sabato, Marzo 7, 2026
HomeSportSinner ha vinto Wimbledon. L’Italia, invece, era da un’altra parte.

Sinner ha vinto Wimbledon. L’Italia, invece, era da un’altra parte.

-

C’è stato un momento, una domenica pomeriggio di luglio, in cui l’Italia avrebbe potuto fermarsi. Non per un allarme, non per un lutto, non per una tragedia. Ma per qualcosa di raro, quasi disarmante: la grazia della vittoria.
In un campo erboso di Londra, tra giacche estive e occhi puntati sul cielo, un ragazzo nato tra le montagne ha riscritto la storia.

Si chiama Jannik Sinner. Ha vinto Wimbledon. Nessun italiano, prima di lui, c’era mai riuscito.
Eppure, mentre il Centre Court applaudiva, mentre il mondo registrava e commentava, l’Italia ufficiale era assente. Come se non ci fosse nulla da celebrare. Come se la vittoria appartenesse solo al tennis, e non a una nazione intera.
Non c’era nessuna autorità in tribuna. Nessuna presenza istituzionale. Nessun volto dello Stato a rappresentarci, a stringergli la mano, a dire: “Questo è anche il nostro orgoglio”.

Si sapeva che era una finale storica. La prima che ha visto vincere un italiano a Wimbledon. Il torneo più antico del mondo, quello dei reali, del bianco obbligatorio, dei campi che profumano di tradizione e privilegio. Eppure, nonostante tutto questo, l’Italia ha preferito rimanere a casa. O forse semplicemente voltarsi altrove.

Il contrasto con la Spagna è evidente. Sul palco reale c’era il re Felipe VI, in tribuna, a tifare Alcaraz. Sapeva che avrebbe potuto anche perdere. Ma era lì. A prescindere. Perché un capo di Stato, o anche solo un uomo delle istituzioni, non rappresenta la vittoria. Rappresenta il gesto. E la presenza. Anche nella sconfitta.

Alcaraz, a fine partita, ha voluto sottolinearlo: “Grazie Maestà per essere venuto, anche se avrei potuto non farcela”. Come a dire: essere rappresentati conta. Sempre. Conta anche quando si perde. E ancor più quando si vince.

Noi abbiamo lasciato che Jannik Sinner, ragazzo gentile dell’Alto Adige, alzasse da solo quel trofeo assieme alla sua famiglia e allo staff che lo ha accompagnato. Che stringesse la coppa da solo. Che ricevesse gli onori di Wimbledon da solo.
E che, da solo, si ricordasse che è italiano. E lo dicesse al mondo smentendo anche tutti coloro che ricordano l’annosa vicenda delle sue origini sudtirolesi. Del resto non ci esimiamo dal tifare simboli dell’Italia anche se non rappresentati da italiani.

Eppure basterebbe un attimo di memoria. Ricordarsi di quando le trasmissioni si interrompevano, di quando anche persino un evento come San Remo si interrompeva per eventi sportivi che davano lustro al nostro Paese. E il tutto si riduce a un post sui social network, semmai scritto da qualche collaboratore che forse manco conosce le regole del tennis.

giorgiocegnolli
giorgiocegnolli
Spirito polemico e indipendente, non cerca consensi facili né amicizie di circostanza. La politica resta la sua più grande passione.

Articoli simili

Stay Connected

17,483FansMi piace
10,611FollowerSegui
spot_img

Ultimi articoli