresto, il 29 del mese, le supposizioni si sprecano, come si può notare nelle trasmissioni dedicate. “Chi l’ha visto” si accaparra una scorribanda nel vicino paese di Aradeo, a caccia di un tale edicolante Andrea, nome che la povera Eleonora sarebbe riuscita a pronunciare durante l’assalto, a detta di un vicino – ma altri sostengono che a gridarlo fu Daniele. Secondo alcuni si sarebbe udito “Andrea no!”. “Andrea basta!” o “Andrea smettila!”.

Cinzia Tani, in RAI, avanza dubbi sul killer unico. Le vittime erano giovani e toniche, lui pure uno sportivo in attività; e pur sempre due contro uno, anche tenendo conto dell’effetto sorpresa, mentre De Marco figura alquanto macilento.

Poi arriva la cattura.

Vediamo come ne trattava proprio Il Fatto Quotidiano, il 30 settembre, dopo l’arresto del reo confesso:

“… ha mollato sulla scena del crimine diversi oggetti con il suo DNA, come la mascherina  nera, il frammento di guanto in lattice, la guaina del coltello e le fascette serracavo in cortile e dentro la casa di via Montello 2, quella che Antonio De Marco aveva abitato a novembre dello scorso anno e dove sarebbe voluto tornare perché era comoda, con quella fermata dell’autobus vicina…. tra le 20.46 e le 20.54 di lunedì 21 settembre… 60 coltellate al cuore, ai polmoni, allo stomaco… 5 bigliettini “manoscritti, ripiegati, di cui uno riportante tracce ematiche” ritrovati nel piazzale davanti al condominio… Dentro quei foglietti di carta era descritto con inquietante meticolosità” il “cronoprogramma dei lavori: “Pulizia… acqua bollente… candeggina… soda… ecc”. Oltre alla mappa con il percorso da seguire per evitare le telecamere…Alle 20.35, una telecamera di via Veneto immortala un ragazzo – che i carabinieri ritengono essere De Marco – con una mascherina nera verosimilmente corrispondente” a quella ritrovata nell’appartamento. Lo stesso soggetto inquadrato undici minuti prima del delitto viene ripreso da un’altra telecamera alle 21.09 in via Fleming, vicino all’attuale casa dello studente sotto accusa, “sprovvisto di tale accessorio”. In un’altra inquadratura, sui jeans si vedono “evidenti macchie. Tra le 20.55e le 20.58, senza i bigliettini che avrebbero dovuto aiutarlo a orientarsi né la mascherina che doveva rendere più difficile la sua identificazione, il sospetto incrocia diverse telecamere tra via Martiri d’Otranto, ancora via Veneto, via Don Bosco e via Santa Maria dell’Idria in un percorso ritenuto “tortuoso e lungo, seguito forse per “sfuggire” all’impianto di videosorveglianza installato tra via Diaz e viale Rudiae. Uno degli ultimi tasselli è arrivato dallo smartphone di De Santis: i carabinieri lo hanno ‘sfogliato’ alla ricerca dei contatti degli ospiti a cui erano state affittate le stanze della casa di via Montello 2. L’arbitro aveva l’abitudine di memorizzarli con l’annotazione “Montello” accanto al loro nome. Sono tutte state considerate persone di interesse investigativo perché “potevano essere ancora in possesso delle chiavi dell’appartamento e comunque essere soggetti ben conosciuti dalle vittime”. Tra i 165 contatti salvati in questo modo, ecco anche “Ragazzoinfermiere”, ovvero De Marco. Quando il 24 settembre, ricostruiscono gli inquirenti nel decreto di fermo, il Reparto indagini telematiche del Ros ha estratto i dati, la foto profilo “era visibile”. Nei giorni successivi, invece, non lo era più: “Verosimilmente – annotano i pm – a seguito dell’eliminazione della stessa dal proprio dispositivo per non essere identificato e rintracciato”. Ci è riuscito per altri quattro giorni, durante i quali ha continuato la sua vita e partecipato anche a una festa di compleanno. Poi lunedì all’ora del tramonto i carabinieri sono arrivati nel piazzale dell’ospedale Vito Fazzi. De Marco li ha guardati e ha chiesto: “Ma da quanto mi stavate pedinando?”.

Le coltellate qui sono sessanta e l’assalto viene ridotto a circa otto minuti. L’assassino lascia in giro diversi oggetti, ma non il coltello. Si tenga presente che non siamo lontani dalla Questura. Tutto ciò si rileva quindi già a partire dalle 20.55, mentre l’assalto sarebbe terminato alle 20.54 : pochissimo. “…un percorso ritenuto “tortuoso e lungo”.. Antonio ha allungato per eludere la sorveglianza di una telecamera, ma si sarebbe fatto riprendere da molte altre. Lungo il cammino scelto, tra chiesa Santa Maria dell’Idria/ via De Iacobis/ via Cadorna, si trova anche una famosa arrosteria cittadina, piuttosto frequentata in orario serale: se aperta (all’epoca post lockdown le aperture a volte erano sospese) il rischio di essere notato era elevato.

Ben 165 persone sarebbero transitate per quell’appartamento, tutte potenzialmente ancora in possesso delle chiavi. Daniele aveva affittato a questo ritmo frenetico? Il pensiero va alle instabili convivenze della casa dove venne ritrovata Meredith Kercher. Incidentalmente, Perugia si lega al Salento per la misteriosa scomparsa della venticinquenne Sonia Marra, originaria di Specchia nel leccese, sparita nel 2006 e mai più ritrovata.

Segue…

Carmen Gueye

Secolo Trentino