martedì, Febbraio 10, 2026
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Meta AI arriva su WhatsApp senza chiedere permesso. L’AGCM apre un’indagine

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Immaginate di aprire WhatsApp una mattina e trovarvi, senza averlo mai chiesto, un nuovo assistente virtuale che sbuca nella barra di ricerca, pronto a suggerirvi risposte, leggervi tra le righe e magari — col tempo — conoscervi meglio dei vostri amici più stretti. Fantascienza? No, è Meta AI, l’ultima creatura del colosso tecnologico guidato da Mark Zuckerberg, piombata sugli smartphone di milioni di italiani senza preavviso né consenso.

Una mossa che non è passata inosservata all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha annunciato l’apertura di un procedimento nei confronti di Meta Platforms Inc. e delle sue controllate. L’ipotesi è pesante: abuso di posizione dominante. L’IA che nessuno ha chiesto Secondo l’AGCM, l’integrazione forzata di Meta AI all’interno di WhatsApp — un’app usata quotidianamente da oltre l’80% della popolazione italiana — potrebbe alterare il mercato delle intelligenze artificiali, dando a Meta un vantaggio sleale su concorrenti che, diversamente, devono farsi strada con la qualità e la fiducia degli utenti.

Non solo: si teme che milioni di persone finiranno per usare Meta AI non perché lo desiderano davvero, ma perché se lo trovano già lì, in prima fila, pronto all’uso. «Gli utenti potrebbero restare “bloccati” o funzionalmente dipendenti da Meta AI — avverte l’Autorità — anche perché il servizio, accumulando dati nel tempo, offrirebbe risposte sempre più personalizzate». Un algoritmo onnivoro La vera posta in gioco, però, va oltre la concorrenza. Si tratta del nostro rapporto con i dati personali, le emozioni, le abitudini, persino i pensieri impliciti.

Meta AI, connesso a un’app di messaggistica, è potenzialmente in grado di raccogliere, elaborare e sfruttare informazioni di enorme valore umano e commerciale, spesso senza che ce ne accorgiamo. Un rischio che Federconsumatori non esita a definire “sistemico”. «Integrare un sistema di intelligenza artificiale senza consenso in un’app tanto diffusa è una forzatura pericolosa», dichiara Michele Carrus, presidente dell’associazione. «Non si tratta solo di una questione commerciale, ma di libertà, pluralismo tecnologico e dignità informativa. L’IA può essere uno strumento potente, ma non può trasformarsi in un cavallo di Troia per il controllo di massa».

Non un passo indietro, ma uno avanti Federconsumatori, che da tempo promuove campagne di alfabetizzazione digitale e tutela della privacy, esprime soddisfazione per l’apertura dell’istruttoria e chiede regole più stringenti per evitare che il mercato delle tecnologie venga modellato da pochi giganti a scapito dei diritti collettivi. «Il futuro digitale ha bisogno di scelte consapevoli, non di automatismi calati dall’alto», prosegue Carrus.

«Sosteniamo l’intervento dell’AGCM e continueremo a vigilare perché l’innovazione non diventi un alibi per nuovi monopoli o nuove forme di sorveglianza». Cosa può accadere ora? Meta avrà tempo per difendersi, ma se le accuse dovessero reggere, potrebbero scattare sanzioni.

L’AGCM potrebbe inoltre ordinare la rimozione dell’integrazione forzata o l’introduzione di un meccanismo di opt-in esplicito, a garanzia della libera scelta. Nel frattempo, Federconsumatori invita gli utenti a verificare le impostazioni di privacy, segnalare eventuali anomalie e pretendere trasparenza. Perché, in fondo, il vero potere di un algoritmo è quello che noi decidiamo di concedergli.

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